L’influenza russa esercitata dal Granduca Dimitrij si notava anche negli abiti che Chanel propose in quegli anni, infatti rimase folgorata da uno specifico indumento: la Roubachka, un camicione con cintura in vita che veniva indossato dai contadini russi. Nel 1922 presentò una collezione ispirata ai temi russi con ricami realizzati dalla Maison Kitimir; Coco aveva inventato la povertà di lusso, trasformando gli elementi dell’abbigliamento maschile in simboli di libertà.

Nel 1925 creò modelli “a Tubo” a vita bassa con cintura e orlo al ginocchio. Il senso di comfort oramai permeava ogni sua creazione anche quella più maschile; era il trionfo dello stile “ a la garçonne” rappresentato anche all’Exposition International Des Arts Decoratifs. Nel Palais d’Elegance erano esposte creazioni dei nomi più in voga dell’epoca: Chanel, Jean Patou e Madeleine Vionnet, il lavoro di Coco era finalizzato alla assoluta semplicità e alla funzionalità dell’abito moderno.

Nel 1926 presentò un abito nero adatto a tutte le occasioni, in controtendenza con il concetto di creare abiti diversi per ogni occasione; la destinazione cambiava in base agli accessori abbinati; Gabrielle si concentrò quindi sull’idea di semplificazione dell’abito intero del tailleur e dell’abbigliamento informale, l’idea gli venne osservando il guardaroba di un suo nuovo amante: il Duca di Westminster. Coco rimase affascinata dalle dimore inglesi, dalla bellezza dei giardini, alle uniformi dei camerieri di Eaton Hall fino alle giacche con bottoni dorati dei marinai del Cutty Sark. Questo era ciò che l’affascinava dell’Inghilterra. Dal 1927 al 1930 creò modelli con giacche dritte di taglio maschile, bluse e gonne coordinate e cappotti in tweed ripresi dalla sartoria inglese.

 

Dopo aver fatto sua questa idea di abito femminile e funzionale Coco si concesse qualche civetteria, come accompagnare le sue creazioni con gioielli vistosi. Per Gabrielle i gioielli avevano una funzione decorativa consentendo alla donna di dare spazio alla propria fantasia personalizzando i propri modelli. Amava soprattutto quelli falsi ” amo i gioielli falsi perché li trovo provocanti, e trovo vergognoso girare con milioni intorno al collo solo perché si è ricchi”. Coco aprì cosi un laboratorio di bijoux falsi, guidato dal conte Etienne De Beaumont. Erano gioielli dalle enormi dimensioni e Coco consigliò di indossarli “a cascate”, come lei era solita fare. In seguito fu Fulco di Santostefano della Cerda, Duca di Verdura a creare per lei bellissimi gioielli. Egli era un nobile siciliano emigrato a Parigi con la passione per la pittura, dopo aver lavorato nella Maison Chanel come disegnatore di tessuti gli fu affidato il laboratorio di gioielleria. S’ispirò all’arte barocca e bizantina e le dimensioni dei monili erano esagerate, ma ben si adattavano agli abiti semplici di Coco. Fu la maison Gripoix, una delle più quotate e raffinate di Parigi a produrre questi gioielli, con pietre di vetro colorato, perle e catene dorate. A questi bijoux fu dedicata un’intera vetrina in Rue Cambon , in modo che anche la clientela meno ricca potesse acquistare un bijoux o una cintura.

Illustrazione di Alice Negri: www.alicenegri.com

Negli anni ’30 le cose cambiarono notevolmente. Gabrielle si trovò a dover competere con lo spirito provocatorio di Elsa Schiaparelli e la sapienza sartoriale di Madeleine Vionnet. Il suo stile non era più all’avanguardia dovendosi piegare a un gusto hollywoodiano e glamour che richiedeva più fantasia. Usò quindi il tulle, i merletti e i ricami in paillettes e realizzò abiti romantici con maniche rigonfie, inserì colletti bianchi sui semplici abiti neri e fiori da posare in testa o da appuntare allo scollo.

Illustrazione di Alice Negri: www.alicenegri.com

Nel 1936 dopo la vittoria del Fronte Popolare molti lavoratori francesi entrarono in sciopero, tra questi anche le operaie della Maison Chanel. Coco la prese come una sfida personale licenziando in tronco 300 persone; le trattative furono lunghe e difficili. Le lavoratrici chiedevano un salario adeguato, la settimana lavorativa di 40 ore e le ferie pagate. Chanel fu costretta a cedere, anche perché le operaie avevano minacciato il blocco della produzione e di conseguenza la collezione autunnale sarebbe saltata. Le idee politiche di Coco si erano piano piano radicalizzate anche grazie all’influsso del nuovo compagno: Paul Iribe, grande illustratore e fondatore della rivista di satira politica “Le Témoin” oltre che nazionalista, xenofobo e antisemita. Quando Coco sentì che il suo lavoro era minacciato reagì con rabbia e disprezzo, ma soprattutto con paura.

