La mussola é un tessuto di cotone a trama molto sottile realizzata in vari grammi e pesi. I fili di ordito e trama di questo tessuto sono poco fitti, ed é per questo che lo fa sembrare semitrasparente, simile a una garza; nella versione più leggera prende il nome di “pelle d’uovo”.

Su di essa sono state spese molte parole e leggende a non finire. Alcuni sostenevano, come gli inglesi che la citta d’origine fosse Mosul in Iraq, tesi sostenuta anche da Marco Polo nel suo libro “Il Milione”; altri che provenisse dalla città portuale indiana di Machilipatnam più conosciuta come Maisolos. Attualmente si ritiene che sia Dhaka, attuale capitale del Bangladesh la maggiore produttrice di stoffe in mussola. Infatti, durante l’impero Mughal le mussole intrecciate a mano dette Jamdani figuravano tra le esportazioni più redditizie. Già nel II secolo A.C era raffigurata attraverso statuette in terracotta della Valle dell’Indo che indossavano vesti simili alla mussolina. Nel IX secolo un commerciante arabo di nome Sulaiman iniziò a commercializzare la mussola bengalese in tutta l’Asia Centrale. Nell’antica Roma le donne ben vestite apprezzavano questo tessuto tanto che si diffuse una leggenda :” un’oncia di mussola si vendeva a Roma per un’oncia d’oro”. Ma fu durante i secoli XVII e XVIII che divenne molto popolare grazie anche al Mughal Bengal, maggiore esportatore.

In Francia Maria Antonietta indossava la sua chemise in mussola nel famoso ritratto di Vigeé LeBrun del 1783 scatenando uno scandalo a corte; mentre le Merveilleuse della rivoluzione francese inumidivano le loro vesti alla Greca in mussolina per farle aderire meglio al corpo, con conseguenze per la salute anche gravi. Queste bizzarre dame venivano chiamate all’epoca “Mussolinate”. Anche Josephine e Paolina Bonaparte erano notoriamente vestite di mussola semitrasparente, come voleva la moda dell’epoca.

Vigée-Lebrun – Marie-Antoinette

Durante il dominio inglese, la Compagnia delle Indie Orientali non riusciva a competere con la produzione di mussola in India. Per ovviare a ciò si represse la commercializzazione, la produzione, e la conoscenza venne sradicata. Secondo alcuni documenti del mercante William Bolts del 1772 tutti i tessitori di mussola furono costretti alla brutalità del taglio dei pollici, impedendo loro di intrecciare la mussola a mano. Queste spietate politiche favorirono l’importazione di mussola dall’Inghilterra e dalla Scozia, ma fu la qualità a  risentirne: il tessuto non era eguagliabile a quello prodotto a Dhaka.

Madame Récamier di Gérard François

Durante l’ottocento, la mussola era molto ricercata soprattutto per gli abiti estivi, spesso realizzati in bianco o colori molto chiari, era il tessuto ideale per le prime gite al mare.

Nel 2013 l’arte tradizionale di intrecciare la mussola a mano del Bangladesh é stata dichiarata patrimonio orale e immateriale dall’Unesco.

 

Francesca Galassini

Bibliografia:

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Muslin

The Muslin Story | The Daily Star