Nonostante gli anni 40 siano stati un periodo difficile segnato dalla grande depressione economica degli anni 30 e della seconda guerra mondiale, offrono, per quanto riguarda i gioielli, un repertorio decorativo pieno di fantasia che sarà  alla base di quello del decennio successivo.La guerra condizionò solo parzialmente la produzione di gioielli, é vero che mancavano alcune materie prime e che la mano d’opera era stata impegnata nell’industria delle armi, ma l’incertezza sulla carta moneta e sui tempi che correvano, trasformarono i gioielli convertendoli nella forma ideale di trasportare ingenti capitali da una nazione all’altra.

Fino agli anni 30, la Francia fu non solo la capitale della moda ma anche del gioiello, essa era il punto di riferimento per le altre nazioni europee e oltreoceano, ne sono testimoni i grandi gioiellieri parigini dell’epoca come: Boivin, Boucheron, Cartier, Chaumet, Mauboussin, Van Cleef et Arpels, ecc.

Illustrazione di Pierre Simon per una pubblicità di Van Cleef et Arpels 1943

Per più di tre decenni, la moda del gioiello aveva visto il trionfo del platino, dell’oro bianco e dei diamanti, in quello che è stato chiamato come “gioielleria bianca”, ma con la grande depressione degli anni 30, i gioiellieri vedendo diminuire vertiginosamente i loro introiti, cercarono di conquistare nuovi mercati dirigendosi a un pubblico più vasto; per riuscirci dovettero abbassare i prezzi scegliendo un materiale più economico come l’oro che fu lavorato in tutte le sue sfumature. Questa tendenza iniziata nel 37, continuò durante la guerra giacché metalli come il platino erano praticamente irreperibili.

La guerra portò con sé anche una mancanza di pietre preziose, ma i gioielli anni 40 supplirono alla loro mancanza dando più spazio e visibilità  alle montature che divengono più vistose e voluminose, i pezzi di gioielleria diventano quasi delle piccole sculture tridimensionali; ma anche con l’utilizzo di pietre semipreziose come  acquemarine, citrini e ametiste (negli anni 30 furono scoperti enormi giacimenti di queste gemme) o addirittura sintetiche che imitavano i rubini e gli zaffiri.

Orologio da polso Rolex 1945

Per quanto riguarda lo stile, dopo la rigorosa geometria dell’art-decò, a partire dalla metà  degli anni 30 tornano nuovamente le linee sinuose, i cerchi, le volute, le asimmetrie e ancora fiocchi, nodi, gale, drappeggi, riccioli, ecc.  Se all’inizio degli anni 40, si riscontra ancora una lieve influenza delle geometrie del periodo precedente, lo stile evolverà  con il tempo verso un naturalismo di gran plasticità  e verismo; ne sono esempi le spille di Cartier della fine degli anni 30 con soggetti come coccinelle, rose, camelie, teste di negli e di indiani.

La produzione durante la guerra si caratterizza per i gioielli vuoti all’interno ma con un’apparenza massiccia, il sistema era quello delle placche d’oro saldate che facevano risparmiare in materiale e peso.  Invece nel dopoguerra, le forme vanno verso un naturalismo più esasperato che comportava anche una lavorazione più complessa, molto in uso i trafori e i pizzi e i pezzi con grande impiego delle gemme preziose.

Le gemme più in uso in questo periodo erano: l’acquamarina, i citrini, i topazi, i rubini e gli zaffiri. La maggior parte di queste gemme erano eccezionalmente grandi per mantenere le proporzioni del gioiello. Durante gli anni della guerra, piccoli zaffiri e rubini sfaccettati (sia naturali sia sintetici) sono stati spesso usati come accenti per le gemme più grandi.

Particolare di un braccialetto Ludo Hexagone

Alcuni dei prototipi realizzati negli anni 30 avranno un grande successo negli anni 40, tra questi abbiamo: L’introduzione da parte di Cartier del “tubo del gas” o “catena a serpente”, si tratta di un tubo in oro flessibile utilizzato per la creazione di braccialetti, cinturini d’orologio da polso e per i colliers; nel 1935 la Van Cleef et Arpels, crea un particolare modello di braccialetto chiamato “Ludo Hexagone” è una specie di fascia realizzata con piccole placche esagonali a forma di alveare incastonate solitamente con diamanti o rubini al centro di un motivo stellato, e completato da clips assortite, l’ispirazione proviene da alcuni braccialetti a giarrettiera in oro del primo periodo vittoriano; il motivo “a  pont”, utilizzato per braccialetti, spille, clips e colliers; i braccialetti che simulano le catene delle biciclette (il mezzo di trasporto più usato all’epoca) o ingranaggi e i gioielli trasformabili. Molto in voga è anche il modello “a coda di topo”, apparso intorno al 1937, si tratta di una struttura longilinea articolata, composta di una successione di maglie di sezione tonda o rettangolare, che verrà  impiegata da quasi tutti i gioiellieri, fino agli anni Cinquanta, a supporto di braccialetti, collane e così via. Sempre appannaggio di Cartier è il famoso collier “a  boules d’ or” datato 1937.

