Quest’anno è la ricorrenza dei 100 anni della nascita di uno degli stilisti fondatori dell’Haute-couture in Italia. Il suo stile austero ed essenziale ma impeccabilmente elegante, lo portò al successo come esponente dell’alta moda italiana, stiamo parlando di Vincenzo Ferdinandi.

Nato a Newark (Stati Uniti) il 29 novembre 1920 da una famiglia italiana trasferitasi negli Stati Uniti agli inizi del ‘900; a metà degli anni ’40 torna in patria per affinare il suo stile e consolidare le sue capacità nella sartoria di famiglia di via del Babuino a Roma, per poi trascorrere un breve periodo presso l’atelier di Fernanda Gattinoni, dove viene apprezzato per il suo estro creativo.

Nel 1949 è a Parigi chiamato direttamente da Christian Dior per una collaborazione stilistica; tornato in Italia e, forte dell’esperienza parigina, apre un atelier di Alta Moda in via Veneto, cuore pulsante della Dolce Vita da cui Federico Fellini trasse ispirazione per il suo celebre film.

Con Zoe Fontana nel 1953

Deve la notorietà grazie al taglio impeccabile dei suoi tailleurs, oltre che ad una rigorosa conoscenza sartoriale ereditata dalla tradizione familiare maturata sin dai tempi del Regno delle Due Sicilie presso la Corte Reale dei Borbone, ai quali – i suoi avi – avevano dedicato una  nuance particolarmente apprezzata dai reali, definita per questo “Rosso Borbonico”.

Il suo stile è asciutto e rigoroso, privo di quei fronzoli tanto amati invece dall’amico e collega Emilio Schuberth, con cui condivise un giovanissimo apprendista; quel Valentino Garavani – appena giunto a Roma da Parigi – che subito dopo spiccherà il volo nell’Olimpo dei grandi couturier.
Ferdinandi amava la sobrietà, era abile nel taglio e come ultimo atto di scaramanzia, cuciva da  sé, l’ultimo bottone della sua creazione. I suoi tailleur avevano una  vita sottile, spalle prive di cuciture, erano comodi da indossare ma sempre eleganti, tanto da meritarsi l’appellativo coniato per lui da Vogue USA di “A Star Tailor”.
Vestì negli anni molte attrici e celebrità, tra le quali: Ingrid Bergman, Sandra Dee, Rhonda Fleming, Virna Lisi, Anna Magnani, Gina Lollobrigida, Lucia Bosè, Elsa Martinelli, Marta Marzotto, Ljuba Rizzoli e May Britt (moglie di Sammy Davis jr.).
Jennifer Jones indossò un suo tailleur nel film “Stazione Termini” diretto da Vittorio De Sica. “Rimasi incantato dal suo portamento” ricorda Ferdinandi, “Jennifer mi disse che voleva un tailleur che la facesse sentire a proprio agio durante le riprese del film, ma ne aveva già uno di Dior che gli aveva fornito la produzione. Sottolineò che avrebbe però tranquillamente scelto il mio se le fosse piaciuto di più. E così fece. Con quel film Dior vinse l’Oscar per il miglior costume e – da vero gentiluomo – mi confidò: Vincenzo, a bòn retour…”.
Nel 1951 è a Londra a siglare un contratto per il mercato inglese con la Clark & Morland Ltd, creando una collezione di stravaganti calzature, elemento accessorio cui il giovane sarto crede fermamente.
Il 22 luglio 1952, a Firenze, è fra gli stilisti invitati dal nobile fiorentino Giovanni Battista Giorgini, per la prima storica sfilata nella Sala Bianca a Palazzo Pitti, che contribuì alla nascita e alla legittimità di una Moda Italiana contrapposta all’allora ben più blasonata Moda Francese, dando il via a quel pioneristico fermento creativo ben descritto da una giovanissima Oriana Fallaci, inviata a riportarne le cronache dal settimanale Epoca.

foto: Vincenzo Ferdinandi, Elsa Martinelli con un tailleur della linea Sfinge, 1955

 

In quella sede, sfidando le convenzioni dell’epoca, Ferdinandi fa sfilare per la prima volta su di una passerella internazionale, una modella di colore; l’americana Dolores Francine Rhineey (ancor prima di Donyale Luna negli anni ’70) che gli costò non poche polemiche.
Nel 1953, assieme a Emilio Schuberth, alle Sorelle Fontana, Alberto Fabiani, Simonetta, Giovannelli-Sciarra, Eleonora Garnett e Mingolini-Gugenheim, è tra i fondatori del Sindacato Italiano Alta Moda; ente costituito per contrastare le imposizioni di Palazzo Pitti e trasferire nella capitale il centro della Moda del nostro paese. Il cocktail/conferenza stampa per la fondazione del SIAM si tenne a Roma all’Open Gate di Rudy e Consuelo Crespi e si avvalse della collaborazione di un giovanissimo Beppe Modenese che più tardi diventerà presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, diretta discendente del SIAM.
Con l’affermarsi del prèt-à-porter Ferdinandi assume una posizione sempre più defilata dal mondo dell’Alta Moda e agli inizi degli anni ’60 decide di abbandonare le passerelle pur continuando l’attività dell’atelier fino all’anno della sua scomparsa, avvenuta il 22 aprile 1990 a Roma.
Nel 2014 il museo Maxxi di Roma all’interno della mostra “Bellissima” lo annovera tra i pionieri della Moda Italiana.
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