Chi lo avrebbe mai detto che un gioiello, anzi un gioiello non prezioso potesse cambiare la vita di una persona? Eppure è successo a Erika Zacchello, collezionista di “Costume Jewelry”, autrice di un libro e blogger, oggi risponde per noi ad alcune domande che ci introdurranno a questo meraviglioso mondo.

 Cos’è un gioiello non prezioso? Qual è la differenza tra il gioiello non prezioso, la bigiotteria e la costume jewelry?

In realtà questi sono tre termini differenti che si riferiscono allo stesso tipo d’oggetto con lievi sfumature di significato. La bigiotteria, nasce nell’Europa del Settecento, epoca in cui i nobili commissionavano copie dei propri gioielli da portare in viaggio, per non correre rischi in caso di furto. Nell’Ottocento molti artigiani europei, tra cui moltissimi italiani, emigravano negli Stati Uniti d’America e qui, in particolare a Providence nel Rhode Island, con l’abilità orafa europea, la produzione di bigiotteria raggiunge livelli altissimi e riscuote un enorme successo.
Durante la Seconda Guerra Mondiale a causa del blocco dei flussi d’informazione, si sviluppa un gusto peculiare che contraddistingue e identifica la costume jewelry americana. In Italia il termine bigiotteria ha un’accezione negativa e rimanda un po’ al concetto di “junk jewelry”, per questo si preferisce utilizzare il termine costume jewelry (che rimanda alla produzione industriale in serie) o al termine gioiello non prezioso (che può essere riferito anche a gioielli di produzione artigianale di pezzi unici).

Qual è il fascino dei gioielli non preziosi? Perché collezionarli?

I gioielli non preziosi, a differenza di quelli preziosi, essendo creati con materiali senza un valore intrinseco, non sono limitati da tecniche particolari – si pensi alla lavorazione di oro e platino – o vincolati dal prezzo della materia prima, e consentono quindi ai designer di sbizzarrirsi in dimensione e quantità di materiale. E’ così che hanno modo di nascere, ad esempio, le grandi spille da cappotto degli anni 40 con grandi cabochon in lucite: grande scena, estrosa creatività ad un piccolo prezzo.

 Com’è iniziato il tuo percorso lungo la collezione e lo studio del gioiello non prezioso?

 La mia collezione di bijoux americani nasce nel maggio del 2003 un po’ per caso, senza la consapevolezza del fatto che influenzerà molto la mia vita futura.
Un giorno per curiosità mi iscrivo ad eBay, il portale di aste on-line, e casualmente imbatto in un negozio che vende gioielli non preziosi molto particolari, si tratta di bigiotteria americana degli anni ’50. Rimango immediatamente affascinata dalla bellezza artistica, dai motivi originali e dai materiali utilizzati che vanno dalle perle sintetiche ai cristalli colorati, dal metallo nei più diversi colori alla plastica.

Come prima cosa mi accingo a fare i miei primi acquisti su eBay, voglio toccare con mano queste piccole meraviglie ed allo stesso tempo mi do alla lettura cercando materiale sull’argomento. I testi disponibili sono quasi tutti in inglese in quanto questa realtà in Italia è ancora un piccolo embrione mentre all’estero, ed in America soprattutto – terra di origine del i bijou di fantasia – è una vera e propria realtà. D’allora continuo incessantemente a leggere, a selezionare, acquistare, collezionare.

 Raccontaci qualche dato curioso sui gioielli non preziosi.

Esistono diversi aneddoti curiosi relativi alla costume jewelry americana. Uno di quelli che amo di più è il motivo per il quale le donne americane, per decenni, prediligono gli orecchini a clips piuttosto che gli orecchini con perno per lobo forato. Se vi troverete ad analizzare, infatti, gli orecchini vintage americani, dagli anni 30 in poi, noterete che quasi nessuno è pensato per un foro alle orecchie. Questo perché le donne americane, nonne e madri dei più celebri designer di costume jewelry (pensiamo ad esempio a Gene Verri per la Coro) quando emigrando dall’Europa sbarcarono poveri e senza un futuro certo, in a America, avevano i lobi forati. Per esorcizzare questo evento, legato alla povertà e alla precarietà, da allora per le donne americane vennero pensati orecchini a clip.

Come possiamo identificare un gioiello non prezioso di valore da uno che non lo è? Quanto può costarne uno? Di cosa dipende?

Un gioiello non prezioso, non essendo tale, non ha un valore oggettivo, il suo valore viene determinato da fattori di mercato, quali la reperibilità (che dipende molto dalla tiratura di produzione dei tempi), quindi la sua collezionabilità, il prezzo di mercato ai tempi di produzione, la firma e le condizioni. E’ il collezionismo a determinarne il prezzo. Il costo di un bijou americano vintage può variare da pochi Euro a diverse centinaia.

Com’è il collezionismo italiano dei gioielli non preziosi?

