Fin dai tempi più lontani la mantella ha esercitato un certo fascino e una sorta di magia: ampia, di lunghezza variabile, senza maniche e spesso con cappuccio, è capace di coprire, nascondere e proteggere tutto il corpo. Fin da piccoli ci raccontano le favole del principe azzurro che arriva con un cavallo bianco, indossando un mantello azzurro, ma anche di cappuccetto rosso che indossa una mantella di un vistoso colore rosso per andare a trovare la nonna.

 

Nella storia della moda si sono alternate varie tipologie: da quelle più lavorate e complesse a quelle più semplici; in epoca vittoriana le signore usavano mantelline ricamate o a disegni Paisley, ma non mancavano nemmeno quelle da indossare in occasione del lutto; in questo caso erano nere o mauve ( una sorta di violetto) con minime decorazioni.

Mantellina della fine dell’800.
Foto: http://www.thejohnbrightcollection.co.uk

Dal 1910 la mantella conosce un periodo di grande fulgore con Paul Poiret, chi ispirandosi ai balletti russi e alla moda orientale, creò delle mantelle lunghe, avvolgenti, realizzate in tessuti leggeri dai motivi orientaleggianti.

1913, mantella attribuita a Paul Poiret
Foto: fripperiesandfobs.tumblr.com

 

Anche le dive del cinema americano indossavano cappe: negli anni ’20 Estelle Winwood viene ritratta con un vestito in chiffon e una cappa di Harry

Collins.

Estelle Winwood by Edward Steichen

Negli anni ’30 anche Jeanne Lanvin si cimenta nella creazione di mantelle per accompagnare i suoi abiti; la Gazette du Bon Ton dell’epoca dava notizie di questo tipo di vestiario, corredate da stampe e disegni. Nel 1936 Cecil Beaton ritrae un gruppo di modelle con lunghe cappe in raso in stile ecclesiastico create da Charles James, mentre Adrian creava per Joan Crawford una mantella in oro con cappuccio.

Joan Crawford, anni 30, indossando una mantella con cappuccio, creata per lei da Adrian

Elsa Schiaparelli divenne famosa per le sue mantelle: da quella in raso rosa forte con un sole ricamato sul retro della collezione Astrologie, fino a quella in vetro trasparente (Glass Cape) divenuta un’icona nella storia della moda. Per indossare una mantella occorre avere una personalità eccentrica e quanto mai misteriosa…. La Marchesa Casati ne possedeva infatti un’infinita quantità, firmate Poiret, Fortuny ed Erté. Cristobal Balenciaga lavorò molto sulla mantella e sulla sua drammaticità ispirandosi ai pittori spagnoli, soprattutto Goya.

Mantella realizzata da Elsa Schiaparelli negli anni 30.
Foto: parismuseescollections

Negli anni ’50 diviene di gusto più romantico, come quella plissettata bianca di Jacques Fath, indossata su un abito da sera. Negli anni ’60 diventa un capo spiritoso e disinvolto, Emilio Pucci ne crea svariate con i suoi tipici disegni. Nel 1967 Yves Saint Laurent crea una mantella in velluto nero con camicia con ruches e scarpe con fibbia di metallo.

Dovima per Vogue Aprile 1956 Dovima indossa un abito e mantella realizzati da Jacques Fath

Per Emanuel Ungaro, la mantella ha un carattere romantico: in sangallo con palline di passamaneria e reggiseno in metallo ritratta in uno scatto di Bert Stern (1969), mentre Pierre Cardin crea mantelle in jacquard che coprono completamente la testa scoprendo solo l’ovale del viso. Negli ’80 le mantelle le ritroviamo solo nelle collezioni degli stilisti giapponesi tra cui Yohji Yamamoto e Comme Des Garçons.

 

Oggi la mantella appare qua e là in qualche collezione come Alexander Mc Queen o Erdem sempre comunque con un pizzico di fascino e mistero.

 

Francesca Pavanello

Bibliografia: