«Se alcuni abiti mi hanno deluso o tradito, altri mi hanno amato con la stessa fedeltà con cui li amavo io. Sono per me una vera ossessione. Sono l’inferno e insieme il paradiso, l’incanto e il tormento della mia vita».


Così si legge sfogliando le pagine di Christian Dior & moi, l’autobiografia di Monsieur Dior e pubblicata nel 1956, un anno prima della sua scomparsa, e riedita qualche anno fa con l’aggiunta di foto a colori della storia persona e lavorativa del sarto normanno che, prima di altri, è stato capace di fondere bellezza e stile senza mai cadere nell’eccesso; linee morbide che avvolgevano la donna, rendendola morbida e sinuosa, ma che allo stesso tempo le donava eleganza e rigore. Indossare un abito “Made by Dior” voleva dire tornare a sognare. Sogni che le donne durante la Seconda guerra mondiale avevano messo nel cassetto, ma che grazie a lui sono state capaci di riscoprire.

Christian Dior nasce a Granville, cittadina della Bassa Normandia, il 21 gennaio 1905 da una famiglia piuttosto agiata: il padre è un industriale e per assecondare il suo volere si iscrive a l’École des Sciences Politiques che lascia cinque anni dopo quando capisce di non essere attirato da quel ramo di studi. Negli anni precedenti alla frequentazione di Scienze Politiche, ci entrerà nel 1920 e uscirà nel 1925, il piccolo Dior vive un’infanzia a dir poco idilliaca dove viene curato dalla madre, donna elegantissima e tipicamente ottocentesca, e cresciuto in ambienti raffinati il cui scopo principale era tenere in ordine la casa e sistemare il giardino. La passione per la moda arriva nel 1937 quando inizia a lavorare per lo stilista Robert Piguet.

Una volta terminato il servizio militare, insieme a Pierre Balmain, diventa il sarto di punta della maison di proprietà di Lucien Lelong. Quattro anni dopo, grazie ai finanziamenti ricevuti dal “re del cotone” Marcel Boussac, Dior apre il suo primo atelier a Parigi in Avenue Montaigne. Da lì comincia la sua scalata all’olimpo. Nel giro di solo dieci anni Dior rivoluziona la moda contemporanea donando creazioni in cui risuonano sì parecchie influenze del XIX secolo – sete duchessa, lana jacquard e guêpière – ma che sono state altrettanto capaci di aprire una nuova parentesi nella storia della moda.

Bar jacket, Met Museum

«Quando Christian Dior lanciò la sua prima collezione sartoriale nel 1947 a Parigi, espresse l’ottimismo dell’epoca con la linea New Look che, nonostante i toni elitari dell’alta moda, entrò nella coscienza di tutti come segno di speranza in un futuro migliore».
Attraverso il ritorno della silhouette a clessidra il New Look, il cui pezzo più evocativo è il tailleur Bar, infonde una netta separazione tra lo stile longilineo tipico degli anni Venti e Trenta e quello militaresco considerato più mascolino in uso durante gli anni della guerra.
Proprio per dare più sensualità alle donne, Dior prende come modello per le sue creazioni i fiori presenti nel giardino della villa natia Les Rhumbs: «Ho disegnato abiti per donne floreali, con spalle arrotondate, busti femminei e vite strette su enormi gonne dispiegate».
Da quanto viene lanciato l’Abito Bar, il mercato internazionale conosce anche l’ideologia che si cela dietro quella creazione d’impatto e che influenzerà l’epoca al punto da identificare quel periodo compreso tra il 1947 e il 1957 come “l’epoca di Dior”. Il rapporto tra Monsieur Dior e i fiori è molto più stretto di quanto si possa pensare. Celebri sono gli abiti realizzati per le collezioni Haute Couture degli anni successivi, come: l’abito da sera “Fête” in faille rosa, oppure l’abito da ballo “Helvétie” realizzato in organza bianca con ricami e paillettes.

Christian Dior Helvétie

Grazie alla sua passione per un’estetica raffinata e il suo amore per le donne, Dior riporta la donna in un mondo fiabesco e incantato ma allo stesso tempo moderno e reale. Cucendo vestiti per donne-fiore, il sarto di Granville fa un salto indietro nel tempo riprendendo un tema già presente nel Cantico dei Cantici – dove la donna primigenia dalla quale tutto nacque – e nella raccolta di novelle Les fleurs animées di J. J. Grandville del 1847 in cui vengono narrate le avventure di fiori antropomorfi nel mondo degli esseri umani. Quest’opera è ricordata per le splendide illustrazioni realizzate da Alphonse Karr, che descrivono alla meglio la moda di fine XIX secolo. Mix di fantasia e surrealismo, l’opera di Grandville viene apprezzata da Walter Benjamin, il quale afferma che: «le opere di Grandville sono cosmogonie della moda. Una parte della sua opera si potrebbe intitolare: la lotta fra la moda e la natura».
Christian Dior muore improvvisamente nel 1957 durante un soggiorno a Montecatini Terme. Il suo corpo venne ritrovato nella sua stanza al Grand Hotel.

 

Lorenzo Boccardini

 

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