Oggi parliamo di un’icona globale, che da quasi sessanta anni di vita è riuscita ad abbattere la frontiera linguistica, culturale, sociale, antropologica. Per questo motivo la sua figura attrae sempre più l’attenzione come fenomeno culturale e sociologico; si tratta di Barbara Millicent Roberts, meglio conosciuta come Barbie.

Ormai è diventata anche lei un simbolo dell’America, lei sexy, femminile, una vera e propria star, un’astronauta, un’atleta, un medico, una cantante, un’insegnante, una ballerina, una donna in carriera e una candidata presidenziale…Lei può fare qualunque cosa, lei è “Barbie”.

Barbie fa la sua prima apparizione in California nel 1959; il suo look rispecchia il fascino sofisticato delle dive degli anni cinquanta; da allora ha girato il mondo senza mai tradire però le sue origini californiane. Dal 1959, solo in America, milioni di ragazze hanno posseduto almeno una Barbie. Oggi Mattel rivela che nel mondo vengono vendute tre Barbie ogni secondo. Barbie, da sempre promuove una vita all’insegna del glamour portando il gioco ad un nuovo livello.

Negli anni, Barbie continua a seguire la moda adattandosi ad ogni epoca. Ma a cambiare non è solo il suo stile; intraprende una novantina di carriere ed acquisisce circa cinquanta nazionalità. Viene venduta in 150 paesi in tutto il mondo ed incanta milioni di fans di generazione in generazione sino a diventare un’icona culturale.

Barbie Fashionistas 2015

Tuttavia i genitori potrebbero scandalizzarsi per le sue origini; la bambola che ispira la creazione di Barbie è infatti assai disinvolta, è Lilli, la protagonista di un fumetto pubblicato su un giornale tedesco: “Bild – Zeitung”. E una donna che seduce gli uomini ricchi della Germania del dopoguerra. Era così popolare che una società decise di acquistare i diritti di riproduzione. Nasce così la bombola Lilli, realizzata in plastica, alta 29,5 cm, in perfetto stile tedesco: una ragazza bionda che indossa una tipica gonna bavarese, ma, la camicetta è trasparente perché lei è “Lilli”. Nelle varie scene del fumetto Lilli riceveva ed accettava con piacere i regali ed il denaro dei ricconi, in cambio di favori sessuali. Era una bambola scabrosa ed audace; non era un giocattolo, nessuno l’avrebbe acquistata per i propri bambini; era piuttosto un oggetto da collezione, da vetrina. E sta proprio qui la genialità di Ruth Handler (creatrice di Barbie), ha preso una bambola tedesca per adulti e le ha cambiato personalità, trasformandola nella tipica ragazza americana della porta accanto.

La bambola Lilli, alta circa 30 cm
Foto da: kalaydo.de

Negli anni quaranta la mecca del cinema propone con grande successo l’immagine di dive esplosive; il fascino di queste nuove eroine dello schermo non è limitato a una platea adulta ma, grazie alle immagini divulgate dai giornali e dalla pubblicità, conquista anche i sogni dei più piccoli. Barbara Handler (figlia di Ruth), preferisce giocare con le immagini di queste attrici ritagliate dalle riviste piuttosto che con le bambole di pezza. Ruth, osserva questo gioco e capisce che può esistere una nuova amica del cuore per le bambine di tutto il mondo.

L’idea di Barbie nasce così, da una semplice intuizione di Ruth Handler. Ruth è una donna intraprendente, nonostante sia madre di due figli segue suo marito in un’avventura chiamata Mattel. Elliot Handler (co-fondatore Mattel) “Stavo facendo una linea di porta ritratti e mi avanzavano dei pezzetti di legno, così li utilizzai per costruire dei mobili per bambole; è iniziato tutto da qui ed è stato un successo”. Elliot è il braccio, Ruth la mente; dicono di lei:” Aveva la capacità di vendere tutto ciò che suo marito creava”. Ruth ha un’idea per un nuovo giocattolo, una versione tridimensionale di una bambola adulta per bambine come sua figlia Barbara.

