Definito da John Galliano “ un cantastorie e un sognatore”, Bill Gibb ha incarnato perfettamente tutta l’essenza romantica dello stile britannico. La sua storia, senza un lieto fine, è quella di un eroe della moda originario delle Highlands scozzesi purtroppo dimenticato da tutti.Nato il 23 Gennaio 1943 in un piccolo villaggio nell’ Aberdeenshire in Scozia, da una famiglia di contadini ( il padre possedeva una fattoria e un caseificio), fu subito incoraggiato dalla nonna, pittrice di paesaggi a intraprendere gli studi presso una scuola d’arte e di moda; d’altronde fin da piccolo cuciva per le sorelle vestiti ricavati da cuscini e copriletti.

Nel 1962 inizia gli studi alla Central Saint Martins a Londra, ottenendo una laurea e una borsa di studio presso il Royal College Of Art, non terminando però il corso. I suoi compagni furono Ossie Clark e Zandra Rhodes che condividevano con lui la visione di uno stile favoloso e onirico. Nel 1967 fu invitato a New York insieme al fidanzato di allora Kaffe Fasset, designer tessile, a presentare una serie di disegni; già in quegli anni mostrava un certo interesse e un ossessione per i costumi e gli abiti storici. Al suo ritorno a Londra, insieme ad alcuni  amici, divenne co-fondatore della boutique Alice Paul, per la quale progettò una serie di minigonne e cappotti lunghi.

Bill Gibb design; Photo by Clive Arrowsmith for UK Vogue, 1971.

Tra il 1969-1972 divenne designer freelance per la casa di moda inglese Baccarat. Vogue in quegli anni decretò come “Abito dell’Anno” un completo Baccarat creato da Bill Gibb composto da una gonna a pieghe scozzese, una camicetta stampata e un gilet in maglia Kaffe Fasset. Nel 1972 fonda la sua società, la Bill Gibb Fashion Group e apre il suo primo negozio in Bond Street.

 

Bill Gibb’s hippie-inspired outfit for the Baccarat label was proclaimed ‘Dress of the Year’ in 1970 / Photograph by Mike Davidson.

Gli abiti di Bill Gibb mescolavano riferimenti storici a  influenze etniche, ispirazioni rinascimentali e elisabettiane, preraffaelite e medievali, nonché  dipinti gotici e elementi folk dei costumi popolari europei e  del vicino Oriente. Un mix inebriante, che rendeva le sue creazioni pezzi rari per collezionisti dal valore inestimabile. I temi pastorali, ispirati alla natura, prevedevano tessuti stampati con animali, rondini, e la celebre ape, simbolo della maison, declinata in bottoni smaltati, ricamata d’oro o sotto forma di fermagli. Ne è un esempio l’abito da sposa celeste pallido in crepe del 1972 conservato al Victoria&Albert Museum con bottoni a forma di ape stilizzata. Un abito simile, ma in avorio fu descritto da Vogue come “l’abito giusto per una serata spettacolare”. Le forme erano ampie e voluminose; le maniche gonfie, i cappotti in camoscio ricamati a mano, e le stampe a perdita d’occhio facevano pensare a qualcosa di fantastico e stupefacente. Le donne vestite con i suoi abiti apparivano come romantiche fate, e ogni pezzo era un capolavoro d’arte.

 

Evening dress of printed cotton trimmed with leather ‘Tana, Nimbus and Country’, designed by Bill Gibb, London, V&A

Le sue creazioni combinate con assemblaggi di tessuti come la pelle, i broccati, le reti ricamate, e le lavorazioni patchwork erano di un livello così elevato che rasentavano la couture. Ogni abito, ricamato con perline e applique richiedeva molti mesi di lavorazione. Fu molto conosciuto per i favolosi abiti da sera, in tessuti fluttuanti impreziositi da applicazioni e dettagli esotici. Tuttavia la sua più importante opera fu nel campo della maglieria, progettata in collaborazione con Kaffe Fasset e lavorata a mano da Mildred Bolton. Le lavorazioni ad arazzo sulla lana multicolore venivano effettuate con macchine speciali, e la tecnica dello jacquard fu applicata anche sull’acrilico. All’epoca frequentava spesso la mannequin Twiggy, che lo definì “il mio principe azzurro”; in una fredda giornata invernale del 1967 Bill salvò addirittura la sua Mini da un cumulo di neve. Per lei creò abiti iconici, tra cui “Rinascimento”, stampato con disegni ispirati ad Hans Holbein che la modella indossò durante una famosa cena del Daily Mirror nel 1970, il tabarro in lana bianca con gonna circolare con rondini dipinte a mano e un mantello in velluto blu pavone, e un abito a motivi geometrici, che fu indossato alla prima del film TheBoyFriend (1971), attirando l’attenzione di tutti i media.

 

Bill Gibb, Leather Dress, 1970, Private Collection, http://theredlist.com

 

Twiggy in Bill Gibb Dress, photographed by Justin De Villeneuve, ca. 1970

Vestì molte celebrità, tra cui Bianca Jagger, Elisabeth Taylor e Joan Collins; i suoi abiti furono immortalati da fotografi del calibro di Cecil Beaton, Sarah Moon, e David Bailey. Purtroppo alla fine degli anni Settanta la favola stava per finire a causa di una grossa crisi finanziaria. I debiti ammontavano a circa 100.000 sterline, tanto che negli anni ’80 fu costretto a chiudere la sua maison. Purtroppo non era un abile uomo d’affari, non possedeva case e spesso dormiva sul divano di alcuni amici. Volto innocente dal carattere fragile e introverso fu spesso vittima di bullismo; la sua morte è avvenuta all’età di 44 anni per un cancro intestinale. Ancora oggi i suoi affezionati clienti sono entusiasti di possedere un Gibb nell’armadio. D’altronde era lui il più grande fantasista.

 

Francesca Galassini

 

Bibliografia:

 

https://agnautacouture.com/bill-gibb-a-forgotten-fashion-

www.aboutaberdeen.com/billgibb.pnp

www.scotsman.com/back-in-vogue-bill-gibb-1-1137029

www.shrimptoncouture.com/85339009-designer-spotlight

Bill Gibb Fashion And Fantasy- Iain R.Webb- Foreword by Twiggy-V&A