Ah… L’abito da Ballo. Quello più etereo, quello più sognato, l’abito delle fiabe…

La tradizione di indossare abiti da ballo risale a molti secoli fa, essa ha origine nel XV secolo presso la Corte di Borgogna tramite il governatore Filippo il Buono, che all’epoca dettava legge in fatto di costume.

L’arte della tessitura della seta, infatti, permise alle cortigiane di indossare lunghi abiti con strascichi ornati con pellicce preziose ( Houppellande). La vivace vita di corte dei secoli XVI e XVII con la sua attenzione verso le arti e la musica crearono un ambiente fertile per gli abiti da ballo femminili. Con l’avvento del periodo barocco l’attenzione cominciò a spostarsi alla corte di Luigi XIV; gli abiti di quel periodo presentavano gonne gonfie, con scollature e maniche bordate di pizzo e fiocchi. Avere l’abito da ballo più bello garantiva che gli sguardi fossero puntati su chi l’indossava, creando un alone di esclusività: ecco perché Maria Antonietta ne ordinava 300 all’anno indossandoli una sola volta. Si dice che quando il proletariato francese prese d’assalto Les Tuileries nel 1792 si diresse direttamente al guardaroba di Maria Antonietta, facendo a brandelli i suoi abiti, simbolo di ostentazione e ricchezza.

Immagine dal film Marie Antoinette del 2006, diretto da Sofia Coppola.

Durante la metà dell’800 l’abito da ballo presentava determinate caratteristiche: corpetto aderente, gonna a crinolina, scollature ampie e braccia rigorosamente nude o coperte da guantini. Le dame cominciarono ad affidarsi a Charles Frederick Worth, couturier di origine inglese, che all’epoca proponeva creazioni esclusive come l’abito da ballo in tulle con stelline lucenti applicate indossato dall’imperatrice Sissi. I modelli di Worth erano “segreti”, nessuno, neanche le riviste dell’epoca erano a conoscenza delle sue creazioni. Scrittori e giornalisti mantennero alta l’attenzione su di lui definendolo “Il grande Worth” avvalorando così la sua leggenda.

Ritratto dell’imperatrice Sissi, realizzato da Franz Xaver Winterhalter

Emilie Pingat, couturier concorrente di Worth, creava affascinanti abiti da ballo con incredibili decorazioni applicate a ricamo sulle grandi superfici, considerati dei capolavori del “più artistico tra gli artigiani parigini”. Pingat era noto per usare nei suoi disegni la stampa del papavero, come dimostra un abito del 1873…

Abito da ballo, Emile Pingat 1860, Metropolitan museum

Nella metà del XX secolo l’Europa era uscita distrutta dal secondo conflitto mondiale. La povertà, i razionamenti dei tessuti avevano tolto fiducia ai couturier francesi che avevano chiuso i loro atelier. Fu un giovane chiamato Christian Dior a ridare smalto alla couture francese con una collezione presentata nel 1947 che è considerata ancora oggi una pietra miliare nella storia della moda e che è stata definita New Look. Dior voleva far tornare le donne a sognare dopo anni di stenti e ristrettezze. Nella collezione inverno del 1949-50 presentò due abiti da ballo tra i più ambiti: Junon e Venus. Junon fu realizzato in tulle di seta azzurro acqua con petali ricamati di paillettes sfumate, Venus in tulle di seta grigio perla con ricami iridescenti. Entrambi i pezzi, conservati al Metropolitan Museum appartenevano alla socialitè americana Byron C. Foy.

Christian Dior, abito “Junon” 1949-50
Metropolitan museum

Christian Dior, abito “Venus” 1949-50, Metropolitan museus

Charles James, genio dell’alta moda americana ha creato alcuni degli abiti da ballo più spettacolari. Negli anni ’30 quando si esibì a Parigi per la prima volta Poiret dichiarò:” Ti passo la mia corona, indossala bene”. James era un artista che costruiva sogni; i suoi abiti da ballo erano cuciti con precisione matematica utilizzando stecche, crinoline e strutture da modisteria e anche se alcuni abiti da Gran Sera come “Butterfly” o “Clover Leaf” pesavano 15 chili, riusciva con una particolare tecnica a renderli leggeri, consentendo a chi li indossava di ballare con grazia e leggiadria. Oggi molti dei suoi abiti sono custoditi al Metropolitan Museum e richiedono delicati sforzi di conservazione in quanto estremamente fragili.

Indossare un abito da ballo rende speciali, anche sotto i riflettori, basti pensare al mondo del cinema: Gwyneth Paltrow nel 1999 ricevette l’Oscar indossando un morbido abito di taffettà rosa di Ralph Lauren.

Charles James, “Butterflie”, 1955, Metropolitan museum

Charles James, “Clover leaf”, Metropolitan museum

 

Francesca Galassini

In copertina un opera di Victor Gabriel Gilbert

Bibliografia

 

https://fashion-history.lovetoknow.com/clothing-types…/ball-dr…

Fashion History 101: The Ball Gown Decoded

Vogue: The Gown, by Jo Ellison