Chi tra noi, appassionati del costume, non vorrebbe avere una collezione di abiti antichi, toccarli, sentire il loro profumo, studiarli e magari anche indossarli? La nostra ospite di oggi non solo ne ha una con più di 1000 pezzi, ma le ha anche dedicato un bellissimo sito chiamato “Abiti Antichi

Intervista a Camilla Colombo

D/ Lei ha creato un sito, dove è possibile non solo vedere parte della collezione, ma anche imparare sulla storia del costume, vedere foto d’epoca e persino comprare alcuni pezzi; com’è sorta l’idea di farlo?

R/ Quella di abiti è una collezione che non ti godi. Non puoi tenerla esposta in casa perché i capi si deteriorerebbero. Volevo trovare un modo per condividerla e poterla godere, senza far correre rischi agli abiti esponendoli e maneggiandoli continuamente, da qui l’idea del sito e della galleria fotografica.

D/ La collezione comprende pezzi che vanno dalla fine del XVIII secolo fino agli anni trenta del novecento, come o perché ha scelto questo periodo di riferimento?

R/ La scelta del periodo d’inizio, la fine del XVIII secolo, è stata in realtà più un obbligo che una scelta. E’ quasi impossibile trovare capi precedenti sul mercato antiquario, se non molto rari e a prezzi proibitivi.
Invece il 1930 come anno finale della collezione è stata una scelta ponderata. La prima guerra mondiale segna una profonda frattura nella moda europea. I capi posteriori alla guerra, sono concepiti e costruiti secondo una mentalità ormai moderna, analoga a quella attuale. Questo fa sì che mi appaiano meno affascinanti e quindi non abbia interesse a collezionarli. Ho raccolto comunque alcuni capi del primo decennio posteriore alla guerra come “conclusione” del percorso che la collezione illustra.

1904 Abito in due pezzi (corpino e gonna).

D/ Com’è diventata una collezionista di abiti antichi?

R/ Ho sempre amato, fin da piccola, la storia del costume. Nel 1999 ho trovato per caso, su un mercatino, un abito antico in ottime condizioni e me ne sono innamorata. Prima di allora avevo acquistato piccole cose d’epoca, come un busto, o un corpino, ma sempre con la scusa di poterli utilizzare in un futuro come costumi per feste in maschera. Questa volta questa scusa non reggeva: l’abito era minuscolo e non avrei mai potuto entrarci. Per acquistarlo, anche considerando che non costava poco, dovevo trovare un altro motivo, e così, su due piedi, ho deciso di collezionare abiti…e da allora non ho più smesso. Un anno dopo avevo già un centinaio di pezzi.

D/ Come ha imparato il mestiere? Esistono riviste, libri o corsi specializzati?

R/ Esistono corsi di storia del costume, e anche corsi più tecnici di catalogazione, conservazione, esposizione e immagazzinaggio di tessili antichi.  Io ho cercato di approfondire il più possibile le mie conoscenze in questo campo frequentando diversi corsi in questi campi, ma anche studiando su libri specializzati. Il limite maggiore è che l’editoria specialistica in italiano è ridottissima, e quindi è indispensabile rivolgersi ampiamente alle pubblicazioni in lingua inglese.

1886 Abito in due pezzi (corpino e gonna) . Corpino in seta chine’ con profili in velluto blu. Gonna in seta avorio con inserto in velluto blu.

D/ Come sceglie gli abiti da comprare? Dove li trova? Che cosa succede dopo che li ha comprati?

R/ Ho acquistato i miei abiti nei modi più disparati: da rivenditori specializzati, ad aste (sia dal vivo che online), da privati, a mercatini dell’usato… Perché un capo attiri la mia attenzione, devo trovarlo bello (antico non vuol dire necessariamente di buon gusto), deve essere in un buono stato di conservazione, e deve essere qualcosa che nella mia collezione ancora manca (o per lo meno non è già presente in abbondanza).
Una volta acquisito un capo, lo fotografo, ne inserisco i dati nel database della collezione, e quindi lo ripongo con cura. Se c’è il dubbio che possa avere dei parassiti (tarme per esempio), gli faccio prima passare un periodo di “quarantena” sigillato con la canfora.

D/ Oltre gli abiti, che altro tipo di oggetti colleziona? Qual è l’oggetto più bizzarro che ha?