Disegni del progetto di Barbie
Foto dal sito: mistergiuseppe.it

Dall’idea di Barbie alla sua realizzazione trascorrono però alcuni anni e le dive atomiche degli anni quaranta hanno lasciato spazio alle nuove bellezze sensuali degli anni cinquanta. Durante un viaggio in Europa, nel 1956, Ruth trova Lilli. Ansiosa di tornare in California con la sua nuova scoperta, acquista una bambola e qualche accessorio. Ruth intravede una possibilità d’oro, Mattel potrebbe vendere la bambola ad un prezzo base per poi creare vestiti ed accessori da vendere separatamente. Lo straordinario senso degli affari di Ruth porta la Mattel in Giappone, dove i bassi costi di produzione consentono di vendere la Barbie a soli tre dollari. Gli accessori, hanno avuto un ruolo importante nel mondo di Barbie rappresentando una cospicua fetta delle vendite.

La Barbie, che prende il nome dalla figlia degli Handler, viene presentata alla fiera del giocattolo di New York. Moderna, libera, emancipata, indossava un costume da bagno zebrato in jersey, occhiali da sole, orecchini, coda di cavallo con frangetta riccia, capelli biondi o castani, e, ovviamente, tacchi alti. Labbra rosse a cuore, sguardo sfuggente e sopracciglia alte ad arco. Così si presenta la bambola Barbie al suo debutto, interprete perfetta del gusto e dell’eleganza degli anni cinquanta.

Foto di: http://www.mistergiuseppe.it

Nonostante tutto, però, al suo debutto molti rimasero perplessi. Elliot:” Quando mostrammo la bambola, la maggior parte dei commercianti non volle nemmeno toccarla”. Gli Handler, decidono di scavalcare i rivenditori e rivolgersi direttamente ai bambini, sperimentando un nuovo mezzo di comunicazione: la TV. L’industria degli anni cinquanta aveva leggi ben precise ma Mattel sovvertì ogni equilibrio divenendo la prima casa produttrice che si rivolgeva direttamente ai bambini. Comprò persino uno spazio nel programma di Mickie Mouse Club ed eliminò i genitori come intermediari del messaggio pubblicitario rivolgendosi direttamente ai bambini in qualità di consumatori. L’audacia di Mattel viene ripagata, la Barbie è un vero successo!

Foto da: google.nl

Nel primo anno (1959) Mattel vende trecentocinquantamila bambole e negli anni successivi genera un’industria da miliardi di dollari, diventando oggetto di devozione e avversione. Con il lancio di Barbie nel 1959, Mattel crea un fenomeno senza precedenti. La bambola piace alle bambine, ma ciò che è del tutto inaspettato è l’effetto che la bambola ha sulla cultura dell’epoca. Barbie era una bambola giocattolo e non aveva nulla a che vedere con l’educazione genitoriale, eppure incarnava l’idealizzazione dell’età adulta. Giocare con la Barbie, non era come giocare con una bambola qualsiasi, in lei ci si riconosceva e ci si appropriava dei suoi ruoli. Barbie insegna alle ragazze che è possibile diventare ciò che si desidera e negli anni sessanta, messaggi di questo tipo non arrivavano da nessuna parte; Barbie ha anticipato l’emancipazione; non è sposata, è sexy e finanziariamente indipendente. A differenza di ogni altro giocattolo, Barbie ha una vita propria: un fidanzato, anche se è solo un accessorio, una macchina, una casa da sogno, un guardaroba favoloso ed ancora più incredibile una carriera! Il suo grande successo è da subito legato alla possibilità di comprare separatamente i diversi outfit cuciti ogni anno per il suo guardaroba, lasciando alle bambine la libertà di creare nuovi abbinamenti e stili infiniti.

