Le Mary Jane sono le classiche calzature da bambini: basse, con la punta arrotondata e il cinturino trasversale sul collo del piede con abbottonatura singola. Vantano una lunga tradizione e sono già raffigurate nei quadri di epoca Tudor del XVI secolo. Questo tipo di calzatura ha una forte connotazione simbolica poiché rappresenta tradizionalmente il passaggio del bebè alla fase di deambulazione, il momento, cioè, in cui il bambino comincia a muovere i primi passi.

All’inizio del XX secolo, questo esemplare essenzialmente pratico di calzatura non aveva ancora trovato una sua collocazione e restava un articolo di largo uso per bambini di entrambi i sessi. Nel 1902 apparve un fumetto “Buster Brown” ; una delle protagoniste Mary Jane indossava tali scarpette, così il suo nome fu dato alle calzature che diventarono un modello prettamente femminile. La loro connotazione leziosamente femminile fu ripresa anche dal cinema, quando tale calzatura fu adottata dalla più famosa (e zuccherosa) bambina prodigio del mondo, Shirley Temple.

Buster Brown con la fidanzata Mary Jane e il suo cane Tige Foto dal sito: https://thegenealogyofstyle.wordpress.com/tag/hearst/

Shirley Temple con le mary Jane Foto dal sito: http://www.quirkygirlz.com/farewell-to-shirley-temple-black/

 

Le Mary Jane le ritroviamo negli anni ’20, quando le ragazze che impersonavano la nuova donna moderna e anticonformista  trovarono in tali calzature uno stile che evocava la freschezza della giovinezza. Il canone estetico alla base del gusto corrente, caratterizzato soprattutto dalla linea sottile, slanciata, quasi da scolaretta adolescente si adattava perfettamente alla più infantile delle scarpe. Nel corso del decennio, tuttavia, il modello Mary Jane subì dei sottili cambiamenti, e verso la fine degli anni ’20, il tacco si era allungato e affusolato, i tessuti e i pellami di gusto semplice furono sostituiti da materiali più pregiati, e il suo aspetto innocente fu sovvertito dall’uso di rasi sensuali, pesanti broccati e preziose sete dipinte a mano. Era evidente che la bambina era cresciuta.

Marshall Field & Company, 1927 al Metropolitan Museum

Fu negli anni sessanta che ritornò di moda la scarpa da “bambina” e , dai cortili delle scuole elementari giunse negli ateliers degli stilisti. In quel periodo di ribellione giovanile, la moda tradizionale fu abbandonata in favore di uno stile che era sì celebrazione dell’innocenza, ma anche un modo per attribuire all’immagine della gioventù connotazioni sia politiche sia sessuali.

Pubblicità di scarpe anni 60, Foto: http://www.vintageadbrowser.com/clothes-ads-1960s/36

La stilista inglese Mary Quant infranse consolidate convenzioni vestendo la donna-bambina Twiggy con grembiulino e Mary Jane nere da tip tap. A Parigi, Courregès disegnò mini vestiti, cuffiette da bambine e ballerine basse con punta  arrotondata, cinturino abbottonato e ampia linguetta. Andrè Courregès fu uno dei primi stilisti del pret-à-porter che abbia firmato linee di calzature.

André Courregès negli anni 60

Daniela Aquila

Vedi anche:

Bibliografia:

Titolo: Scarpe
Autore: L.O’Keeffe
C.Editrice: Konemann
Titolo: Scarpe
Autore: I.Danieli e R.Chiesa
C.Editrice : Rizzoli
Titolo: Cinquanta scarpe che hanno cambiato il mondo
Autore: Design Museum Londra
C.Editrice: De Agostini
Titolo: Vintage Shoes
Autore: C.Cox
C.Editrice: De Agostini
Titolo: Essential Fashion
Autore V.Manferto de Fabianis e F. Rocca
C. Editrice White Star