L’aigrette è capace di attirare l’attenzione su chi la indossa, anche in una stanza affollata, essa è stata usata per secoli come segno di potere e di benessere economico.

Stiamo parlando di un gioiello da portare in testa, indossato da uomini e donne, nel quale viene inserita una o più piume, spesso dell’airone bianco (aigrette in francese significa pennacchio) .

Maharaja di Mysore, al V&A Museum

La sua origine risale ai turbanti indiani del XII secolo che erano spesso decorati con un’imponente aigrette; la moda arrivò in Europa diffondendosi a partire della fine del XVI secolo, applicate non più ai turbanti, bensì a cappelli e acconciature.

Disegno per un'aigrette a cinque piume di Arnold Lulls 1585-1640 al V&A

Disegno per un’aigrette a cinque piume di Arnold Lulls 1585-1640 al V&A

Una delle prime testimonianze di questa moda in occidente è il libro di schizzi di Arnold Lulls, realizzato tra il 1585 e il 1640 (oggi conservato al V&A museum), dove compare una serie di aigrette, dove la piuma era realizzata con delle pietre preziose. Nel XVII secolo, l’aigrette fu il gioiello prediletto delle donne per esibire il loro benessere economico: aveva spesso la forma di un bouquet di fiori, montato su steli mobili composti da gruppi di pietre preziose in oro smaltato.

Aigrette di Maria Antonietta 1775-20

L’aigrette era ancora nel XVIII secolo un gioiello importante, generalmente realizzato come un bouquet delicato formato da pietre preziose e indossato con fili di perle tra i capelli.  Persino Maria Antonietta aveva commissionato un ritratto con un’aigrette in testa.

La Belle Assemblee, abito da passeggio, 1809

L’importanza dell’aigrette non sfuggì nemmeno a Napoleone che, nel suo tentativo di creare un’etichetta e una gerarchia degne del suo nuovo impero, decretò quale ordine dovesse esistere in araldica, come in ogni altro ramo dello Stato.  Possiamo citare diversi esempi in cui a differenziare il rango nobiliare, oltre che il materiale del cappello, era l’aigrette: dorata con sette piume di struzzo per i principi, cinque penne per i conti, tre piume per i baroni e cosi via.  Persino la madre di Napoleone indossava un’esuberante aigrette il giorno dell’incoronazione del figlio. Anche Giuseppina Bonaparte ricevette in dono dalla Sultana Ottomana una preziosissima aigrette di diamanti con la scritta: “La regina dell’est abbraccia la regina dell’ovest”.

Aigrette di diamanti, opera di Oscar Massin, fonte Sotheby’s

Per un breve periodo l’aigrette fu fuori moda per tornare con grande forza dal 1860 grazie a Oscar Massin, gioielliere belga che le rilanciò sotto forma di farfalla, di serpente, di germoglio e di mazzolini, con o senza piume.  Un ottimo esempio dell’aigrette di questo periodo è quella realizzata da Tiffany nel 1876 per l’Esposizione del Centenario a Filadelfia a forma di penna di pavone con al centro il famoso diamante.

Aigrette vittoriana

Nel 1890 l’aigrette completa di piume divenne l’ornamento più popolare di tutti; esso era il complemento dei turbanti orientali  e indossato anche nei balli in maschera, molto popolari all’epoca.  Le aigrettes di Cartier divennero il complemento essenziale degli abiti da sera di Worth.

Tiara-aigrette, Cartier 1913

Durante i primi anni del novecento, la moda femminile cambiò radicalmente grazie alla crescente influenza di creatori di moda come Poiret. Ispirati dall’ondata di orientalismo portata dai Balletti Russi, crearono una moda più libera, leggera e fluida. Una cosa però rimasse uguale: la predilezione per l’aigrette, non più rigida e pesante, ma leggera con piume di struzzo e di airone.  Sfruttando l’ondata di orientalismo dell’epoca, Cartier creò aigrettes riproducendo motivi traforati arabi, medaglioni da tappeto persiano, motivi cinesi a forma di gong e con il motivo indiano a “serpech”, indossati in tutte le cerimonie, balli e feste dall’America all’Europa.

Louise Brooks 1920

Negli anni venti, l’aigrette acquisisce ancora più forza, essa diventa uno degli accessori prediletti delle giovani e ribelli flapper ma a differenza delle loro madri e nonne, le loro aigrette non saranno indossate in cima alla testa in sfarzose tiare e diademi, bensì su delle semplici fasce proprio in cima alla fronte. Le piume, ormai vere e non ricreate con pietre preziose, seguono il frenetico movimento del loro corpo mentre si scatena in un charleston. In questi anni, Cartier e Tiffany hanno creato decine di stili diversi; molte avevano un tocco di art déco, come quella con il motivo a fontana, o quella a fasci di raggi, altre invece, conservarono le caratteristiche del periodo precedente.

Principessa di Monaco

Nei decenni seguenti la loro fortuna andò scemando fino a quasi scomparire negli anni quaranta, anche se talvolta i reali del mondo ci sorprendono esibendo una bellissima aigrette, come quella che la principessa di Monaco Charlene indossò durante la cena del suo matrimonio, un esemplare magnifico, realizzata nel 2011 dal gioielliere Lorenz Bäumer.

Ana Muraca

 

Bibliografia:

Hans Nadelhoffer, “Cartier”, Federico Motta Editore, Milano, 2007

Clare Phillips, “Bejewelled by Tiffany, 1837-1987”, Published in association with The Gilbert Collection Trust and Tiffany & Co. 2006

J. Anderson Black, “A history of Jewelry”, Park Lane, New York

Rose Leiman Goldenberg, “Antique jewelry”, Crown Publishers, Inc, New York