Il XVIII secolo fu un periodo di forti contrasti e cambiamenti: lunghe e sanguinose guerre portarono carestie e povertà  che a loro volta condussero verso le rivoluzioni della fine del secolo come quella Francese.

A marcare il gusto della prima metà  del secolo, continuò a essere la corte francese di Luigi XIV e in seguito quella di Luigi XV che portò con se lo stile rococò, dove il lusso sfrenato e ridondante prediligeva i grandi gioielli e i diamanti, che acquisivano una brillantezza particolare alla luce di candella dei ricevimenti e delle feste molto frequenti all’epoca. Anche i bottoni tornarono ad essere oggetti preziosissimi, aumentarono le lero dimensioni e si riempirono di pietre preziosi, in particolare appunto, di diamanti.

Bottone in avorio, metallo e strass al Metropolitan

A marcare il gusto della prima metà  del secolo, continuò a essere la corte francese di Luigi XIV e in seguito quella di Luigi XV che portò con se lo stile rococò, dove il lusso sfrenato e ridondante prediligeva i grandi gioielli e i diamanti, che acquisivano una brillantezza particolare alla luce di candella dei ricevimenti e delle feste molto frequenti all’epoca. Anche i bottoni tornarono ad essere oggetti preziosissimi, aumentarono le lero dimensioni e si riempirono di pietre preziosi, in particolare appunto, di diamanti.

Tanto era il fascino di queste picole ma brillanti pietre da portare a un gioielliere svizzero, Joseph Strasser a crearne dei sostituti molto più ecconomici, gli strass; essi erano realizzati colorando con piccole quantità  di ossidi metallici una tipologia di vetro molto trasparente.  Mai fino ad ora si erano usati tanto i bottoni, ma essi furono appanaggio soprattutto degli uomini che li scelssero per decorare marsine e gille in segno di distinzione e di posizione sociale. Molte tecnique e temi nascuqero in questo periodo:

Il Grand Tour, ovvero il viaggio di aprendimento realizzato dai giovanni ricchi e da artisti nell’Europa continentale del 700, porto ad una passione per i paesaggi che vennero raffigurati non solo in stampe e dipinti, ma anche in scatole, tabbacchiere e bottoni. Molti dei grandi artisti tra la fine del 600 e la fine del 700, si cimentarono nella realizzazione di piccoli bottoni dipinti a mano con diversi temi come le marine, le rovine di antichi edifici, le battaglie, i cavallieri e le scene romantiche. La moda di questa tipologia di bottoni era già  iniziata nella seconda metà  del 600, ma fu solo quando lo stile carico del rococò² tramontò, che riusci ad affermarsi. Il cambiamento nell’abbigliamento maschile fu prodotto dalla crescente influenza inglese che imponeva una tipologgia d’abbigliamento più semplice, introducendo anche la redingotte e il frac che richiedevano appunto per la loro sobrietà , una tipologia di bottone capace di ravvivarli, ma senza farli cadere di nuovo nell’eccesso del periodo precedente. La moda dei bottoni dipinti fini col finire del secolo, quando l’abbigliamento mutò di nuovo andando verso fogge neoclassiche.

V&A Museum, Jasperware, mounted in cut steel 1785-1800

La seconda metà  del secolo fu segnata dalle scoperte archeologiche come quella di Pompei ed Ercolano che portarono alla luce un grande interesse verso la cultura greco-romana. Dal legame coll’antico nascono i bottoni miniatura, applicati en parure sulla marsina ed il gilet e che grazie a maestri come Fragonard, Greuze, Guérin e Petitot, rievocano scene tratte dalla mitologia greca e romana in svariati materiali e tecniche. Alla fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, arrivò anche la moda del cammeo che però per suplire all’elevata richiesta, si dovette creare un materiale che potesse rimpiazzare le pietre dure e con il quale poter realizzare dei bei intagli a un prezzo più contenuto; fu cosi che Sir Josiah Wegwood creo il “jasperware”; si trattava di un tipo di ceramica simile al diaspro che grazie al suo doppio colore, consentiva di ottenere un effetto molto simile a quello del cammeo utilizzando soprattutto l’immagine in bianco su uno sfondo azzurro.

I bottoni metallici furono impiegati sia per uso civille che militare, all’inizio erano realizzati in leghe diverse, in argento e in oro, ma dopo la scoperta casuale di Thomas Boulsover nel 1743 di una ingegnosa tecnica, iniziarono ad essere prodotti anche in un materiale chiamato Sheffield Plate, si trattava di una lega di argento e ottone con la quale si realizzava un foglio che aveva un sottile strato di argento sulla superficie superiore, e uno strato più spesso in rame nella superficie sottostante; questa tecnica consentiva di avere dei bei bottoni che sembravano in argento ma a un costo molto più contenuto, ideale per le divise militari. Questi bottoni erano spesso stampati usando gli stampi per i bottoni in argento e con questa tecnica si potevano ottenere una gran varieta di forme anche complesse.

Bottone “cut-steel” Museo del Bottone

Tra i bottoni metallici tanto di moda nel 700 troviamo quelli realizzati con la tecnica “cut-steel”, racconta la storia che quando Luigi XV chiese ai cittadini francesi di donare i propri gioielli per supportare la guerra dei sette anni, loro procurarono un ingegnoso sostituto dei brillanti inventando questa tecnica realizzata con chiodi in acciaio e carbonio dove la testa viene martellata creando le diverse sfaccettature che lo fanno brillare come un diamante.

Oltre a queste tipologie di bottoni, furono realizzati anche, soprattutto nella seconda metà  del secolo, bottoni in porcellana decorati prevalentemente con motivi floreali, uccelli e insetti; bottoni smaltatiche assecondavano gli intricati ricami delle marsine e che racchiudevano in un piccolo spazio dei motivi decorativi molto ricchi, realizzati con grande perizia tecnica. Alcuni dei soggetti più in voga nel bottone settecentesco, oltre a quello floreale, furono: le cineserie, ovvero l’interesse per una Cina immaginata, già  comparso il secolo precedente grazie all’opera dello storico tedesco Athanasius Kircher, ma che raggiunse il culmine a metà  del XVIII secolo quando fu assimilato dallo stile rococò; le singeries dove delle graziose scimmie imitano le azioni umane, dal giardinaggio alla pesca, dalla caccia alla musica; infine, non poteva mancare l’interesse per il soggetto entomologico ed ornitologico suscitato dalle pubblicazioni naturalistiche, questo tema particolare poteva essere dipinto sui bottoni oppure racchiuso in essi, infatti sigillati da sottili vetri convessi, venivano ricreati dei microcosmi di natura con coleotteri, muschi, piume e quant’altro che facesse allusione al mondo animale.

La donna non fecce grande uso di bottoni in questo secolo, essi erano rilegati agli abiti derivanti dalle foggie maschili come le giacche o le redingotte a doppio petto, mentre vedremmo come nell’800 gli equilibri cambieranno e le donne torneranno ad usare i bottoni inquantità .

Ana Muraca

Continua …

 

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