Dopo l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando, avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo lo scoppio del primo conflitto era imminente. Deauville divenne una città quasi deserta ma Coco decise di rimanere, su consiglio di Boy Capel. I tedeschi avevano, infatti, incominciato a invadere la Francia e furono fatti arretrare a poca distanza da Parigi, Deauville divenne la meta di quelle signore fuggite da Parigi con i mariti impegnati nel conflitto e che affrontarono la nuova situazione rifacendosi il guardaroba nella boutique Chanel. Comprarono giacche alla marinara, scarpe basse, camicette e cappelli in paglia.

I grandi alberghi furono trasformati in ospedali da campo per accogliere i feriti; occorrevano inoltre anche delle uniformi bianche da infermiera; furono utilizzate quelle delle cameriere degli alberghi che Chanel adattò alle nuove necessità. In un’intervista Coco disse:” Finiva un mondo, un altro stava per nascere, Io stavo là, s’offriva un’opportunità, la presi. Avevo l’età di quel nuovo secolo che si rivolse dunque a me per l’espressione del suo guardaroba. Occorreva semplicità, nitidezza: gli offrii tutto questo a sua insaputa. I veri successi sono fatali”.

Dopo la guerra Gabrielle fece ritorno a Parigi, purtroppo la situazione non era facile: mancava il combustibile, l’elettricità e la forza lavoro maschile, la vita si riorganizzò attorno alle donne che cominciarono a svolgere attività fino ad allora impensabili. Iniziarono a frequentare i bar degli alberghi, come il Ritz a due passi dalla boutique di Coco in Rue Cambon 21. Oltre a Deauville e Parigi c’era anche un altro luogo frequentato soprattutto dall’alta società spagnola e basca: Biarritz. Boy e Coco pensarono fosse giunto il momento di aprire una maison de couture in una villa di fronte al casino ‘di Biarritz, scelta azzeccatissima perché gli ordini fioccarono facendo espandere l’impresa Chanel che nel 1916 contava circa 300 lavoranti.

La mancanza di materie prime indusse Chanel a proporre modelli in maglia; acquistò infatti alcuni stock di jersey beige lavorato a macchina da Rodier, uno dei più grandi produttori tessili in Francia; questo nuovo materiale divenne modello di assoluta eleganza: la nuova donna Chanel camminava dritta in abiti che non stringevano il corpo, fermandosi alla caviglia, facendola salire in macchina autonomamente, senza l’aiuto di un uomo, questo era ciò che gli abiti Chanel erano capaci di “fare”. L’idea della donna odalisca di Poiret, abbigliata con piume era oramai superata; Coco era lanciata e anche le riviste di moda femminile gli dedicarono ampio spazio: Harper’s Bazaar nel 1916 pubblicò un suo modello composto da un camicione morbido lungo fino alla caviglia con maniche a guanto e una fusciacca annodata intorno alla vita. La sua specialità erano i blazer e le gonne morbide, i ricami sobri e i bordi in pelliccia e anche se la moda del periodo decretava ancora qualche eccentricità Gabrielle seguì la strada della semplicità, conquistò così il mercato statunitense. Vogue pubblicava regolarmente le sue creazione Harper’s Bazaar scriveva: “Il nome di Gabrielle Chanel è sulla bocca di tutti i buyer”. Dopo la fine della guerra le stoffe tornarono finalmente reperibili e Gabrielle poté’ così creare abiti da sera fantasiosi in velluto, chiffon e pizzo Chantilly.

Illustrazione di Alice Negri www.alicenegri.com

La fine della guerra coincise anche con la fine della sua storia d’amore con Boy Capel, il quale sposò la figlia di un Lord a Beaufort in Scozia, d’altronde Gabrielle non faceva parte della buona società fu così sacrificata alla “ragione dello stato sociale”. La storia con Boy si concluse però definitivamente nel dicembre del 1919 quando il ricco inglese morì in un incidente d’auto; di colpo la vita di Coco fu di nuovo scossa da un evento tragico. Devastata dal dolore fece rivestire le pareti e il soffitto della sua camera di nero; forse si trattava di un riflesso del suo temperamento eccessivo o forse il ricordo della sua infanzia contadina quando le vedove indossavano solo vesti nere, più tardi dirà :”Quella notte fu per me un colpo terribile. Perdendo Capel avevo perso tutto”.

Dopo molto tempo di lutto Coco iniziò una nuova vita circondata da amicizie influenti e importanti, soprattutto nel campo dell’arte, come i Sert, al centro delle avanguardie di Parigi; lui pittore spagnolo di grande fascino, mentre lei, Misia Godebska figlia di un artista polacco aveva sposato giovanissima il fondatore della Revue Blanche Thadée Natanson da cui divorzierà 28 anni. Misia era una sorta di simbolo tanto che Toulouse Lautrec decise di ritrarla in un manifesto pubblicitario. Coco si trovò quindi al centro della scena artistica internazionale. Durante un suo soggiorno a Venezia fece la conoscenza di Diaghilev fondatore dei Ballets Russes; da quel momento iniziò a collaborare alla realizzazione di alcuni costumi teatrali, come Antigone di Jean Cocteau.

Illustrazione di Alice Negri www.alicenegri.com

Parigi era in pieno fermento, l’Ottocento era finito e il mondo contemporaneo stava prendendo forma. In questo contesto Gabrielle conobbe il Duca Dimitrij con il quale ebbe una breve storia d’amore. Dimitrij era il nipote dello zar ucciso durante la rivoluzione russa ed esiliato dopo l’accusa di aver partecipato all’omicidio Rasputin. La differenza tra i due era abissale: lei ricchissima donna di successo, lui un esule che viveva ancorato ai modi e gusti del passato. Nonostante ciò Coco conobbe un nuovo mondo da cui trasse ispirazione per il suo lavoro; fu Dimitrij infatti a fargli conoscere il mondo dei profumi, lei così schiva e allevata ad un rigore quasi monacale aveva sempre detestato i profumi considerandoli un modo per nascondere i cattivi odori, e comunque una cosa da “cocottes” e non da signora. Fu Dimitrij a presentargli Ernest Beaux, chimico di Grasse e figlio di un impiegato che aveva lavorato presso gli zar a Pietroburgo. Chanel decise di creare con Beaux il profumo che sarebbe diventato il più famoso del XX secolo, era un mix di fragranze naturali e sintetiche e nessun odore era riconducibile ad esso, né un fiore né un’essenza. Il nome che scelse fu il N°5 da lei considerato come un portafortuna. La confezione era formata da una bottiglia di farmacia squadrata a cui venne applicata un’etichetta bianca con scritta nera. Il tappo presentava due C intrecciate, un particolare che gli ricordava la sua infanzia a Aubazine dove i pavimenti con mosaici presentavano quel tipo di motivo. Gabrielle non espose subito il profumo nelle vetrine di Rue Cambon, molto furbescamente lo faceva scivolare nelle mani delle sue clienti più ricche dicendogli:” Non te lo sto vendendo ma regalando….” Molto presto grazie al passaparola si costituì un club segreto di affezionate del n°5….

Illustrazione di Alice Negri www.alicenegri.com

Continua …

Coco foreve 1° parte