Il cappello oramai non é più un semplice accessorio, ma un elemento che completa l’apparato vestimentiario. Esso può indicare lo stato sociale, o l’appartenenza a un gruppo; cambiare cappello può equivalere a cambiare pensiero; chi lo indossa può essere considerato un “prescelto” o anche possedere una sorta di invulnerabilità.


Le origini del copricapo femminile risalgono ad alcune pitture rupestri ritrovate in Algeria (8000-4000 ac) che ci mostrano alcuni copricapi a turbante. Anche i cretesi ne indossavano di vario tipo: con piume arricciate o con decorazioni a nastro, simbolo di fertilità. Nell’età classica gli uomini e le donne greche viaggiavano spesso riparandosi dai raggi solari con il Petaso di paglia; le nobildonne romane indossavano invece sul capo una reticella d’oro (reticula aurea) come si può vedere nell’affresco “Ritratto di Dama” da Pompei, I secolo D.C al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Alla fine del XII e inizio del XIII secolo le donne usavano come simbolo di regaità un velo con un ampio pezzo di stoffa che legavano sotto il mento, chiamato Wimple esso nascondeva completamente i capelli e il collo. Anche le Crespine erano molto utilizzate, esse completavano la toeletta delle dame e consistevano in retine che contenevano rotoli di capelli a cui venivano applicati piccoli gioielli.

“Ritratto di Dama” proveniente da Pompei, Particolare, Museo Archeologico Nazionale di Napoli | Foto: Gryffindor, 2008

Nel XV secolo in Francia e in Germania si diffuse la moda dei copricapi a sella, a corna e a farfalla. Alcuni dei copricapi più fantasiosi che le donne abbiano mai indossato apparvero alla corte di Borgogna, nelle Fiandre e in Baviera, tra questi vi era l’Hennin: un alto cono formato da pezzi di lino indurito tramite l’apprettatura, sostenuto da fili di ottone e rivestito di stoffe preziose. In cima a questo cono aguzzo si appuntava un velo trasparente che scendeva fino a terra. Si dice che la prima a indossarlo fu Isabella di Baviera a causa della sua perdita di capelli; con questo accorgimento e rasando completamente la fronte il capo era completamente coperto. L’hennin é raffigurato come il copricapo delle fate nelle fiabe medievali, e anche la scrittrice Christine De Pizan nel suo libro “La Citta’ delle Donne” indossa copricapi simili all’hennin. La chiesa non incoraggiava questi eccessi, anzi incitava i cristiani a insultare e umilare le donne che indossavano questi copricapi stravaganti.

Miniatura delle Cronache di Jean Froissart, inizio del XV secolo.

Durante la fine del XVII secolo la Francia divenne il centro della moda, anche grazie alla guida di Luigi XIV; uno dei copricapi più curiosi di quel’epoca si diffuse grazie alla favorita del Re: Marie Angélique de Fontages; si dice che durante una corsa a cavallo i capelli dell’amante del Re rimasero impigliati in un albero e che la dama dovette togliersi la sua giarrettiera di pizzo e pietre e legarsi la chioma. Questo stratagemma lanciò la moda di un copricapo formato da un berretto piatto di mussolla a cui erano fissati in altezza nastri e pizzi irrigiditi da filo di ferro, una sorta di torre di merletti detta Fontage. Sempre in Francia la più grande modista era Rose Bertin, Marie Antoniette era la sua cliente più importante; in quel periodo si afferma il cappello di paglia à la Pamela, con calotta bassa, tesa leggermente spiovente e rigida indossato soprattutto con abiti estivi.

Ritratto di Maria Antonietta, Vigee Le Brun

Nell’Ottocento si afferma il copricapo detto Capote ad ala incurvata; per realizzarlo venivano usati ossa di balena, che grazie alla loro flessibilita permettevano di chiuderlo e aprirlo come un portafoglio, spesso era dotato di un nastro di raso o seta che veniva legato sotto al mento. Nel 1900 all’Esposizione Universale di Parigi era presente il Padiglione Moda e le dame della Belle Epoque indossavano cappelli di ogni tipo fissati da spilloni preziosi. I modelli più in voga, dai nomi fantasiosi come Toques Bolero o Santos Dumont erano realizzati in paglia per l’estate e in velluto per l’inverno ed avevano piume applicate in pavone, marabou o struzzo che potevano raggiungere i 40 cm di lunghezza. Non era insolito inoltre vedere cappelli con appoggiati animali impagliati o vassoi con frutta di cera o vetro… A Parigi nacquero svariate e importanti modisterie, tra cui quella di Suzanne Talbot, Maison Lemarié e Caroline Reboux, già fornitrice dell’imperatrice Eugenia De Montijio, oltre a Jeanne Lanvin e Coco Chanel; quest’ultima aveva come segno distintivo la semplicità e la pulizia delle linee, in netto contrasto al grande sarto Paul Poiret che in collaborazione con la sua modista di fiducia Madeleine Panizon crea turbanti in seta laminata e iridescente da cui si innalzano aigrettes altissime. Di fatto il turbante sarà indossato da tutte le dive degli anni ’30 e ’40, da Marlene Dietrich a Greta Garbo.

