Vi proponiamo una breve storia dei gioielli degli anni cinquanta con qualche fotografia illustrativa. Da cercare assolutamente nei mercatini delle pulce e dell’antiquariato, spille, collier, anelli e bracciali, per essere al passo con i tempi (che ritornano).

Dopo la guerra tutto cambiò, i lunghi anni di austerità , di orrore e di morte, cedettero il passo alla voglia di fantasia, di mettersi in mostra e di vita; fu cosi che durante gli anni della ricostruzione economica; il rock and roll, il cinema, la tv e lo stile di vita americano, più fresco, spensierato, e ricco, si imposero anche in Europa.  Dior, con il suo new look (ampie gonne a ruota e corpetti attillati e molto scollati), riportava la femminilità  di moda, seguito da altri grandi disegnatori come Balenciaga, Givency e Balmain.

Il benessere che si stava raggiungendo, portò non solo al consumismo, ma anche alla ricerca di tempo libero, dai cocktails, ai party, dalla spiaggia alle riunioni tra amici, e con il cambiare dei tempi, cambiarono anche i gioielli, che divennero più vistosi, sgargianti, colorati e sicuramente meno massicci e pesanti dal periodo precedente.  Il motivo d’ispirazione principale, fu la natura, con le sue forme curve, leggere; il mondo animale, con pesci, uccelli esotici e pantere; fiori, foglie e ramoscelli, e infine, stelle e fiocchi di neve.  Realizzati con montature in oro giallo a volute e curve, e con grande utilizzo di gemme colorate e diamanti.

Il girocollo corto era l’accessorio gioiello più amato di questo periodo, infatti, era il gioiello più adatto alle grandi scollature che la nuova moda imponeva, ma non solo; anche il bracciale come quello ” ad alveare” di Van Cleef & Arpels, e le spille floreali realizzate con montature invisibili, erano molto ambiti.

Chanel, dopo anni di assenza, riapre il suo atelier nel 1954, riportando alla luce il suo famoso tailleur, che divenne un capo adatto e alla mano di tutte le donne e quindi molto usato soprattutto, come abito da giorno, accompagnato  da gioielli in oro e fili di perle.

Un capitolo a parte meritano i falsi gioielli, i quali furono molto apprezzati durante gli anni 50; la guerra aveva prosciugato le riserve dei metalli preziosi come l’oro e il platino, anche le pietre preziose divennero scarse dal momento che le forniture di esse erano diventate irregolari; questo rese sempre più difficile e costosa l’elaborazione dei gioielli.  Come alternativa, si fece sempre più richiesta la presenza dei falsi gioielli, realizzati con pietre semipreziose o cristalli e leghe di metalli meno nobili.

Diverse case americane, produttrici di questi gioielli che avevano iniziato la loro produzione fin dal secondo decennio del 900 (tali come Trifari, Coro, Sarah Coventry), videro impennare la domanda di questi pezzi che a un costo molto più moderato, permettevano alle donne di ogni estrazione sociale di sfoggiare dei bei gioielli e di metterli in mostra: spille, girocolli e parure, sempre con motivi naturalistici spesso floreali o animali, divennero i simboli di una nuova società  di consumo; anche gli anelli di grandi dimensioni, chiamati anelli da cocktail  perchè da indossare nelle riunioni con gli amici, si convertirono in uno status simbol. Questo tipo di falso gioiello fu anche molto diffuso dal cinema, giacchè un gioiello indossato in un determinato film, veniva riprodotto con materiali “poveri” in modo da poter essere comprato dalla donna comune.

Per concludere, possiamo dire che il gioiello degli anni 50 una esplosione di fantasia, di esperimentazione di nuove tecniche e materiali, dove questi particolari accessori diventarono parte dell’abbigliamento quotidiano, dalla segretaria alla casalinga, dalla donna di bassa estrazione alla moglie di un milliardario.

Ana Muraca

Bibliografia:

Vogue Gioiello, Settembre 2010, N.111 (vari articoli).

Seeling Charlotte , “Moda : il secolo degli stilisti : 1900-1999 /”. -,Cologne : Konemann, 2000.

Black Anderson, “Storia dei Gioielli”, Novara : De Agostini, c1973

Gregorietti Guido, “I  gioielli : storia e tecnica dagli egiziani ai contemporanei “, Milano : Mondadori, 1978

Zacchello Erica, “Il Bijou nel sogno americano. La cultura del gioiello non prezioso”, Gruppo Albatros Il Filo, 2010

In questa pagina si trovano le patenti dei gioielli Trifari fin dagli anni 30.