Il 21 dicembre di quest’anno, è stata decretata come la fine del mondo secondo i Maya,  coloro che non conoscono questa bellissima cultura potrebbero pensare che è proprio vero, ma invece….

Questa settimana vi parlerò di questa incredibile civiltà  in tre articoli, in questo primo articolo tracceremo il contesto storico, la loro eredità e il loro pensiero; nel secondo ci concentreremo sul costume maschile e infine per il terzo articolo, parleremo del costume femminile con le rispettive conclusioni. Vi lascio con la prima parte, buona lettura.

La civiltà  Maya si trovava al massimo del suo splendore quando Carlo Magno fu incoronato imperatore dal Papa a San Pietro nell’anno 800.  Più di una dozzina di grandi città-stato brillavano nei bassopiani della penisola dello Yucatan, altamente popolate, con grandi piramidi e raffinate corti reali.  Le arti, la matematica, lo studio delle scienze e soprattutto la scrittura erano al loro apice. Da li a poco, le cose cominciarono a precipitare per gli antichi Maya, che avevano goduto di sei secoli di prosperità .  Una dopo l’altra le loro città  furono abbandonate per motivi ancora oggi sconosciuti.  In seguito, si produsse una breve rinascita della cultura dei bassopiani del nord dello Yucatan, che fini con la conquista degli stranieri bianchi venuti dal mare.

Il regno Maya si sviluppo in un ampio territorio in quello che oggi è il Guatemala, il Belice, il Salvador, la parte occidentale dell’Honduras e il sud della penisola dello Yucatan.  La loro storia iniziò con i primi insediamenti circa nel 2000 a.c e fini completamente  nel XVI secolo con i conquistatori spagnoli.

Carta dei territori Maya

Grande cultura caratterizzata da un ossessione per il tempo, per ciò crearono stele, altari con i quali ne indicavano il flusso e ben tre diverse calendari utilizzati con successo per la loro esattezza per calcolare eclissi, impostare il loro lavoro agricolo e prevedere eventi futuri.  Inoltre erano abili matematici inventarono per la prima volta nella storia, il valore posizionale dei segni matematici e l’uso dello zero concepito come posizione vuota.

Calendari Maya

Furono gli unici in tutta l’America Precolombiana ad avere una scrittura capace di esprimere tutte le possibilità  del loro linguaggio tramite elementi ideografici e fonetici.  Avevano una complessa cosmogonia con divinità  della doppia valenza sia negativa che positiva, con i quali avevano una sorta di compromesso:  loro (i Maya) li avrebbero adorati e alimentati con il sangue del sacrificio e con le offerte e in cambio gli dei si sarebbero mostrati benevoli dandogli il necessario per la loro sopravvivenza.

Pagina del Codice di Dresda

Ci hanno lasciato il Popol Vuh, libro che testimonia la tradizione orale narrando i miti e le leggende, la cosmogonia e la storia dei Maya, dal mito delle diverse creazioni e i suoi successivi cataclismi fino al momento della loro scomparsa.

Uno dei punti principali del pensiero Maya è la convinzione che l’uomo è soltanto un’altra delle manifestazioni dell’universo naturale dove ogni cosa, ogni animale, ogni elemento che compone la natura fa parte del tutto e per ciò degna di rispetto ma è anche tenuta a mantenere l’ordine e l’armonia cosmica nel gioco tra la vita e la morte.  I Maya avevano un rapporto familiare con la terra, la consideravano una madre protettrice e generosa che le ha dato la vita e l’alimento.

Ritratto di Chan Bahlum, proveniente da Palenque. Fotografia Justin Kerr.

I canoni di bellezza dei Maya decretavano naso largo e aquilino, occhi a mandorla, labbro inferiore cascante, mento un po’ arretrato, cranio allungato e lo strabismo, queste ultime due caratteristiche erano provocate sin dalla prima infanzia.  Le orecchie venivano perforate e i lobuli deformati per l’inserimento di dischi e pendenti; i denti erano accuratamente mutilati tramite il taglio, la limatura e l’incrostazione, e la pelle veniva scarificata come segno di nobiltà .

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