Le collane che per tutti gli anni 20 e 30 erano state per lo più lunghe, negli anni 40 vedono l’affermarsi di modelli corti; spesso si trattava di un semplice girocollo realizzato a “catena di serpente”o a “a coda di topo”, arricchito al centro da motivi decorativi normalmente staccabili a forma di fiori, nodi, gale o volute, oppure realizzato con svariati intrecci di fili d’ oro.

Collier e braccialetto con tripla catena “a coda di topo” con zaffiri cabochon e brillanti.

Disegno di girocollo

Gli anelli degli anni quaranta hanno una struttura massiccia e imponente, essi provengono da un modello maschile noto come chevaliére, realizzati in oro e pietre preziose o semipreziose, e rientrano in una delle seguenti categorie: “a  pont”dove le due volute dell’anello sono unite da un segmento, “a  livre ouvert” dove il segmento che unisce le due volute sembra un libro aperto, “a  turbant” con spirali che rifanno il drappeggio del copricapo orientale, “a  la turque” chiaramente inspirato al fez, “a  noeud” a forma di nodo, gala o fiocco.

Anelli à pont con brillanti e rubini di Mauboussin

Gli orecchini degli anni 40 erano soprattutto a clip, in questo modo, le donne non dovevano bucarsi le orecchie, per lo più, erano realizzati in oro e seguivano le tipologie stilistiche e i temi decorativi del periodo.Una moda molto diffusa fu quella degli orecchini a bottone, soprattutto per il giorno, il pattern tondo e fiorato abbe grande successo soprattutto per la facilità  nell’utilizzo, ma anche grazie alla pettinatura raccolta del periodo.

Possiamo dire che mai come in quest’epoca, le spille e i clips avevano avuto tanto successo; essi si adeguano benissimo a colli, colletti, risvolti e scollature tanto in voga.  Tra i temi preferiti, oltre ai già nominati soggetti naturalistici, nodi e gale, c’é una predilezione per gli animali, realizzati in modo più realistico, e per i temi patriotici e militari dai carri armati fino a personaggi in divisa.

La famosa spilla pantera seduta su zaffiro cabochon commissionata dal duca di Windsor per sua moglie nel 1948

Spilla jeep di Mauboussin

Anche i braccialetti sono tra i gioielli più popolari del periodo, essi ammorbidivano le forme rigorose del costume dell’epoca ed ebbero molto successo grazie all’accorciarsi delle maniche.  I braccialetti erano quasi sempre articolati e seguivano delle forme che tendevano ad aumentarne il volume. I modelli più caratteristici conservano reminiscenze del design industriale, prendevano ispirazioni dei motivi bellici come ingranaggi, catene, carri armati e si arricchiscono di pietre o si declinano in grandi maglie dorate, come pure continuano a essere prodotti i braccialetti “Ludo Hexagone2, “a  pont” e a “catena” a “serpente”. In perfetta sintonia con il gusto e le fogge sfruttate per i braccialetti è la produzione degli orologi da polso, che assumono in questo periodo un importante ruolo come ornamento della persona; tra le varie tipologie troviamo quello a quadrante piccolo incluso in pesanti braccialetti d’oro e camuffati con un coperchio, anche quelli con il cinturino in pelle oppure lâ’orologio spilla, che ornava i reverse dei tailleurs.

Braccialetto in oro a maglia

 

Orologi da polsoCon la guerra, molti designer europei si stabiliscono in America favorendo lo sviluppo della “Costume Jewellery” ovvero dei falsi gioielli.  Dato che le materie prime scarseggiavano, ma che comunque la richiesta di gioielli era sempre alta, si fecce uso di materiali poco costosi per adempire la richiesta, emergono cosi Coro, Trifari, Eisenberg, Oreste Pennino, che con la loro fantasia e originalità  riescono ad animare una moda scarna e rigorosa.

I gioielli anni 40, giudicati nel periodo successivo come oggetti di cattivo gusto, oggi sono ammirati e desiderati come oggetti rari e del fascino senza tempo.

Ana Muraca

Raccomando il libro di Melissa Gabardi sui gioielli anni’40 e 50′  editoriale Giorgio Mondadori, dal quale ho presso non solo parte dell’informazione ma anche diverse fotografie.

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