Blu profondo e onde fluttuanti, il vento spira forte rilasciando una brezza marina profumata e salmastra. L’Oceano è cosi: unico, inavvicinabile e increspato, originale e stupefacente come le creazioni di Capucci.

Oceano, un suo capolavoro, presentato all’Expo di Lisbona nel 1998, e divenuto nel tempo un vero e proprio simbolo della manifestazione dal titolo: Oceani, un’eredità per il futuro. L’intento era quello di responsabilizzare le generazioni alla salvaguardia dei mari. Il ministero italiano degli Affari Esteri commissiona così al sarto capitolino un’opera d’arte in tessuto, omaggio alla manifestazione concedendogli carta bianca sulla realizzazione. Per Capucci una vera e propria sfida che si realizzerà nell’atelier di plissettatura Milady di Firenze.

L’abito era composto da circa duemila piccole strisce di tessuto plissettato a vapore cotto in microfornaci in 27 sfumature di blu e azzurro, successivamente da assemblare alle strisce blu profondo fino ad arrivare al trasparente. Con Oceano Capucci tocca i più alti vertici della creatività. Il maestro, forse inconsapevolmente, evoca l’artista giapponese Hokusai e la sua Onda rappresentata in una xilografia del 1831. Il pittore raffigura un’onda tempestosa che minaccia alcune imbarcazioni nel mare.

L’abito di taffetà di seta, è stato realizzato anche per una “capuccina”, caparbia e facoltosa cliente di Correggio che lo ha voluto per una serata di gala . Per Capucci la

creatività non è mai fine a se stessa, ma è librarsi in cielo, negli spazi infiniti.

 

Francesca Galassini

Bibliografia: