Da anni sentiamo parlare dallo stile boho, boho – chic e behémien; ma, cos’è? e soprattutto qual è la sua storia?

Partiamo dalla fine, questa “nuova tendenza” della moda è conosciuta come boho – chic, ed è stata lanciata dall’attrice Sienna Miller nel 2004, quando comparve nel Glastonbury festival indossando un abitino nero molto corto, con una cinta borchiata in pelle e degli stivaletti in finta pelliccia; il suo look piacque così tanto da lanciare una vera e propria moda che sin da allora, si ripresenta ogni anno con delle piccole variazioni.

Sienna Miller al Glastonbury festival nel 2004
Foto: i-d.vice.com

Anche Kate Moss e le gemelle Mary-Kate e Ashley Olsen hanno adottato spesso questo stile, che si fonda sull’idea di avere la libertà di stratificare e combinare diversi capi di abbigliamento per riflettere il proprio carattere. Sebbene l’enfasi sia posta sull’ampio utilizzo di abiti con tessuti e motivi fluttuanti e liberi questo non esclude il resto. In linea con il gusto degli anni 70 per le cose etniche e della terra, l’idea è di avere un look, almeno in apparenza, naturale quindi tanto utilizzo di cotone, lino, canapa, ma anche di tessuti che enfatizzano l’aspetto etereo, tra cui chiffon, pizzo e seta. La pelle e la pelliccia sintetica sono le preferite per i gilè, le scarpe e le borse. Per i colori, vale la stessa regola, tutto o quasi tutto molto naturale, dai colori neutri a quelli della terra, ma ravvivati con piccoli tocchi di colore intenso come il turchese e il corallo, soprattutto con i gioielli e gli accessori.

Foto: http://www.thebohemianstyle.com/boho-chic-style/

Il boho chic però, è la declinazione svuotata di significato dalla vera tendenza bohémien che ha più di 200 anni e che definisce uno stile di vita anticonvenzionale, spesso popolato da artisti, scrittori, musicisti e persino persone “spirituali”, pronti a uscire dai canoni e a vivere una vita più libera ai margini della società.

Agli inizi dell’800 in Francia, gli zingari venivano chiamati bohémiens, perché erroneamente si pensava fossero arrivati lì nel XV secolo attraverso la Boemia (la parte occidentale della Repubblica Ceca moderna); questo popolo, che viveva sotto le proprie regole in un continuo vagabondare era visto in malo modo come qualcosa da evitare, storicamente perseguitati, erano spesso associati alla povertà, alla criminalità e ai comportamenti antisociali o inappropriati; ma allo stesso tempo, c’era una visione romantica che li considerava esseri liberi, pittoreschi, autentici, senza convenzioni u obblighi.

Il termine bohémien emerse per la prima volta agli inizi del diciannovesimo secolo in un periodo in cui artisti, scrittori e musicisti economicamente in difficoltà iniziarono a popolare i quartieri francesi di bassa lega, diventando vicini dagli zingari . Molti di questi artisti erano disillusi della vita borghese, essa era meschina e si concentrava principalmente sulla proprietà e sulla conformazione. Il nuovo stile di vita che trovarono catturò la loro immaginazione e ben presto lo convertirono nell’ideale romantico di vivere al di sotto del limite e della sofferenza per la propria arte, anche a costo di vivere in completa povertà, ma liberi dal ruolo che la società li aveva imposto. Questi artisti vivono vite eccentriche, appariscenti e, talvolta, sessuali promiscue. Una nuova enfasi è stata posta sulla creatività e sull’espressione individuale non solo nel loro lavoro, ma anche nel modo in cui sono vestiti, spesso fuori moda, logori e in disordine. Ora essere bohémien non era più una prerogativa di coloro che erano nati nella fantasmagorica “Boemia”, ma era uno stile di vita.