R/ Colleziono tutto quello che riguarda l’abbigliamento femminile, quindi abiti, accessori, biancheria, ma anche oggetti da toilette, necessaire da cucito e simili. A questo si aggiungono, in misura molto minore, abbigliamento maschile del XVIII secolo, e abbigliamento infantile. Inoltre raccolgo, come documentazione, riviste di moda, cataloghi di grandi magazzini e foto, databili allo stesso periodo di cui colleziono l’abbigliamento.
Forse i pezzi più bizzarri sono i “trucchi” che le nostre antenate usavano per migliorare l’aspetto fisico, come le imbottiture per il seno o per il fondoschiena.

Sellino del 1888

D/ Come conserva i suoi abiti? Come ha imparato a farlo? Quali sono le cose principali di cui bisogna avere conto per conservare un oggetto antico?

R/ Ho seguito alcuni corsi sulla conservazione dei tessili antichi, in quanto si tratta di oggetti molto delicati che se non sono conservati in modo appropriato possono deteriorarsi molto rapidamente.
In linea generale, è bene ricordare che un tessuto antico non va mai tenuto esposto alla luce o alla polvere, e che le pieghe nette si trasformano spesso in tagli. Si tratta poi di capi spesso pesanti, che quindi non andrebbero tenuti appesi.
Idealmente, un abito antico dovrebbe essere conservato in un ambiente buio, disteso senza pesi sovrastanti, e avvolto in carta velina bianca del tipo privo d’acido.

D/ Esistono dei “falsi” per cosi dire, tra gli abiti antichi? Come si possono distinguere da un pezzo originale?

R/ I falsi nati con l’intento di ingannare gli acquirenti quasi non esistono. Non è un mercato abbastanza ricco da generare questo tipo di truffe. Esistono però costumi teatrali che un occhio inesperto può confondere per capi originali. Verificare la costruzione interna può aiutare a distinguere un originale da un costume, se si hanno dei dubbi, in quanto è raro che un costume teatrale abbia la cura nei dettagli di un abito vero.
E’ bene fare attenzione anche a capi originali modificati per utilizzarli come costumi, in quanto queste modifiche, se pesanti, ne influenzano pesantemente il valore.

1895 Abito da ricevimento in due pezzi (corpino e gonna) in velluto di seta fucsia , raso di seta avorio e tessuto chine’.

D/ Parliamo di prezzi: quanto può costare un abito o un accessorio? Di cosa dipende il valore di un pezzo antico?

R/ Ad influenzare il valore è, chiaramente, in primo luogo l’epoca, ma è determinante anche lo stato di conservazione. Un abito molto danneggiato o rimaneggiato perde rapidamente gran parte del suo valore.
Più raramente, il prezzo è influenzato dall’etichetta (ma sono pochi i nomi “di valore” precedenti alla prima guerra mondiale) e dall’appartenenza, se il capo è riconducibile in modo certo ad un personaggio famoso.
I prezzi variano molto fra tipologie ed epoche di prezzi e accessori, inoltre in Italia, dove il mercato non è per nulla vivace, non c’è una stabilità di mercato tale da poter dare valutazioni certe. Per fare un esempio, ma prendetelo per quello che vale, un abito da giorno di fine ‘800 in buone condizioni ma senza caratteristiche eccezionali può costare fra i 300 e i 600 euro direi.

D/ Il collezionismo e la conservazione della collezione devono essere molto costosi, come si finanzia?

R/ Ho un lavoro, che nulla ha a che vedere con la collezione. Non è una passione che porti denaro, o per lo meno io non ho trovato un modo.

D/ Che dati curiosi ha imparato sulla storia del costume facendo questo mestiere?

R/ Numerosi. La storia del costume è estremamente interessante e affascinante. Forse uno dei capi più curiosi è il busto, e tutte le leggende vere e false che gli sono legate, e come sia uno specchio del ruolo femminile nella società.

Busto in miniatura, probabilmente parte di un campionario, con un’inusuale stringatura frontale

 

D/ Ci può dare un ultimo consiglio per chi vorrebbe iniziare una collezione di abiti antichi?

R/ Non credete mai ciecamente a quello che vi dice il venditore in merito all’epoca del pezzo. Spessissimo i venditori sono ignoranti in materia ma si spacciano per esperti, e danno per certe datazioni improbabili Non credete neppure alle informazioni tramandate nelle famiglie. Affermazioni come “questo era l’abito da sposa di mia nonna quindi è del 18XX” spesso sono cognizioni tramandate in modo errato. Se volete cominciare a collezionare, studiate, studiate, studiate, e diventate voi gli esperti.

 

Grazie Camilla per questa bellissima intervista.

 

Per chi volesse approfondire, questo è il link per Abiti Antichi

 

Intervista di: Ana Muraca