Icona dal nome altisonante Fulco di Santo Stefano della Cerda Duca di Verdura è stato uno dei maestri dell’arte orafa del ‘900.

Nato a Palermo nel 1898 da Giulio Santo Stefano della Cerda e Carolina di Valguarnera Fulco rappresentò per il padre un nome cui tramandare il titolo nobiliare, oltretutto era cugino e coetaneo di Tomasi di Lampedusa; purtroppo il padre amava sperperare il denaro con il gioco dei cavalli e le donne e per questi motivi disertò i doveri coniugali. Alla sua morte Fulco, con il denaro lasciatogli dal padre organizzò un favoloso ballo a Palazzo Verdura a cui vi parteciparono molti aristocratici europei, rimasto senza un soldo si trasferì a Parigi, portando con sé solo una valigia di cartone.

 

Appassionato di pittura era intenzionato a sfondare nel mondo dell’arte, ma il caso volle che il suo amico musicista Cole Porter lo presentassi a Coco Chanel, donna dotata di grande fascino che lo assunse come disegnatore di stoffe. Chanel annoverava tra i suoi amanti anche il Duca di Westminster che le regalava gioielli a profusione, destinati a rimanere nelle casseforti della stilista. Ella era dotata di grande intuito tanto che nel 1926 decise di affidare a Fulco la creazione di una collezione di gioielli intercambiabili con la bigiotteria e il compito di modificare alcuni dei suoi gioielli ricevuti in dono dal Duca di Westminster. Nacquero così i famosi bracciali con la croce di Malta con pietre incastonate in diversi colori, e le spille in stile bizantino, progettate per la stessa Coco Chanel e ispirate ai mosaici della chiesa di S. Vitale a Ravenna.

Coco Chanel & Fulco di Verdura (1937, by Boris Lipnitzki)

Egli traeva spunto dalla sua infanzia, dalla Villa di Niscemi con gli animali in pietra, oggetti bizzarri e mitologici che sapeva trasformare con ironia in splendidi gioielli come la tiara simile a un copricapo indiano con lunghe penne colorate che Fulco disegnò per una principessa. Nel 1934 decise di trasferirsi negli Stati Uniti insieme all’amico Nicolas Gunzburg, un barone russo divenuto successivamente direttore di Town and Country. Arrivato in California Fulco ottenne da Paul Flato, famoso gioielliere dei miliardari e delle star di Hollywood l’incarico di occuparsi del negozio in Sunset Boulevard e in quello stesso anno realizzerà alcuni monili per Audrey Hepburn. Divenuto oramai famoso nell’ambiente riuscì a uscire completamente indenne dallo scandalo che travolse Flato, accusato di sostituire pietre preziose affidategli dalle clienti con pietre di minor prezzo.

Trasferitosi a New York Fulco aprì una propria attività sulla Quinta Strada in una suite appartenuta a Cartier, dove poté così realizzare il suo sogno. Per i suoi capolavori orafi adoperava sassi semipreziosi, perle e conchiglie comprate nei musei di storia naturale che trasformava in spille e orecchini; utilizzò inoltre con maestria il legno e lo smalto per creare capolavori intrisi di quell’opulenza siciliana e mediterranea a cui era estremamente legato. Fulco era diventato il gioielliere delle celebrità: Greta Garbo ordinò un famoso orologio divenuto nel tempo, un’icona, mentre la Duchessa di Windsor animali con ametiste incastonate. Tra le sue geniali creazioni ricordiamo il Turbante Verdura composto da una conchiglia sormontata da turchesi. La direttrice di Vogue America gli dedicò innumerevoli servizi sulle pagine della rivista innescando così un passaparola tra i ricchi signori che cominciarono a frequentare il suo laboratorio artigianale come i Vanderbilt, Claire Booth Luce, Rita Hayworth e tutta l’alta società americana che ordinava pezzi unici e inimitabili come i portasigarette d’oro che Linda Porter regalava al marito il giorno prima di ogni show.

Dragon brooch by Verdura. via Christie’s

Fulco di Verdura non si sposò mai e non ebbe figli, la casata dei Santo Stefano della Cerda si estinse con lui, non prima però di aver collaborato attivamente con Luchino Visconti nelle sceneggiature de “Il Gattopardo” facendo rivivere così l’aristocrazia siciliana di cui lui faceva parte. Nel 1970 nonostante il successo ottenuto, decise di lasciare l’attività, rilevata nel 1984 da Ward Landrigan che acquisì più di 10.000 schizzi di Verdura. Trasferitosi a Londra decise di tornare al suo vecchio hobby: quello di dipingere minuscoli paesaggi su pietre calcaree divenute nel tempo piccole rarità per collezionisti. Nel 1976 pubblicò un libro di ricordi infantili “The Happy Summer Days” ultima pietra miliare di una vita instancabile e laboriosa.

 

Francesca Galassini

Bibliografia:

http://www.65perricominciare.it/le-storie-di-ascania-p/47-la-stravagante-vita-del-duca-fulco-di-verdura.

https://www.il-mondo-delle-gemme.juwelo.it/meravigliosa-esposizione-dei-gioielli-di-fulco-di-verdura/