Oggi parliamo di un film che è passato un po’ in sordina, almeno in Italia, ma che grazie all’interpretazione, ai costumi e alla storia che racconta, merita di essere considerato più da vicino; stiamo parlando di Colette.

Probabilmente a molti di voi il nome Colette (Sidonie-Gabrielle Colette) non dice molto, ma in Francia è un’icona nazionale, scrittrice, attrice di music-hall, autrice e critica teatrale, giornalista e caporedattrice, sceneggiatrice e critica cinematografica, estetista e commerciante di cosmetici; Colette fu una delle figura più in vista, ma anche scandalose della Belle Epoque.

 

Questo film diretto da Wash Westmoreland e interpretato da Keira Knightley, racconta la sua vita (1873-1954)da quando era una ragazza che viveva con la sua famiglia nella campagna francese e inizia una relazione con colui che da li a poco diventerà suo marito, il sofisticato scrittore parigino conosciuto come Willy, fino a quando diventa una scrittrice e in seguito attrice di successo.

 

I più di 50 costumi, creati dalla costumista Andrea Flesch per il personaggio di Colette, furono studiati nei minimi particolari, ci è voluto più di un anno di ricerca, fotografie, dipinti e gli stessi scritti di Colette per delineare il suo guardaroba. Molti, sono abiti originali dell’epoca, altri sono riproduzioni di abiti veramente indossati da Collete, come il costume egiziano che indossa nel suo spettacolo.

 

La gamma di colori utilizzati per lei, è pulita e semplice: gialli luminosi, grigi che arrivavano fino al marrone e il classico bianco e nero; fin dall’inizio si decise che Keira non avrebbe indossato il corsetto; la sua linea doveva avere un equilibrio tra la sua fragilità molto femminile e la sua forza maschile. Invece della moda dell’epoca, Colette stabilì uno stile inconfondibile fatto di culottes in bianco e nero, all’epoca le donne le indossavano solo per il ciclismo, semplici camicette, cravatta, giacche corte e infine, quando inizia una relazione con la Marquise de Belbeuf, abiti da uomo.

Le spille di Colette, sono il fulcro letterale dei suoi look: una spilla di uccelli del paradiso attaccata su un abito bianco simboleggia l’amore; un galletto fa riferimento alle sue radici e al conflitto interno sulla sua nuova vita a Parigi; e un ornamento di bulldog funge da inno al suo amato animale domestico, Toby Chien.

Al di la dei costumi, Collette è un film che merita, parla di una donna forte che in un epoca molto restrittiva, riesce a farsi valere e a parlare con la propria voce.

Ana Muraca

Sitografia:

https://www.vogue.co.uk/article/colette-costume-designer-interview-andrea-flesch

https://www.grazia.it/moda/tendenze-moda/colette-film-2018-keira-knightley-look-costumi

‘Colette’ Costumes Were Driven by an Obsession Over Details