Il XX secolo fu un periodo pieno di movimenti giovanili, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra; infatti è questo il periodo in cui gli adolescenti cominciano ad avere un’importanza rilevante nella società , perché grazie al consumismo, hanno un potere di acquisto e quindi anche molta più libertà e influenza sul mercato. Questi gruppi di giovani, si accumunano adottando certi atteggiamenti, pensieri, filosofie, abbigliamento, musica, ecc., identificandosi con le vittime di qualcosa, per esempio con le minoranze raziali; oppure contro qualcosa, come può essere lo stesso consumismo; alcuni nascono addirittura come reazione alla cultura giovanile precedente. A sua volta, con gli stereotipi da loro adottati, influenzano la musica, la televisione, il cinema e la moda. Queste culture tipicamente occidentali, possono avere una maggiore o minore diffusione in altri paesi, e questo grazie al cine, alle riviste e più tardi alla televisione, che promuovono questi ideali di angoscia, non conformità, apatia, ambivalenza, ribellione e cinismo che identificano in genere queste culture.

Per il ciclo sugli anni 50, vi proponiamo la cultura giovanile degli Esistenzialisti:

Siamo nella Parigi del secondo dopoguerra, in particolare nelle caves di Saint-Germain-des-Prés,  luogo di ritrovo di gruppi di giovani che cercano di riprendersi gli anni di vita spensierata che la guerra gli ha portato via, sembrano esseri cupi, depressi, sporchi e squattrinati; vivono alla giornata, vanno contro il consumismo, perché non credono che esso possa essere la risposta ai problemi del mondo, infatti, barattano in libri e vestiti usati, hanno sempre una sigaretta tra le labbra, ascoltano jazz e non si curano affatto del proprio aspetto, parlano di poesia, musica e letteratura, e anche se non conoscono a fondo l’esistenzialismo, si fanno chiamare esistenzialisti, perché coincidono con il pensiero pessimistico, sfiduciato e di non credere in nulla di figure come Sartre, al quale gli viene affidata la paternità  del movimento, anche se di questi giovani egli non sapeva granché.

Questi, sono gli stessi anni del New Look di Dior, donne avvolte in metri e metri di stoffa di colori pastello, viso candido, capelli biondi impeccabilmente acconciati, casalinghe eleganti ad ogni momento della giornata che curano scrupolosamente ogni singolo dettaglio della loro vita perfetta; tale stereotipo non faceva per gli esistenzialisti, loro erano ribelli, giocavano a fare i falliti, fuggivano ad ogni responsabilità  e volevano differenziarsi nettamente dei loro genitori; por ciò scelsero il total look nero per il loro abbigliamento, colore fin ora mai usato per i giovani, connotazione di lutto e di morte.

Questi ragazzi tormentati andavano a piedi nudi, oppure usavano sandali o scarpette da tennis, i maschi sfoggiavano una chioma incolta e la barbetta, indossavano maglioni di collo alto, camicie a scacchi sopra i pantaloni dismessi dei soldati americani, impermeabili chiari di linea sciolta e talvolta anche degli occhiali oscuri, come se la luce fuori le caves fosse troppo per i loro occhi.  Le ragazze andavano in contro tendenza rispetto all’immaginario maschile dell’epoca, pensiamo alle pin up piene di curve, allegri, colorate e disponibili; invece loro erano magre, con lo sguardo lontano, e distante, l’apparenza misera e l’aspetto trascurato; Il pallore del loro viso evidenzia una vita vissuta per lo più di notte, gli occhi palesemente truccati con l’effetto smokey eyes per accentuare le occhiaie; indossavano fuseau attillati neri insieme a capi maschili (maglioni e camice oversize), capelli oscuri, lunghi e spettinati, con la frangetta.  Tutte queste caratteristiche si possono sintetizzare nel nome di Juliette Gréco, la musa ispiratrice del movimento che cominciò la sua carriera cantando nei sotterranei di Parigi e che diffuse la moda”esistenzialista” nel mondo.

In questi sotterranei, luoghi spogli, bui dall’atmosfera rarefatta dal fumo delle sigarette, si beveva a fiumi, si fumava, si ballava e si parlava animatamente e agli occhi degli stranieri, soprattutto americani, che iniziano ad arrivare, gli esistenzialisti si divertono davvero tanto, nonostante quell’area di insoddisfazione e noia che li circonda.  Sarano poi loro, gli americani a riportare in patria il mito esistenzialista, avviando cosi movimenti nei bar del Greenwich Village a New York e in quelli di North Beach a San Francisco, come quello de Beat e dei Beatnik.

Ma a questo punto, siamo già  negli anni 50 inoltrati, il fenomeno comincia ad esaurirsi, le caves: quegli ambienti bui, intellettuali, e divertenti, sono invasi da turisti, curiosi e adulti, che vogliono vedere i famosi “enfants terribles” di Saint-Germain-des-Prés ; quei giovani ai quali era stato affibbiato dalla stampa tutto quanto veniva considerato pericoloso, marginale e anarchico, e che ormai non c’erano più nei sotterranei parigini.

Ana Muraca

 

Bibliografia:

Guarnaccia Matteo, “Ribelli con Stile”, Shake edizioni, 2009, Milano.

Giorgetti Cristina, “Manuale di Storia del Costume e della Moda2, Cantini, 1992, Firenze.

Miscioscia Diego, “Miti affettivi e culture giovanili, 1999, Milano.

Weiner Susan, “Enfants Terribles: Youth and Femininity in the Mass Media in France, 1945-1968”, The Johns Hopkins University Press, 2001.

In questo link potete vedere il trailer del fil “Funny Face” con Audrey Hepburn che evidenzia i due mondi paralleli, quello dell’alta moda con il “New Look” e quello delle caves parigine con gli Esistenzialisti.