Dante Gabriel Rossetti

La raccolta di racconti di Henri Murger “Scènes de la Vie de Bohème” (“Scene di vita boema”), pubblicata nel 1851 resse famosa questa nuova categoria di emarginati composta da artisti, scrittori, musicisti, modelle e perditempo di vario genere che da allora verrà conosciuta come i bohémien e prende le distanze dagli zingari; anche se in fondo, i boemi e gli zingari, nelle percezioni generali, non erano poi così diversi: entrambi i gruppi erano noti per il loro stile di vita vagabondo, per la loro allegra povertà, per il loro disprezzo dei soldi, per la ricerca dell’arte in ogni sua espressione. Erano gruppi con priorità diverse rispetto alle culture dominanti delle loro società, gruppi che ispiravano sia il disprezzo che l’invidia.

Sebbene ricco di radici francesi, l’ideale bohémien si trasferisce facilmente in molti paesi e culture. In Inghilterra, furono ressi popolari dal romanzo di William Makepeace Thackeray “Vanity Fair”, pubblicato nel 1848. Le percezioni pubbliche degli stili di vita alternativi presumibilmente guidati dagli artisti furono ulteriormente plasmate dal romanzo di George du Maurier “Trilby” (1894). Il romanzo mostra le sorti di tre artisti inglesi espatriati, la loro modella irlandese e due musicisti colorati dell’Europa centrale, nel quartiere artistico di Parigi. La Confraternita dei preraffaelliti e il movimento estetico del XIX secolo conferivano al bohémien un prestigio sociale pericoloso. In seguito, le gesta del gruppo di Bloomsbury l’hanno portato alla ribalta culturale.

Foto del cast della serie della BBC ‘Life in Squares’ che racconta la storia del gruppo dei Bloomsbury.
Foto: www.huffingtonpost.co.uk

Nella letteratura spagnola, l’impulso boemo può essere visto nella recita di Ramón del Valle-Inclán “Luces de Bohemia”, pubblicata nel 1920. Nella sua canzone “La Bohème”, Charles Aznavour ha descritto lo stile di vita bohémien a Montmartre. Molte importanti figure europee e americane del XIX e XX secolo appartenevano alla sottocultura bohémien.

Negli Stati Uniti del XX secolo, l’influenza bohémien sarà evidente negli hipster degli anni 40, nella generazione Beat degli anni ’50, nella controcultura degli anni 60 e negli hippie degli anni 60 e 70.

Movimento hippy degli anni 70

I bohémi rappresentavano una reazione personale, culturale e sociale alla vita borghese, ma allo stesso tempo c’era un tacito patto di dipendenza tra la vita borghese e quella bohemién: mentre la prima si dedicava a fare soldi e a inseguire la rispettabilità, la seconda forniva un mondo di svaghi e sogni romantici dove spenderli.

I bohémien esprimevano la loro ideologia non solo attraverso la propria arte, ma anche attraverso il loro abbigliamento; lontani da volersi amalgamare con gli altri e avendo pochi soldi a disposizione, i bohémien iniziano mostrando i primi segni di ribellione non portando la cravatta, indossando abiti consumati e persino rotti, mostrando talvolta anche una totale trascuratezza della loro persona con i capelli spettinati e la barba incolta e aggiungendo degli accessori esotici come foulard, orecchini, e tutto ciò che possa evidenziare il loro interesse per le altre culture. Quest’ultima caratteristica sarà il portabandiera del movimento hippie degli anni 60 e 70, che prenderà a prestito i motivi nativi americani, asiatici, indiani, africani e latino-americani; e qui si chiude il cerchio; perché come abbiamo detto all’inizio, il boho – chic riprenderà molti degli ideali degli anni 70 per creare uno stile più estetico che profondo.

 

Ana Muraca

 

Bibliografia e sitografia:

 

https://www.justthedesign.com/the-boho-outfits-file-what-is-bohemian-style-and-how-do-you-style-it/

Bohemianism

https://en.wikipedia.org/wiki/Bohemianism

https://www.bbc.com/news/magazine-12711181

https://www.mtholyoke.edu/courses/rschwart/hist255/bohem/tdefine.html