Oggi vi porto un articolo molto interessante sul giapponismo, ovvero l’influenza dell’arte giapponese nell’Europa del XIX e del XX secolo.

L’occidente ha sempre nutrito grande interesse per la cultura giapponese; il Giappone era stato quel luogo lontano e misterioso, isolato dal mondo dal quale non si sapeva granché, era l’immaginazione occidentale a riempire tutti gli spazi vuoti, finché nel 1854, il Giappone si apri per la prima volta al commercio internazionale. Il giapponismo ebbe inizio quando quei oggetti d’importazione furono conosciuti grazie alle fiere mondiali come quella a Londra nel 1862, a Parigi nel 1867 e quella di Philadelphia nel 1876, destando un vero interesse per una cultura cosi diversa, destinata a influenzare profondamente l’occidente.

William-Merritt-Chase-Pivoines-1897

Per quanto riguarda la moda, il giapponismo comportò un’interessante fusione; l’occidente, studiando i prodotti che arrivavano dal Giappone, ne adottò l’ornamentazione inserendola nel loro abbigliamento; presse a prestito le stoffe tipicamente giapponese per creare abiti della silhouette occidentale, presse spunto dalla comodità e fluidità degli abiti giapponesi, per modificare gli abiti occidentali, rendendoli più comodi e pratici, creando nuove categorie d’abbigliamento come il “tea gown” e alcuni soprabiti per il teatro e l’opera.

Tea Gown, 1870. The Museum at Fit

Alla fine dell’800, la Francia creò stoffe con motivi “esotici” giapponesi che furono prontamente utilizzate dai grandi couturier come Worth, diventando l’ultima moda del momento.  In quest’abito da sera di Charles Frederick Worth, la gonna è stata realizzata come fosse un’opera d’arte giapponese, con un motivo asimmetrico del sole del mattino con le nuvole.

Charles Frederick Worth C. 1894

Anche vesti tradizionali come il kimono, furono adattate al gusto occidentale e usate come vestaglia, compagnie giapponese come Lida Takashimaya realizzarono prodotti specifici per l’occidente ma dalle caratteristiche orientali.

Vestaglia, Lida Takashimaya 1904-1908 al Kyoto Costume Institute

A partire dal 1908, grazie ad altre influenze orientali come i Balletti Russi, la moda femminile cambiò drasticamente preferendo capi più ampi, comodi e che permettevano una maggiore mobilità, stilisti come Poiret e le sorelle Callot disegnarono abiti avvolgenti dalla forte impronta orientale.

Abito di Paul Poiret, 1913 The Museum at FIT

Vionnet, s’ispirò direttamente al kimono per la realizzazione dei suoi modelli, lasciando le decorazioni ingombranti e adottando una sorta di “minimalismo” dove era la stoffa stessa a ornare l’abito mediante pieghe, tagli e cuciture (come l’origami). Persino Gabrielle Chanel presse ispirazione dai motivi orientali come in questo soprabito da sera del 1927 in jacquard di seta verde e nera con motivi di crisantemi dorati. Tale semplificazione dell’abbigliamento di chiara origine orientale, portò alle forme geometriche e pulite dell’arte déco, che fecce largo uso della lacca giapponese come mezzo di espressione.

Gabrielle Chanel Soprabito da sera 1927, Kyoto Costume Institute

Il giapponismo cominciò a diminuire in prossimità della seconda guerra mondiale dove la difficile situazione portò alla volontà di rievocare un passato romantico ormai scomparso e a un forte nazionalismo, molto radicato soprattutto in America grazie al sentimento antigiapponese dovuto alle tensioni politiche durante e dopo la seconda guerra mondiale.

Ana Muraca

 

Bibliografia:

“Dalla Collezione del Kyoto Costume Institute, La Moda, Storia dal XVIII al XX secolo”, Taschen, 2003.

 

Sitografia:

http://fashion-history.lovetoknow.com/fashion-history-eras/japonisme

http://www.nytimes.com/1996/04/23/style/23iht-fash.t_1.html

https://www.brooklynmuseum.org/opencollection/exhibitions/1065/Japonism_in_Fashion#