In quegli anni di confronto con Schiaparelli creò capi colorati in taffettà e boleri ricamati, ma qualcosa era cambiato; era come se Chanel non capisse più le donne o forse era lei che non capiva più i motivi per cui aveva lottato tanto. Il 2 settembre 1939 Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania. Dopo qualche settimana Chanel chiuse l’atelier lasciando in piedi solo la boutique dei profumi e licenziando tutte le operaie, “non è tempo da vestiti” disse. Con molta probabilità’ si era resa conto di essere fuori moda e di non avere più niente da dire. Negli anni delle guerra, dopo la morte improvvisa di Paul Iribe Gabrielle decise di vivere al Ritz, diventato punto di riferimento dei tedeschi. Qui visse la sua ultima storia d’amore con un ufficiale nazista molto più giovane di lei che la coinvolse in una storia di spionaggio internazionale.

Nel settembre del 1944 fu arrestata dal comitato d’epurazione e rilasciata dopo tre ore, Coco partì in esilio volontario in Svizzera dove vi rimase nove anni in profonda solitudine. Intanto un giovane Christian Dior stava facendo sognare nuovamente le donne con i suoi bustini steccati e le lunghe gonne. Chanel sembrava scomparsa definitivamente dal mondo della moda. Resistevano solo i tessuti commercializzati con il marchio Chanel e il profumo, considerato un mito; ed è a questo punto che decise di riaprire l’atelier, pronta a ripartire con uno stile tutto nuovo. La sfilata ebbe luogo il 5 febbraio 1954 alla presenza di compratori, giornalisti e celebrità, convinti di assistere al nuovo corso Chanel. Purtroppo rimasero delusi, la collezione rispecchiava perfettamente lo stile anni ’20 con una riedizione di modelli già visti. La stampa fu impietosa e reagì con articoli molto duri; Chanel decise comunque di continuare sotto l’ala protettrice dei Wertheimer, proprietari di Les Parfums Chanel che acquisirono la Chanel couture e gli immobili di Rue Cambon. Gabrielle deteneva il controllo delle collezioni, la scelta dei collaboratori e i guadagni dai profumi.

Illustrazione di Alice Negri: www.alicenegri.com

La prima collezione ebbe una reazione positiva soprattutto negli Stati Uniti; Life scrisse: ”A 71 anni Chanel più che una moda porta una rivoluzione”. Gabrielle si concentrò soprattutto sul tailleur i tweed a trama larga dall’effetto spugnoso, un capo intramontabile. Così Catherine Ormen ha spiegato dettagliatamente il tailleur Chanel :” il tailleur in tweed era foderato con una seta identica a quella della blusa, in modo da comporre un insieme. Per evitare che il tweed si deformasse fodera e tessuto facevano corpo unico: erano percorsi da un’impuntura caratteristica, spaziata di qualche cm che costituiva una sorta di imbottitura. Per conservare la caduta a piombo di questi materiali leggeri una catenella piazzata in fondo alla giacca, assicurava una verticalità irreprensibile all’insieme.

Illustrazione di Alice negri: www.alicenegri.com

La maggior parte delle bluse di Chanel era senza maniche e per compensare quest’assenza in fondo alle maniche della giacca erano piazzati dei polsini staccabili che davano un tocco impeccabile a tutto l’insieme”. Chanel riprese anche la produzione della bigiotteria: le catene e le perle, le cinture dorate, i bracciali e le spille con grandi pietre colorate. Recuperò inoltre i suoi cappelli, tra cui il tamburello e la cloche, ma soprattutto inventò alcuni oggetti del desiderio in auge ancora oggi: la borsa in pelle impunturata 2.55 con catena dorata, le camelie bianche da appuntare sui tailleur, i sandali con punta bicolore. Questi erano i codici Chanel. Dopo la riapertura della maison anche il profumo tornò in auge tanto che una sensuale Marilyn Monroe dichiarò di andare a dormire con solo 5 gocce di Chanel N°5, quelle parole ebbero un effetto pubblicitario enorme. Coco morì il 10 gennaio 1971 al Ritz, di domenica, a 88 anni, con “tutta la discrezione possibile”.

 

Coco forever 2°parte

Francesca Galassini

 

 

Bibliografia :

Henry Gidel: Coco Chanel la Biografia- Lindau

Storia della Moda XVIII-XXI secolo Enrica Morini

Chanel L’Enigme, Isabelle Fiemeyer- Flammarion