Gabrielle Chanel ebbe una vita privata segnata da molti eventi che tracciarono il suo percorso creativo e dando origine a una personalità complicata, terrorizzata dalla solitudine e in perenne “guerra” contro il mondo. La mancanza di radici la costrinse a inventarsi una identità che plasmava ogni volta a suo piacere e cercando di farsi accettare dagli altri, si costruì un personaggio, la Gabrielle che lei voleva essere e che finì per diventare.

Gabrielle Chanel nacque il 19 agosto 1883 a Samur in Alvernia, il padre, venditore ambulante, alcolista e donnaiolo portò la famiglia a una vita di miserie e ristrettezze, la madre Jeanne, dopo aver partorito 5 figli morì nel 1895, dopo di che, visto il disinteresse del padre, vennero divisi: i due maschi furono mandati a lavorare, mentre le tre femmine a Aubazine nell’orfanotrofio del Sacro Cuore di Maria.

Gabrielle non accettò mai la scomparsa del padre; in alcuni racconti riferisce che Albert era partito per l’America, in altri che era divenuto un allevatore di cavalli e un viticoltore. Dopo aver lasciato l’orfanotrofio Gabrielle cominciò a lavorare insieme a sua zia Andrienne presso la Maison Grampayre a Moulins, entrambe erano state assunte come commesse e sarte, dopo circa un anno decisero però di lasciare la maison e aprire una piccola attività di riparazioni. Raggiunta l’indipendenza, le due donne cominciarono a frequentare la vita sociale della città, tra caffè all’aperto e la Rotonde, uno spazio adibito a concerti dove Chanel tentò la carriera canora ma senza successo. Di quegli anni rimasero il soprannome “Coco” ripreso da un ritornello di una sua canzone e alcune foto che la ritraggono con abiti che delineavano già un gusto improntato verso la semplicità.

Illustrazione di Alice Negri www.alicenegri.com

Durante una delle sue serate conobbe un ufficiale di cavalleria Etienne Balsan, ricco erede di una famiglia borghese e grande appassionato di allevamenti di cavalli da corsa. Gabrielle divenne la sua amante e fu a vivere con lui a Royallieu, una proprietà in campagna dove spesso gli amici di Etienne venivano a trovarli ma Gabrielle non si sentiva a suo aggio in quel mondo, e cominciò a pensare a come farsi accettare, concludendo che l’abbigliamento era un elemento fondamentale.

A Royallieu, scoprì come si vestivano gli uomini che si occupavano dei cavalli: pantaloni Johdpur, grandi cappelli e stivali, per distinguersi dalle compagne degli amici di Etienne Gabrielle cominciò ad adottare lo stile maschile, alcune foto di quel periodo la ritraggono a cavallo vestita da uomo e in casa con gonna, camicia e cravatta.

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Chanel non sopportava l’immagine femminile che Poiret e Worth avevano imposto alle donne, ossia l’odalisca e la femme fatale bisognosa di cure e protezioni; decise così di iniziare a creare capelli più semplici, senza tanti fronzoli e che si potessero portare tutti i giorni e con le sue creazioni, riuscì a destare l’interesse di tutte le donne di Royallieu; tale successo la indusse a chiedere a Etienne di aprirle una modisteria a Parigi, la quale ebbe un immediato riscontro. La modisteria partì a pieno ritmo e con tutte le garanzie, dopo poco, aveva già assunto una professionista del settore come Lucien Rabaté e altre due lavoranti. Sostenitore di questa impresa anche in senso finanziario fu un nuovo amico di Etienne: Arthur Capel, detto Boy, ricco uomo d’affari inglese appassionato di purosangue e figura fondamentale nella vita di Coco.

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Dopo l’apertura della modisteria, le riviste specializzate pubblicarono i cappelli di Gabrielle, ma la pubblicità maggiore venne dalle attrici di teatro, come la famosa Gabrielle Doziart per la quale Coco creò due pagliette che vennero subito riprese dalle riviste di moda. Nell’estate del 1913 Boy Capel e Coco si recarono in vacanza a Deauville, nota cittadina balneare in Normandia, la minaccia di una guerra da parte della Germania era infatti sempre più vicina e la coppia si allontanò dai cattivi presagi di Parigi. Deauville era frequentata dai cittadini londinesi e parigini che vi si recavano per la villeggiatura; Boy e Coco capirono che era giunto il momento di aprire una vera attività di moda; il ricco inglese finanziò quindi la boutique che si trovava nella via più elegante della città.

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Lo stile vacanziero dell’epoca era all’opposto di quello che Gabrielle immaginava: abiti di pizzo ricamati, scarpe con cinturini abbottonati, enormi cappelli a punto Inghilterra decorati con piume e fiori. A questo punto era venuto il momento di modificare in maniera strutturale non solo le fogge dei copricapi, ma anche l’abbigliamento femminile. Coco osservò la gente di mare di Deauville e ne trasse ispirazione. Realizzò per sé stessa alcuni completi in maglia che indossò per le strade di Deauville facendosi fotografare. Poi iniziò a produrre i primi capi per la boutique: maglie marinare a righe, pullover sportivi e giacche simili a quelle di Boy. Fino ad allora aveva “frugato” negli armadi dei suoi amanti per vestire sé stessa, da quel momento in poi iniziò a vestire anche le altre donne.

Coco forever 2° parte