Les Modes April 1908.

La prima guerra mondiale provoca una crisi profonda, anche nel comparto dei cappelli femminili; solo nella primavera del 1915 le modisterie riprendono le proprie attività mostrando anche le proprie creazioni su Vogue, sostenendo la causa degli alleati. In quel periodo i copricapi si allungano fino a divenire dei coni con piccole tese, a volte presentavano piume sui lati, in questo caso si chiamavano alla “Robin Hood”. Negli anni ’20 le flapper furoreggiavano con il loro look alla maschietta che prevedeva fisico androgino e abiti fluidi, meglio se di Jean Patou. I cappelli più in voga erano simili a elmetti, ben calzati sulle chiome nascoste; il modello più diffuso era quello a Cloche; per la sera erano di moda grandi cappelli in crepe de chine nero ornati da sobri strass. In quel periodo la maison Lanvin intoduce il tema dell’Egittomania nella moda, grazie anche alla scoperta della tomba di Tutankhamon avvenuta nel 1922. Ella propose toque in raso con infustiture in crine ricamate in filo metallico a motivi geroglifici. Se Sonia Delaunay proponeva invece nella sua boutique Simultanée cuffie in tricot o ricamate a punto lanciato per le sue eccentriche automobiliste, in italia i futuristi Balla e Thayaht progettavano bombette e sombreri con decorazioni a vortice. Molto in voga in quel periodo erano anche dei copricapi- parrucche realizzati in fili d’oro o d’argento prodotte a Firenze da Giovanni Salvadori. Ma c’era anche chi si rivolgeva agli artisti… Elsa Schiaparelli, creatrice dotata di grande inventiva creò cappelli al limite del surreale: in carta di giornale, la toque a gallina, il berretto “telescopico” fino al Cappello Scarpa con tacco maliziosamente colorato di Rosa Shocking creato per lei da Dali’ nel 1937. A metà degli anni ’30 vige la tendenza del cappello a Tamburello oppure a Berretto inclinato su un lato della testa. Le firme piu’ prestigiose dell’epoca erano Agnés, inventrice del Turban Negre e Madame Paulette creatrice del Turbante da Bicicletta.

Chicago Mail Order Catalog

Durante la seconda guerra mondiale a causa dei razionamenti i materiali sono essenzialmente di riciclo e recupero: solo fiori e velette come dettagli decorativi. Bisognerà aspettare gli anni ’50 per un vero ritorno del cappello da signora detto anche decennio d’oro del cappello. Christian Dior con la sua prima collezione denominata New Look (1947) presenta cappelli in paglia a forma di pagoda, ma nel giro di pochi anni creerà calottine in velluto o raso ornate di pietre semipreziose o in pelliccia leopardata. Anche Balenciaga e Hubert de Givenchy realizzeranno cappelli esclusivi: il sarto iberico disegnerà zuccottini tempestati di jais in stile torero, Il sarto parigino, amato da Audrey Hepburn grandi cappelli con sciarpa annodata (Tiffany Cloches) e diademi in swarowski scintillanti, da posizionare su chignon altissimi. D’altronde era l’epoca dove era fondamentale abbinare tutti gli accessori all’abito.

Audrey Hepburn Wearing A Givenchy Hat by Cecil Beaton

Dalla meta degli anni ’60 si assiste a una nuova consapevolezza: tramonta l’alta moda e nasce il pret a porter; si assiste al trionfo delle boutique a buon prezzo come Biba a Londra, nasce il fenomeno degli hippie mentre Mary Quant presenta la sua collezione di baschi in 12 colori a Parigi. Nasce lo Space look di Cardin attraverso l’utilizzo di copricapi simili a caschi da astronauta, Paco Rabanne utilizza materiali come la maglia in metallo per i suoi elmi futuristici. Negli Stati Uniti La first lady Jackie Kennedy, icona di stile indossa un tamburello (Pillbox Hat) disegnato da un giovane Roy Halston, che prima di divenire couturier dallo stile minimale creava cappelli. Negli anni ’70 a causa della recessione internazionale il cappello femminile subirà una forte flessione : ora ci si veste in jeans e con abiti di seconda mano. Bisognerà aspettare la seconda metà degli anni ’90 con artisti definiti Creative Millinery come Philippe Treacy e Stephen Jones per vedere ritornare in auge i cappelli.

Francesca Galassini

Bibliografia: