Considerato il probabile inventore della minigonna e antesignano dello Space Age, André Courrèges è stato uno stilista ultramoderno che rivoluzionò i Sixties con le sue creazioni definite da alcuni “automobilistiche” per l’idea di scatto e velocità che emanavano.  Fu apprezzato da grandi personalità come Gianni e Marella Agnelli, sua grande estimatrice che lo apprezzò per l’audacia delle sue creazioni, ma anche per la geometria di certe silhouette bianche.

André Courrèges nacque a Pau, cittadina dei  paesi Baschi nel 1923; dopo gli studi in ingegneria civile diventò progettista di calzature e abbigliamento maschile presso un sarto locale, coltivando allo stesso tempo hobby come il rugby e l’alpinismo. Dal 1941 al 1945 divenne pilota di aerei da guerra, partecipando attivamente alla seconda guerra mondiale; dopo il conflitto si stabilì a Parigi dove lavorò per un breve periodo dal designer Jeanne Lafaurie.

1963-67, The Met

1963-67, The Met

Nel 1950 divenne apprendista tagliatore da Cristobal Balenciaga, che lui ha sempre considerato suo mentore e maestro e dove imparò la perfezione del taglio. Nel 1961 fonda la sua maison a Parigi in Avenue Kleber ed è da qui che comincia il suo salto nel futuro, prendendo in mano le sue forbici e rendendo magici gli abiti a trapezio che parevano disegnati con squadra e compasso. Una silhouette geometrica e ulta corta che prevedeva minigonne (forse le più corte di Parigi) in colori freddi come il bianco ghiaccio, il rosa o in tinte accese come l’arancio e il verde lime. La sua prima collezione fu un successo immediato e conquistò donne all’avanguardia come Jane Holzer e Françoise Hardy (che nel film di Godard Il Maschio E La Femmina del 1966 indossa un suo completo).

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Diana Ross indossando André Courrèges, 1966. Foto:http://rocketlulu.typepad.com

Egli divenne il re della moda di Parigi quando presentò la “Moon Girl Collection”: miniabiti svasati con oblò in plastica e caschi da astronauta. Ma ancora più rivoluzionari erano gli stivaletti bianchi in vitello e tacco basso chiamati Go Go Boots che ebbero un tale successo da passare rapidamente dalla passerella alla strada.  Nel 1965 Courrèges riorganizzò la sua maison e fondò tre etichette: Prototype, la divisione couture, Couture Future il pronto moda e Hyperbole una linea pronta da indossare; L’atelier si trasferì in Avenue Francois 1e la rivista British Vogue decretò il 1965 l’anno di Courrèges perché la sua moda “rispecchiava il mito del futuro e la conquista dello spazio”.

 

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1964, Foto: http://www.thelovemagazine.co.uk

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Go Go Boots

Dopo due anni decide di sposarsi con un allieva di Balenciaga: Coqueline Barriere, divenuta in seguito sua musa e assistente. Durante questo periodo inizia a sperimentare con le trasparenze e le paillettes creando un abito vedo-non vedo in pura organza con margherite piatte applicate, segno distintivo della maison Courrèges e un completo top e pantaloni trasparenti con fiori in vinile come patches nei punti strategici. L’abito in tessuto “Chiffonnil”è conservato al Victoria And Albert Museum.

1967

1967

Le sue collezioni fecero gridare allo scandalo perché rispecchiavano lo stile della donna “bambina”con baby coats, minishorts, cuffie legate sotto al mento e calzettoni; lui rispose che la sua moda ringiovaniva le signore senza farle ricorrere al bisturi. Nel ’68 i titoli dei giornali erano suoi, la collezione Space Age, dal design futuristico mai visto conquistò tutti: abiti a trapezio, reggiseni in metallo argentato, tessuti in vinile, cagoules e i Lunettes Eskimo, occhiali in plastica bianca con lenti enormi tagliati da una fessura per osservare meglio il nuovo mondo. In quell’epoca era il designer più copiato e il mercato fu invaso da gonne in plastica, caschi e stivaletti bianchi.

1968, Foto: The Met

1968, Foto: The Met

Lunettes Courrèges © Richard Avedon

Lunettes Courrèges © Richard Avedon

Nel 1969 le sue creazioni furono fortemente influenzate dall’Egitto, in una famosa collezione infatti suggerì il look egiziano e produsse strane figure come quella parzialmente coperta di fasce di lustrini ispirata alle bende che avvolgevano le mummie e fece indossare alle modelle parrucche metalliche dal taglio geometrico. Anche i défilé erano insoliti e all’avanguardia: non più passerelle per un gruppo di selezionati clienti, ma filmati girati nei luoghi più importanti di Parigi. Le modelle uscivano dagli armadi assumendo pose plastiche come sculture.

 

From the Paris Collections of Andre Courrèges, photo by Bert Stern, Vogue, 1967

From the Paris Collections of Andre Courrèges, photo by Bert Stern, Vogue, 1967

“Nel gennaio 1964-scrive Caroline Evans- i giornalisti che partecipavano al salon di Courréges rimasero attoniti nel trovare una stanza moderna con bianche pareti di vinile e scatole bianche su cui sedersi. Suonava una musica forte e quando lo show ebbe inizio uscirono fuori ragazze giganti con stravaganti acconciature”. Egli apparteneva a un epoca futura, lunare; tutti i suoi abiti erano concepiti per permettere la facilità di movimento, quindi correre, sedersi, entrare e uscire dalle vetture. Tutte le fashioniste erano abbagliate dalla sua visione futuristica e adoravano i suoi fuseaux portati come una seconda pelle, una via di mezzo tra pantaloni e collant.

1968, The Met

1968, The Met

Il suo piccolo vestito bianco è diventato un immagine tipica degli anni ’60 e le minigonne in colori acidi in gabardine divennero molto popolari. Fu anche un rinomato costumista per il cinema, suoi infatti furono i completini in pvc e gli abiti metallici di Audrey Hepburn nel film Two For Road e i costumi de La Piscine di Jacques Deray. La sua fama e il suo potere nella moda sono durati per tutti gli anni ’60, ma nei ’70  con l’avvento della moda hippie egli si sentì fuori moda, tuttavia continuò il suo lavoro, concentrandosi sul progetto delle divise olimpioniche del 1972 e la creazioni di profumi e piccola pelletteria.

1970, Foto: The Met

1970, Foto: The Met

 

Nel 1984 si trasferisce a Tokio dove rimane per circa dieci anni, cedendo il marchio al gruppo giapponese Itokin. Courrèges fu uno dei primi designer a capire l’importanza del ready to wear e della funzionalità dell’abito. Egli stesso affermò:” Nella vita non si cammina, si corre. Si guida la macchina, si prende l’aereo. Gli abiti devono essere in grado di muoversi”.

 

Francesca Galassini

Bibliografia:

http://www.design-training.com/fashion-design/steampunk-fashion-guide.html

http://www.huffingtonpost.co.uk/william-higham/steampunk-what-thehell-is-it_b_1015192.htlm

Courrèges- Valérie Guillame, Assouline