Foto di: http://www.fashion-doll-guide.com

Fin dal 1959 alcune creazioni sfoggiate da Barbie risultano talmente in linea con le nuove tendenze estetiche internazionali da rappresentare un vero campionario in miniatura dell’evoluzione della moda e dello stile, negli anni che hanno registrato il predominio dell’haute couture francese, l’affermazione internazionale dell’Italian look e la nascita del ready-to-wear americano e inglese.

Negli anni tra il 1959 e il 1970 i modelli ideati per il guardaroba di Barbie dai fashion designer della Mattel, Charlotte Johnson e Carol Spencer, sono un diretto omaggio proprio alla moda creata a Parigi, Roma, Firenze, New York, Londra. I punti di riferimento dei fashion designer di Mattel sono: Dior, Givenchy, Chanel, Balenciaga e, in seguito, Pucci e Mary Quant. Accanto agli outfit più rappresentativi delle trasformazioni della moda, è però importante seguire anche i cambiamenti tecnici ed estetici del corpo di Barbie, dalla postura al make up, fino all’hairstyle, specchio dei grandi cambiamenti culturali della società nella seconda metà del XX secolo.

 

Foto da: www.theriaults.com

La prima grande trasformazione di Barbie avviene nel 1967, quando appare “Twist ‘N Turn”, con il busto rotabile, il make up completamente cambiato, le ciglia in fibra sintetica applicate agli occhi più grandi. I capelli si allungano e sono legati alla sommità del capo da un nastrino colorato. Da un punto di vista estetico è evidente un cambio di rotta totale. Barbie non è più identificabile con le pin up americane o le grandi dive di Hollywood degli anni cinquanta, bensì con le nuove icone britanniche della moda, da Jean Shrimpton a Twiggy: bionde, filiformi, con occhi enormi e ciglia lunghissime. Nel 1968 Barbie può addirittura parlare. Barbie, una ragazza capace, sicura e femminile deve le sue qualità alle donne che l’hanno disegnata e commercializzata fin dai primi anni a partire dalla creatrice Ruth Handler. Questa, fece irruzione nel mondo del lavoro in un’epoca in cui le donne avevano ancora un ruolo marginale, non occupavano ancora posti di comando. A capo della Mattel, Ruth apre quelle porte che fino ad ora erano rimaste chiuse.

Cynthia Lowrence, redattrice pubblicitaria della Mattel, viene incarica di creare la prima rivista di Barbie per rispondere alle migliaia di fans che chiedono informazioni su Barbie. Senza alcuna indicazione da parte della Mattel, Cynthia inventa il mondo della bambola, dà persino dei cognomi a Barbie e Ken: Roberts e Carson. Inizialmente la vita della bambola è a fumetti e solo più tardi in racconti. Negli anni sessanta, i romanzi di Barbie furono davvero sovversivi perché insegnavano alle bambine a non seguire l’esempio materno e le invogliavano a trovare un mentore, una donna ovviamente, che potesse guidarle nel mondo professionale. Cynthia, scrive la vita di Barbie basandosi sulla propria esperienza professionale. Cynthia: “Eravamo donne degli anni sessanta, credevamo nelle carriere al femminile, eravamo ottimiste per il futuro; per questo Barbie, era sì una donna convenzionale ma era anche una donna come noi, come noi vedevamo le generazioni future”. Ruth, infatti, è una leader per le nuove generazioni; ha aperto una breccia nei vertici; ha creato una bambola a lei somigliante: una mamma che lavora.

Foto da: flamingodancer.net

La nuova tendenza dei primi anni settanta è quella di rendere Barbie sempre più snodabile, come ad esempio il modello con mani prensili per poter reggere i propri accessori. Contemporaneamente diminuisce però l’attenzione alla qualità del suo guardaroba dimenticando la raffinatezza delle finiture e i nomi evocativi dei modelli dei primi anni sessanta. Si rinnova inoltre la confezione di vendita con l’introduzione della Pink Box con grafiche decisamente Liberty, diffusa per oltre un decennio.

Foto da: barbie-la-nostra-passione.webnode.it

 

Continua …

Vai a: Barbie, storia di un’icona di plastica 2° parte