Nella seconda metà del XIX secolo l’dea di femminilità era radicata alla concezione che la donna doveva indossare corsetti strettissimi e gonne sempre più ampie, nell’aria però, si stava preparando una sorta di “rivoluzione”, c’era voglia di un lusso più discreto e sobrio.

Questo nuovo stile sciolto e senza costrizioni viene associato alla Fratellanza Preraffaelita fondata da Dante Gabriel Rossetti che traeva ispirazione dagli artisti antecedenti Raffaello e a quelli Rinascimentali. L’ideale di bellezza era rappresentato da una fanciulla dai lunghi capelli sciolti, lucidi, carnagione chiara e sguardi pensosi. Queste muse, tra cui Jane Morris, erano vestite con abiti simili al Bliaut (una lunga tunica medievale indossata in Francia) scollati, con maniche svasate lunghe fino al pavimento e avvolti da un’alta cintura che tratteneva il drappeggio. Questo tipo di abbigliamento, indossato nei circoli letterari e artistici fu molto popolare negli anni ottanta dell’800 anche grazie al Movimento Arts and Crafts guidato da William Morris.

Cucendo la bandiera di Edmund Blair Leighton

Il movimento si occupava di artigianato, architettura e tessitura, soprattutto quella realizzata con telai a mano e la xilografia. Gli abiti estetici erano espressione del movimento omonimo, che si batteva per la difesa dei diritti degli animali, contestando l’uso di piume di uccelli nei cappelli e un eccessivo uso della macchina da cucire che rappresentava un prodotto della rivoluzione industriale.

 

Collezione di Emilie Flöge VIENNA

Spesso gli abiti estetici erano decorati con girasoli o narcisi, ed erano ricamati a mano libera a punto smock. Gli Estetici preferivano i colori ottenuti dalle tinte vegetali, come il salmone, verde salvia, terracotta e oro, ma anche i colori sbiaditi, antichi, dal gusto vagamente esotico come poteva essere il blu pavone.

 

Metz & Co., Netherlandish (Amsterdam), c. 1910.

Abito disegnato dall’architetto Henry van de Velde

L’abito estetico era una protesta contro le costrizioni di corsetti e crinoline; i moralisti urlavano allo scandalo, le donne che non indossavano il corsetto erano considerate moralmente inadeguate e bohemien. Anche l’arte giapponese influenzò il movimento soprattutto con le opere tessili e pittoriche esposte all’Esposizione Internazionale di Londra del 1862. Il paese del Sol Levante era uscito dal suo isolamento culturale ed economico aprendosi al commercio occidentale. L’Orientalismo influenzò la moda, che si ispirò ai kimoni giapponesi.

 

Nel 1875 a Londra un giovane di nome Arthur Lasenby Liberty che lavorava nei grandi magazzini in Regent Street da Farmer’s and Roger’s; dopo che i suoi datori di lavoro rifiutarono di farlo socio, egli aprì nel 1875 autonomamente un suo negozio, il Liberty & Co . Arthur Liberty era un grande appassionato di tutto ciò che era orientale, dalle sete morbide agli oggetti antichi. Lo stile di Liberty & Co era riconoscibile: dai pigiami provenienti dall’India, ai cappotti ricamati cinesi o giapponesi. I cataloghi del magazzino offrivano lunghi abiti da tè in velluto adatti alla vita moderna, con nomi appropriati, come “Jacqueline” o “Josephine” . Accanto all’abbigliamento per signore c’era anche quello per bambini, caratterizzato dal ricamo a punto smock. Gli abiti estetici avevano un aspetto confortevole e aggraziato, indubbiamente più sano delle vesti con corsetti e crinoline.

 

Liberty & Co, 1890 – 1905. Foto da: augusta-auction.com

Walking Suit, ca. 1906-07 Liberty & Co. via Gemeentemuseum Den Haag

1893 and 1897 by Liberty & Co. of London. Foto da: http://yeoldefashion.tumblr.com

Quando il gusto raffinatissimo fu assimilato nel vestire quotidiano, la popolazione comune iniziò a conoscere ciò che prima era riservato a una ristretta minoranza.

 

Francesca Galassini

Bibliografia:

https://en.wikipedia.org/wiki/Artistic_Dress_movement

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