L’intenso colonialismo del XIX secolo, l’industrializzazione, il benessere e la fiducia nel futuro avevano portato una voglia insaziabile di conoscere quei posti remoti e sottomessi, dai quali arrivavano testimonianze grazie al commercio, alla letteratura e alle stampe ma di cui non si sapeva veramente molto.


Quando i Balletti Russi si esibirono per la prima volta a Parigi il 19 Maggio del 1909 con l’opera “Le Pavillon d’Armide”, gli spettatori rimassero fulminati da quell’esplosione di colori, di movimenti, di scene così diverse da quello visto fino a quel momento a Parigi e che venivano a nutrire l’idea che occidente aveva di oriente; quello spettacolo, fu come accendere una miccia e sedersi a contemplare la scena; l’ondata di novità colpi dritto nell’immaginazione delle menti più sensibili che cercarono di farne parte, e il direttore e creatore, Sergei Diaghilev, seppe sfruttare l’occasione.  Se i Balletti Russi inizialmente si proponevano di portare la cultura Russa in Occidente, dopo il clamore suscitato, Diaghilev capi che poteva fare molto più di questo, poteva creare un cambiamento epocale e così chiamò a lavorare con se, artisti di ogni genere radicati a Parigi.  Le sue collaborazioni, spesso non si prolungavano, ma così facendo diede linfa vitale al suo ambizioso progetto.

Pavlova e Nijinsky nel balletto “Le Pavillon d’Armide”

Infatti, il più grande contributo dei Balletti Russi è forse una nuova visione sull’arte che coinvolge diverse o tutte le sue forme per creare un’opera unica, ed è così che ci troviamo davanti a spettacoli dove la danza, la musica, la scenografia, i costumi e la mimica interagiscono per dare vita a una storia e trasformarla in poesia pura.

Artisti, compositori, coreografi, ballerini e disegnatori di moda diedero vita a questa compagnia, la cui influenza era destinata a portare i più grandi cambiamenti su tutti i fronti artistici, dalla danza, al design, all’arte e alla moda nel XX secolo.  I Balletti Russi diventarono terreno di sperimentazione per le diverse correnti artistiche d’avanguardia, come i futuristi, i cubisti, i surrealisti e i fauves.


Il successo pero, non arrivo da solo, Diaghilev, uomo d’affari, iniziò a pubblicizzare i suoi Balletti in riviste come “La Gazette du Bon Ton” e “Comoedia Illustrè”, dove comparivano articoli che elogiavano la novità e il talento dei suoi artisti, interi servizi fotografici dei suoi ballerini in costume, che diedero il via a una rivoluzione nel mondo dell’abbigliamento femminile cambiando colori, forme e materiali.

Marie Koustnetzoff in ‘La Légende de Joseph,’ Comoedia illustré, 20 May 1914

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