Spesso la moda occidentale ha adottato motivi, forme e capi provenienti dall’oriente, ma mai come in questo caso, un capo fu così irriverente e in contrasto con i concetti di femminilità e forse questo spiega quell’amore odio che gli “harem pants” hanno suscitato per secoli nel mondo occidentale.

Questa tipologia di pantaloni, chiamati originariamente “Salvar” o “Shalwar”, che sono semplicemente le parole turche e persiane per “pantaloni”, erano a sbuffo, molto pieni in vita e raccolti alla caviglia, caratteristica che li rese particolarmente comodi e diffusi nelle culture del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia come parte dell’abbigliamento quotidiano di uomini e donne.

La loro origine è antica, si crede risalgano a circa 2000 anni fa, e che siano stati un’evoluzione dal dhoti dell’uomo, che era una gonna – tunica legata e avvolta a mo’ di pantalone. E interessante notare che per secoli, le donne medio-orientali hanno indossato dei pantaloni sotto le vesti e le tuniche ,come segno di modestia e di pudicizia perché occultava il corpo.  Sebbene anche l’occidente volesse coprire il corpo femminile per gli stessi motivi, i pantaloni non furono mai un’opzione perché associati alla mascolinità, al lavoro, alla forza.

Galerie des Modes, 26e Cahier, 1ere & 2e Figures Costume for Idamé, in the Orphan of China. (1779)

Gli harem pants erano conosciute in occidente da secoli, ma fu solo durante il settecento, che fecere il loro ingresso nella moda tra le classi più agiate, facendo parte delle “turcherie”, una moda questa promossa da un libro de costumi mediorientali pubblicato nel 1714, seguito da due ambasciate inviate dal sultano a Parigi nel 1721 e il 1742, che suscitarono la curiosità per l’esotico e in particolare per l’arte e l’abbigliamento turco. Il must dell’epoca era farsi fare un ritratto indossando abiti originari della Turchia che includevano sicuramente gli harem pants, lo possiamo vedere in molti dipinti di Jean Etienne Liotard e di altri ritrattisti dell’epoca.

Fu grazie a testimonianze dirette come quelle che lady Mary Wortley Montagu, raccolse in Turchia nel 1717 quando suo marito era ambasciatore presso l’Impero ottomano, che si raccolsero descrizioni della moda e delle usanze turche , che vennero distribuite ampiamente fino ad arrivare in America.

Jean_Etienne_Lìotard_Ritratto di Maria Adelaide di Francia vestita alla turca

Dopo le “turcherie” settecentesche, dobbiamo fare un salto alla metà dell’800, per ritrovare i nostri harem pants, questa volta però, non saranno una semplice moda esotica, ma l’ispirazione per un capo simbolo dell’emancipazione femminile. Nel 1851, Amelia Bloomer, che era un attivista per i diritti delle donne, irruppe sulla scena mondiale europea con un abito turco in stile vittoriano composto da un abito corto con sotto pantaloni larghi che presero il nome di bloomers.

Amelia sosteneva che questo tipo di abbigliamento consentiva alla donna una maggior comodità e facilità di movimento a differenza dei corsetti e crinoline dell’epoca; ma ancora i tempi non erano pronti per un tale cambiamento e anche se fu adottato da molte donne simpatizzanti, non riuscì  a imporsi.

AMELIA BLOOMER (1818-1894). 1851.

Fu solo con Poiret a inizi del nuovo secolo, che gli harem pants divennero nuovamente di moda, all’interno di un’ondata di esotismo portata tra l’altro dai Balletti Russi. Poiret è stato fortemente ispirato dagli stili orientali, persiani e russi, e questi hanno avuto un ruolo importante nelle sue collezioni, composte spesso da kimono, turbanti, tuniche, ricami sgargianti, trucco per gli occhi, gioielli decorati e, l’”Harem Skirt”, come veniva chiamato per la prima volta.

I pantaloni harem di Poiret arrivarono ​​in un momento di avanzamento dei diritti delle donne nella storia (questo era proprio l’apice del movimento del suffragio femminile) divennero popolari con le donne più progressiste del tempo disposte a “scioccare” la società educata. Anche il nome “Harem Pants” è stato progettato per distinguersi come moderno ed esotico.

1911, Paul Poiret, Harem Pants

Anche se gli harem pants non ebbero mai una diffusione di massa, diventarono un trampolino di lancio per i pantaloni in generale, non più visti come un capo prettamente maschile. La forma morbida e piena, e il fatto che coprisse interamente le gambe, ha permesso alla società di abituarsi all’idea che le donne possiedano effettivamente le gambe e, al termine della prima guerra mondiale, le donne indossavano i pantaloni per moda, non solo per praticità.

Gli harem pants entrarono nel dimenticatoio per decenni, lasciando il passo a modelli molto più succinti che rivelavano le forme del corpo femminile, fino agli anni sessanta e settanta, quando all’interno della moda etnica, furono ripescati insieme a tuniche, turbanti e caftani.

Harem Pants degli anni 60

Negli anni ’80 e ’90, i pantaloni harem sono diventati di nuovo popolari, questa volta con la cultura di strada, poiché la vestibilità ampia dei pantaloni era perfetta per la danza hip-hop. Numerosi rapper come MC Hammer li indossavano mentre si esibivano, così divennero noti come “pantaloni a martello”.

Ana Muraca

 

Fonti:

http://rsa.hol.es/the-history-of-harem-pants/

http://www.theartyologist.com/harem-pants-interesting-scandalous-history/

https://www.baroque.it/abbigliamento-e-moda-nel-barocco/turcherie-moda-barocca.html