Uomo dal gusto ed eleganza innate Hubert James Marcel Taffin De Givenchy è stato uno di quei rari casi nella moda dove lo stile essenziale e la grazia rigorosa sono riusciti a fondersi in una perfetta osmosi.

Per ottenere ciò Hubert ha faticato, e non poco, soprattutto di fronte a una famiglia borghese che ha sempre osteggiato questa sua passione per la moda, difatti anche gli studi all’Ecole Nationale Superieure des Art a Parigi furono contro il volere della famiglia.

Dopo tante difficoltà iniziò il suo apprendistato dai sarti più famosi di Parigi: Lelong, Piguet, Jacques Fath e Elsa Schiaparelli e finalmente, nel 1952 debutta con la prima collezione che portava il suo nome, il successo non si fecce attendere. Ci fu in particolare un capo che destò grande interesse: la blusa Bettina, dedicata alla mannequin più famosa dell’epoca: Bettina Graziani, la stampa diede grande risalto alla camicetta e René Gruau ne decretò il trionfo con uno splendido schizzo; si trattava di una camicia in cotone bianco con collo aperto e maniche adornate da ricami inglesi.

“The Bettina Blouse” – Hubert de Givenchy, 1952. Modeled by Bettina Graziani, photographed by Nat Farbman for LIFE magazine.

Gruau per Givenchy

Nel 1953 avviene l’incontro che segnerà per sempre la sua vita. Audrey Hepburn inizierà a indossare le sue creazioni, divenendo sua musa e prima cliente importante. Fisico acerbo, classe innata e bellezza interiore Audrey indosserà nel cinema come nella vita abiti Givenchy, divenendo ambasciatrice del suo stile. L’abito iconico dal successo planetario fu il classico tubino nero da sera arricchito da un maestoso collier di perle che l’attrice indossò in Colazione Da Tiffany (1961) interpretando Holly Golightly, che durante una scena del film con aria sognante guarda le vetrine di Tiffany&Co.

1961 Audrey Hepburn nel film collazione da Tiffany

L’incontro tra Givenchy e l’attrice nacque da un malinteso:” Credevo si trattasse di Katharine Hepburn, d’altronde a quel tempo Audrey non era molto conosciuta a Parigi, disse Givenchy nella biografia dell’attrice “L’Intramontabile fascino dell’eleganza” Mi chiese di disegnarle il guardaroba per Sabrina, io ero già a metà collezione ma le mostrai alcuni modelli che sembravano tagliati per lei”.

Audrey Hepburn nei panni di Sabrina

La lista di donne famose che riuscì a vestire è impressionante: Greta Garbo, Marlene Dietrich, Grace di Monaco, Lauren Bacall, nonché la Duchessa di Windsor per la quale creò un vestito nero e un cappotto che indossò in occasione dei funerali del marito.

1960, abito apartenuto a Lauren Bacall e creato da Givenchy, Metropolitan Museum

Nel 1953 destarono scalpore i cappelli aderenti chiamati “Le uova di Givenchy”. Egli era solito cominciare a creare partendo dai tessuti, che esaminava in silenzio, utilizzava l’organza, la flanella per i pantaloni e la Cigaline una crepe mousseline, e il Satung, un misto di satin e shantung.

Audrey Hepburn photographed by Cecil Beaton for Vogue, 1964. Hats by Hubert de Givenchy.

Nel 1954 lancia una linea di pret a porter di lusso, nacquero così tendenze, ancora oggi moderne, come il mantello con collo avvolgente, l’abito a palloncino, quello a sacco e gli abiti da notte.

House of Givenchy 1956, Metropolitan Museum

Hubert de Givenchy con la modella Dovima

L’incontro con Cristobal Balenciaga fu fondamentale per la sua carriera; lo riteneva il suo mentore, di conseguenza ereditò alla sua morte la clientela internazionale dello stilista spagnolo. Così lo ha ricordato:” Da lui ho imparato che non bisogna mai barare, nella vita come nel lavoro. Che è inutile un bottone a 5 buchi quando ne bastano quattro, o un fiore in più”.
Nel 1988 lo stilista si è ritirato vendendo la maison a LVMH, non dopo aver vinto due Dé D’Or (1978-1982) e un Oscar dell’Eleganza (1985).

Francesca Galassini

Bibliografia:

Vogue On – Hubert De Givenchy, Drusilla Beyfus

http://www.design-training.com/fashion-design/steampunk-fashion-guide.html

http://www.huffingtonpost.co.uk/william-higham/steampunk-what-thehell-is-it_b_1015192.htlm