Storia del bagno dall’800 fino ai nostri giorni 5°parte

Storia del bagno dall’800 fino ai nostri giorni 5°parte

Tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, i più bisognosi dovevano ancora essere convinti dei benefici che i bagni regolari apportavano alla salute, le donne volevano essere certe che i locali per farli erano tranquilli e rispettabili. In generale, la gente non faceva a gara per creare nuove strutture per fare il bagno, ma dove c’erano, la loro popolarità  andava aumentando.

L’idea di fare il bagno doveva essere impiantata nelle menti più giovani, cosi, consigli scolastici, insegnanti e rettori, hanno iniziato una campagna per la costruzione di docce nelle scuole, insegnavano a bambini e adolescenti l’importanza di farse il bagno e inculcavano in loro l’abitudine di farlo. A Londra per esempio, divenne un’istituzione della classe operaia, almeno fino agli anni 30 del 900, andare a farsi il bagno ogni venerdì sera.

I bagni pubblici però non riuscirono ad avere il successo che avevano avuto in passato, essi mancavano dello spirito di condivisione e di cameratismo, ricordiamo che il bagno era sempre stato concepito non tanto come un luogo dove andare a lavarsi, bensì, come un posto dove condividere un momento con familiari e amici, e non stupisce che ora con i ritmi vertiginosi prodotti dalla rivoluzione industriale, non ci sia più tempo ne voglia di socializzare in questo modo, cosi, la gente, preferirà la comodità  di farsi il bagno a casa, in privato e con tutte le comodità . Un altro fattore che ha favorito la predilezione per il bagno fatto in casa sono proprio le innovazioni nei sistemi idraulici, con lo scaldatore e le tubazioni che portavano direttamente l’acqua fredda e calda alla vasca, evitando tutta la fatica di riscaldare e portare a mano l’acqua come in passato.

Se alla fine nell’800, la stanza da bagno era una camera da letto adattata a tale scopo, alla fine del secolo, le nuove case vengono progettate con il bagno, ma sempre con un area eccessiva; fu solo all’inizio del 900, che il bagno finalmente raggiunse le sue dimensioni odierne, la vasca era singola, il che presupponeva un bagno più intimo e privato che, una volta superata la paura di vedere il proprio corpo, favori il fare il bagno in completa nudità .

Ora la questione era come farsi il bagno, sono stati pubblicati tanti libri che insegnavano questa materia, la prima cosa da decidere era se il bagno andava fatto con acqua fredda o calda, il primo, sconsigliato per i più piccoli, gli anziani e i malati, poteva durare al massimo10 minuti e doveva essere fatto subito dopo aver bevuto un bel bicchiere di latte caldo; quello con acqua calda, doveva durare almeno 15 minuti ma si poteva prolungare anche per mezz’ora giacche aveva delle proprietà  rilassanti e sedative.  L’alternativa alla vasca era la doccia, e mentre la prima si privilegiava per il bagno completo una volta a settimana, il secondo era più spesso utilizzato.

Bagno modello 1908

Nella società  dei consumi, un posto particolare fu dato ai prodotti da toletta, primo tra tutti, il sapone, che dal trionfo della teoria dei germi a inizio del XX secolo, fino alla scoperta degli antibiotici negli anni 30 e 40, fu l’unico mezzo insieme all’acqua di combattere i microbi evitando malattie. Con l’aiuto della crescente industria della pubblicità , cominciarono a emergere nuove marche di sapone che promovevano i loro prodotti su riviste e giornali, dichiarando che il loro sapone rendeva le donne più giovani, belle e profumate.

Il pesante lavoro in fabbriche e uffici resse, soprattutto alle donne, più consapevoli dello sgradevole odore del proprio corpo dopo la lunga giornata e negli anni 20, la gente finalmente  inizia a guadagnare abbastanza da potersi permettere tutti questi prodotti che li proteggono del cattivo odore perché infatti, da quando nella seconda metà  del 700, si inizia a capire l’importanza del bagno, fino al XX secolo, era cominciata una lenta identificazione della povertà  e successivamente del lavoratore con il cattivo odore insieme alla conseguente discriminazione.

Vestaglia 1870 (www.abiti antichi.it)

Un altro prodotto di toletta, nato insieme all’abitudine di fare il bagno, fu l’accappatoio, indumento derivante della vestaglia.  La storia risale all’800, quando l’industrializzazione porto un maggiore benessere con la conseguente disponibilità  d’acquisto per alcuni ceti sociali che per distinguersi da quelli più in basso, stabilirono un’etichetta nelle consuetudini vestimentarie.  Tale etichetta prevedeva che ogni signora doveva cambiarsi d’abito diverse volte al giorno, a seconda dell’ora e delle attività , cosi, troviamo abiti da mattino, sera, pomeriggio, da visita, la camicia da notte e la vestaglia.  Quest’ultima nella concezione moderna del termine, non era stata molto utilizzata in passato, ma ora che l’etichetta l’imponeva, divenne un indumento alla moda; essa era lunga fino a terra, spesso aveva anche lo strascico, chiusa sul davanti da una lunga fila di bottoni o passamanerie e decorata con trine e nastri.

George Hendrik Breitner donna in kimono della fine dell'800

Negli anni 80 dell’800, con l’apertura del Giappone al commercio internazionale, arrivò il giapponismo, ovvero una corrente d’ispirazione nettamente giapponese che destò l’interesse degli occidentali comportando una forte influenza nell’arte, nella cultura e nell’abbigliamento. Uno degli elementi caratteristici della cultura giapponese, presso in prestito dagli occidentali fu il kimono, spesso indossato come vestaglia da casa, e fu da questo connubio tra il kimono (molto più semplice e chiuso in vita da una cintura) e la vestaglia, che una volta fare il bagno divenne la norma, nacque l’accappatoio.

Cosi conclude la nostra storia del bagno dopo un lunghissimo percorso attraverso i secoli dove a seconda delle credenze, concezioni e avanzi scientifici si aveva una propria concezione sull’acqua, dai floridi periodi antichi in cui fare il bagno era un’occasione per rilassarsi e socializzare al rinascimento in cui la paura dell’acqua era tale da ridurre il suo utilizzo al minimo, fino al 700 dove progressivamente si vede un suo ritorno non più come un momento da condividere con altri ma un momento più intimo di igiene o di cura del proprio corpo.

Ana Muraca

 

Bibliografia:

- Lawrence Wright, “Civiltà  in bagno”, Garzanti, 1961, Italia.

- Katherine Ashenburg, “The Dirt on Clean: An Unsanitized History”, Knopf,  2007, Canada.

- Emma E. Walker, “Beauty through hygiene”,  A.S. Barnes, 1904,New York.

- AA. VV., La moda; Taschen, 2005.

Vedi anche :

La storia del bagno, Bagni Romani 1° parte

La storia del bagni, Il Medioevo 2° parte

La storia del bagno, dal Rinascimento al 700 3° parte

La storia del bagno 2° 1/2 del 700 fino all’800, 4° parte

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