I Maya, tecnologia tessile e abbigliamento maschile (seconda parte)

I Maya, tecnologia tessile e abbigliamento maschile (seconda parte)

L’abbigliamento Maya

Basandosi nelle rappresentazioni umane dell’arte Maya, è possibile affermare che i tessuti impiegati nel loro abbigliamento, servivano per distinguere le classi sociali, il genere e il ruolo politico degli individui raffigurati.  I contrasti nelle qualità  dei capi d’abbigliamento utilizzati, le forme e le decorazioni, distinguevano il governante e i membri della sua famiglia dai loro subordinati.

Dovuto alla difficoltà climatica del territorio Maya, le condizioni di conservazione di qualsiasi tipo di materia organica, sono molto sfavorevoli.  Le fibre tessili, la pelle, le piume e le cortecce vegetali con cui erano confezionati tanto l’abbigliamento quotidiano quanto quello suntuario, si distruggono facilmente grazie all’effetto del caldo e dell’umidità .

Questi pezzi di stoffa, sono uno dei pochissimi frammenti tessili rinvenuti fino a noi; proviene da una tomba nell'isola di Jaina del periodo Classico. Si possono ancora vedere i colori simili a quelli dei murales Maya

I loro capi d’abbigliamento, oltre che di pelle, cortecce e piume, erano realizzati tramite stoffe di cottone, di sisal (fibra di una varietà  di agave) o di ixtli (fibra di una varietà  di aloe) che loro tessevano in quello che è conosciuto in tutta Mesoamerica come “telaio di cintura” che produceva strisce di tessuto relativamente strette e non molto lunghe (0.75 x 2.5 mt).  I capi erano elaborati senza tagliare la stoffa dato che questi prendevano la forma del corpo quando venivano indossati.  Secondo l’analisi di alcuni frammenti tessili, si è arrivato alla conclusione che spesso usavano tingere non le stoffe ma i filati ancor prima di tesserli.

Statuetta proveniente dell'isola di Jaina che raffigura una tessitrice; da notare la solennità della postura della donna, i suoi gioielli e l'uccello poggiato sul suo telaio.

Per decorare il loro tessuti, i Maya usavano una gran varietà  di motivi e tecniche come gli stampati, imbastiti, sfrangiati e il ricamo fatto con un filo di cottone di diversi colori e con piume.

La ricchezza e la varietà  cromatica dell’abbigliamento è stata preso i Maya, una espressione materiale di potere e gerarchia.  La varietà  dei colori che impiegavano, davano grande pregio alle loro stoffe; avevano imparato a estrarre le tinture dalle cose che trovavano intorno, per esempio: lo scarlatto proveniva dalla grana, il blu dall’indaco, la porpora da un piccolo mollusco proveniente dalla Costa del Pacifico.

I Maya svilupparono una gran arte piumaria, con esse realizzavano preziosi manti, acconciature, orecchini, copricapi, pennacchi, ventagli e insegne ed stendardi. Le piume venivano composte e intessute insieme con una tecnica consistente nel congiungere tra loro migliaia di piume o frammenti di esse con un filo sottilissimo, oppure di far sostenere il tessuto cosi ottenuto da esili armature di legno. Erano talmente importanti le piume di alcuni uccelli da essere tramandate da padre a figlio come bene prezioso.

Questo disegno rappresenta il commercio degli indigeni Messicani poco dopo la conquista. Disegno di Bernardino di Sahagun nella "Historia Universal de las cosas de Nueva Espana", esemplare posseduto dalla Biblioteca Umanistica dell'Università di Firenze, diritti riservati.

Abbigliamento maschile:

L’abbigliamento maschile era composto da: un perizoma chiamato maxtate o ex, si trattava di un pezzo di tessuto che si arrotolava diverse volte intorno alla vita, poi si passava tra le gambe e finalmente veniva annodato in diverse maniere; una faldilla, ovvero una stoffa quadrata piegata diagonalmente che veniva annodata in vita coprendo i fianchi, sostenuta da una fascia imbottita che formava una sorta di cintura; un mantello o cappa chiamato tilmatli, della forma rettangolare, che veniva fermato dietro la nuca e che ricopriva la schiena o il davanti del corpo; c’era anche il xicolli che era un gippone corto che arrivava fino alla vita, esse era usato chiuso o annodato sul davanti e poteva essere fatto oltre che di cottone, di pelle di giaguaro.

Le figure della b. alla h., sono disegni di alcuni dei modi in cui i Maya indossano il maxtate. La figura a. testimonia la presenza dell'uso, forse poco frequente di legare un filo di cotone alla punta del pene tirandolo verso l'alto e lasciando i testicoli liberi. Disegni di Linda Schele.

L’abbigliamento maschile prevedeva che la cintola e i genitali fossero coperti, in alcuni casi si usavano mantelli e indumenti che coprivano il petto, insieme a collane e pettorali che segnalavano la posizione gerarchica dell’individuo o l’evento specifico.

Cappa corta a doppio rango, con piccoli disegni che ricordano la pelle del giaguaro. Disegno di John Montgomery.

 

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