In un periodo di grande agitazione politica e sociale, si crearono le condizioni necessarie per la nascita del taglio alla Titus, passato alla storia come il primo taglio di capelli corti per le donne in occidente.

Sembra che tutto sia iniziato in seguito ai ritrovamenti negli scavi di Pompei ed Ercolano della metà del XVIII secolo che portarono grande entusiasmo per i valori e i principi delle culture antiche come quella greca e quella romana e una volontà di riviverle attraverso il neo classicismo. In particolare però il taglio alla Titus è stato creato da Monsier Dunplan per l’attore François-Joseph Talma nel ruolo dell’imperatore Tito nello spettacolo che commemorava il tredicesimo anniversario della morte di Voltaire nel 1791. I capelli di Talma erano tagliati corti, nello stile di un busto romano; il pubblico lo accolse con diverse esplosioni di applausi e una settimana dopo molti giovani parigini avevano già provveduto a tagliarsi i capelli come lui.

Inizialmente il taglio alla titus incarnava tutti gli ideali rivoluzionari e l’orgoglio repubblicano, ma intorno al 1794, le donne fecero loro questo nuovo taglio che oscillava tra le associazioni politiche e quelle di genero. Il primo ritratto femminile dove compare questo nuovo stile è stato quello realizzato da Pierre Narcisse Guérin (1794), si trattava di uno studio di una giovane ragazza con i capelli molto corti tagliati in modo piuttosto grezzo; molto diverso dai capelli accuratamente arricciati e impomatati che lo stile vedrà in seguito.

Nel 1802, il “Journal de Paris” riportava che più della metà delle donne benestanti e alla moda avevano tagliato i propri capelli o facevano uso di una parrucca con lo stile alla titus; infatti, tale moda coincise con il ritorno delle parrucche, il che facilitò la sua diffusione, sia perché le donne per essere alla moda non dovevano per forza tagliarsi i capelli ma potevano benissimo indossare una parrucca, sia perché le parrucche alla titus, essendo più corte, potevano lavarsi ogni giorno, a differenza delle altre parrucche sempre vittime di pidocchi e germi di ogni tipo.

Portrait de la contesse Fouler de Relingue

Madame Arnault de Gorse, ritratto di Louis – Leopold Boilly

Johann Friedrich August Tischbein, ritratto di Amalie Wolff-Malcolmi

Alcuni hanno ipotizzato che il taglio alla titus avesse a che fare con “le bal des victimes”, i balli delle vittime, che presumibilmente hanno avuto luogo dopo il periodo del Terrore (1793-94). A questi balli erano ammessi solo parenti delle vittime e loro erano chiamati a dimostrare la loro solidarietà con le vittime attraverso il loro abbigliamento: le donne potevano portavano un laccetto rosso intorno al collo a simboleggiare il collo tagliato o indossavano accessori dai chiari riferimento alle esecuzioni o ancora, si tagliavano i capelli “alla titus” cosi come alle vittime venivano tagliati per assicurarsi che la lama della ghigliottina scendesse pulita attraverso il collo. Purtroppo di questi balli non esistono prove certe, i contemporanei non ne parlano e la storia non divenne popolare fino al 1820.

Orecchini con ghigliottine, del periodo del Direttoria, Musée Carnavalet.

Gli uomini continuarono usando il taglio alla titus, lo stile perse il suo lato controverso dopo la caduta di Robespierre e divenne la norma sotto Napoleone; infatti chi non si tagliava i capelli era perché ancora sperava in un ritorno della monarchia cosa sicuramente mal vista dai repubblicani.

Ritratto di Jean-Baptiste Paulin Guérin, 1801 realizzato da Robert-Jacques-Francois-Faust Lefevre

Ritratto di un uomo giovane di François-Xavier Fabre. 1809

Il taglio e la parrucca alla titus femminile fu un fenomeno commerciale ben illustrato nelle riviste per donne dell’epoca; dal taglio grezzo del ritratto di Guérin attraverso una resa sempre più femminile verso l’inizio del XIX secolo, con l’utilizzo di accessori come nastri e fiori e una sapiente piega dei riccioli attorno al viso, seguendo l’antica mitologia e rendendolo più accettabile come un taglio femminile.

Costume Parisien

Ritratto di Thérésa Tallien, di François Gérard, 1804

Nel frattempo furono creati una grande serie di accessori per coprire, quando opportuno, l’intrepido taglio; si trattava per lo più copricapi chiamati “cache – follies” che letteralmente significavano copri pazzie, perché il taglio alla titus era percepito come una vera e propria follia dai più.

Georges-Jacques Gatine. “Les Titus et les Cache-folie, le Bon Genre No. 39,” La Mésangère. Print. 1810. Bibliothèque Nationale de France

Il taglio alla titus femminile, ebbe molti detrattori, soprattutto uomini che lo vedevano come il desiderio femminile di contestare l’autorità maschile, per non parlare della confusione dei sessi che esso provocava nonostante la moda del periodo prevedesse abiti particolarmente femminili.

James Gillray, “The Progress of the Toilet…Dress Competed.” Hand colored etching. February 25, 1810. From the British Museum.

Le donne, forse per sentirsi partecipi ai tempi che cambiano, per sfidare gli uomini o per un semplice capriccio dettato dalla moda, continuarono incuranti con la moda del taglio alla titus fino al 1810 ca, quando esso è stato completamente abbandonato in favore di acconciature alte e complesse per le quali era indispensabile avere i capelli i più lunghi possibile.

 

Ana Muraca

Bibliografia:

Usurping Masculinity: “The Gender Dynamics of the coiffure à la Titus in Revolutionary France” , Jessica Larson

https://timeline.com/french-revolution-haircut-guillotine-83fa3e370d05

http://shannonselin.com/2015/05/coiffure-a-la-titus/