Il collezionismo di costume jewlery in Italia ha preso piede molto recentemente, potrei dire che è passato da collezionismo di nicchia a collezionismo più diffuso dal 2005. Ovviamente, il gusto dei collezionisti matura collezionando. Tendenzialmente una delle prime scoperte del collezionista italiano è il brand Trifari, da noi molto diffuso, ma man mano si appassiona iniziando a scoprire brand più di nicchia. Rispetto a quando ho iniziato a studiare questo argomento, il collezionismo è molto cresciuto anche da noi e mi trovo a ricevere, attraverso al blog, domande sempre più interessate di brand poco noti  e ricercati.

 Parlaci della tua collezione: di quanti pezzi è composta, che periodo cronologico comprende, quali sono i tuoi pezzi preferiti.

La mia collezione di bigiotteria americana inizia nel 2003 e conta oggi circa 300 pezzi. Acquisto i miei bijoux on line e nei mercati dell’antiquariato, soprattutto da venditori americani, inglesi e francesi.  Nel Dicembre del 2009 la mia collezione di bijoux americani vince il premio “Giovani Collezionisti” indetto dal Museo Civico di Torino, Palazzo Madama. I pezzi che prediligo sono quelli della Sarah Coventry perché amo ricercare i bijoux basandomi sui cataloghi dell’epoca e perché apprezzo il valore sociale che questi accessori hanno avuto nella storia dell’emancipazione femminile.

Nel 2010 hai pubblicato il libro: “Il Bijou nel sogno Americano” nel quale parli della bigiotteria americana, del suo impatto nella società e del ruolo che ha avuto nel percorso dell’emancipazione femminile.  Raccontaci di questa esperienza.

Nel mio libro tratto nello specifico di un brand, la Sarah Coventry. L’importanza di questo brand è determinata dall’impatto sociale che ha generato la distribuzione del prodotto. Le donne americane, presentatrici del brand Sarah Cov., infatti, iniziano a lasciare per alcune ore al giorno le proprie case, per recarsi nelle case di altre donne al fine presentare e vendere questi gioielli attraverso un catalogo. Non solo si sviluppa la vendita diretta (che era stata avviata poco tempo prima da Avon), ma si avvia un processo di emancipazione femminile che consente alla madre di famiglia di avere un piccolo guadagno, di relazionarsi diversamente in società, senza trascurare la famiglia. E’ sicuramente un primo caso che non ha eguali.

 Hai un blog che si chiama: Cultura del gioiello.com, cosa ti ha spinto a crearlo, di cosa parla, quale risposta hai avuto dal pubblico in generale.

Frequentando il mondo dei mercati dell’antiquariato mi sono accorta che il collezionismo in Italia, stava crescendo e, con esso, la voglia di scoprire e imparare sempre di più sull’argomento. Allo stesso tempo esistono pochi ricercatori in italia sul tema e, avendo fatto ricerca per la tesi di laurea ed essendomi appassionata a questo tema, ho deciso di realizzare un libro e il blog per trattare questi argomenti, dando un taglio più vicino alla nostra cultura. Esistono da anni libri pubblicati da case editrici americane molto interessanti, che danno però un taglio molto più commerciale e meno sociologico dell’argomento. Lo scopo del libro è stato quello di cercare di colmare questo vuoto, per soddisfare anche i collezionisti più curiosi.

Tra i nomi più noti della costume jewelry ci sono: Coro, Sarah Coventry, Trifari, Kenneth Jane Lane, quale possiamo dire che è il tratto distintivo di ognuno di loro? 

Cerco di definirti questi brand in alcune parole chiave:

Coro: Ricerca stilistica, design e alta qualità. Trifari: bijoux classici e senza tempo. Sarah Coventry: bijoux democratici, per tutti, che entrano nelle case delle donne americane. Kenneth jay Lane: il bijoutier delle star che realizza gioielli eccessivi e stravaganti.

 Quando il gioiello non prezioso smise di essere un falso per diventare una valida alternativa e persino di moda?

Il gioiello non prezioso negli Stati Uniti, acquisisce ben presto una dignità propria. Negli anni 40, con lo scoppiare della Guerra, sarebbe eticamente sconveniente ostentare gioielli preziosi. Ecco che i gioielli fantasia acquisiscono la loro dignità. In Italia è molto diverso; il mito dell’oro rimane in auge per molti decenni e, si può dire che solamente dalla fine degli anni 90 il bijou inizia ad essere considerato un prodotto con un’identità propria e non un misero fake.

Quale gioiello ti ha catturato maggiormente, e perché ? intendo soprattutto per i materiali usati e la tecnica?

Adoro le plastiche, sono molto affascinata dalle bakeliti dell’inizio del Novecento e dalla lucite dei bijoux anni ‘50/’60. Amo questo tipo di accessori perché non vogliono sembrare ciò che non sono e si manifestano con orgoglio come dei “chiaramente falsi”, orgogliosi del proprio valore artistico.

 

Erika è stato un piacere conoscerti, vedere parte della tua collezione e capire un po’di più sul mondo del gioiello non prezioso; grazie dalla tua disponibilità.

 

Intervista di: Ana Muraca