Come può un abito creare nel 1956 uno “scandalo”?

In quel periodo la sartoria delle Sorelle Fontana era frequentata dalle attrici da Cinecittà a Hollywood e fu in quell’anno che confezionarono per la loro Linea Cardinale un abito talare di ispirazione religiosa: il famoso abito Pretino.

Inizialmente ideato in color paonazzo, fu realizzato in nero profilato di rosso, con bottoncini, accompagnato da un cappello da monsignore con nappe e una collana a croce. L’abito entrò nel mito, ma divenne anche la pietra dello scandalo. I giornali dell’epoca intitolarono questa collezione SPQR e l’abito talare fu considerato blasfemo; il modello in origine si chiamava “Preghiera del Mattino” e fu presentato a Firenze nel 1956, raggiungendo un grande successo, ma l’uso del rosario di perle e metallo fu considerato sconveniente.

“Pretino”, Fondazione Micol Fontana

La maison Fontana era ricercatissima dalle signore che cercavano abiti neri formali per incontrare il Pontefice. Nonostante tutto, la collezione fu progettata con la benedizione della chiesa e del Vaticano, tra l’altro le tre sorelle Fontana furono invitate dal Pontefice per un’udienza privata nel 1957; ma forse lo scandalo era a Hollywood. La moda e il cinema fiorirono nell’Italia del dopoguerra, la Hollywood sul Tevere e i paparazzi non dormivano mai. Uno scrittore di viaggi all’epoca suggerì che i turisti a Roma pianificassero 20 minuti in S Pietro, 20 minuti al Colosseo e due giorni nell’atelier Fontana. Una delle clienti più famose era Ava Gardner, il suo sex appeal e il carattere a volte focoso scatenava i fotografi. Micol Fontana suggerì che l’abito pretino fosse pensato e disegnato per Ava Gardner, una sorta d’incontro tra sacro e profano.

Ava Gardner indossando il Pretino nel 1955.
Foto: www.msn.com

Qualche anno dopo Federico Fellini chiede al costumista Piero Gherardi di creare un abito simile per un’altra attrice, Anita Ekberg che lo indossa nella scena della visita in S. Pietro nel film La Dolce Vita. Questo episodio ha causato un piccolo sconvolgimento nella maison Fontana: la Gardner non fu molto felice di vedere quell’abito indossato da un’altra, ma d’altronde le tre sorelle erano all’oscuro di tutto. Si dice che Zoe Fontana s’ispirò alle divise talari dei seminaristi del collegio gregoriano romano e che Il bozzetto originale fu disegnato da un giovanissimo Renato Balestra. Così sia.

Anita Ekberg con un abito ispirato al Pretino.
Foto: Vogue.com

 

Francesca Galassini

Bibliografia:

Fondazione Micol Fontana- Lo Stile dell’Alta Moda Italiana