I ritratti in miniatura erano dei ritratti realizzati in piccole superfici, solitamente in gouache, acquarelli o smalto. Il loro nome però non deriva dalla sua piccola dimensione, bensì dai manoscritti miniati dai quali provengono; infatti, su questi testi le lettere capitali erano realizzate con del minio, un minerale dal colore rosso che fini per dargli il nome; poi dalle lettere si passò a illustrare il testo e infine, quando intorno agli anni 60 del 400 i libri stampati iniziarono a competere con i libri miniati, i miniatori offrirono oltre ai loro libri, anche delle miniature indipendenti sia per culto o semplicemente come oggetti di lusso. Un altro modello iconografico di riferimento erano i ritratti antichi su monete, sigilli e medaglie.

Il Libro d’Ore del Perugino « I Facsimili – Franco Cosimo Panini Editore

Le miniature furono di grande utilità per la monarchia, soprattutto quella inglese e quella francese (che in un certo senso lanciarono la moda) esse erano piccole, intime e rafforzavano i rapporti personali e affettivi; spesso venivano date personalmente, in cerimonie pubbliche come segno di riconoscimento, divennero il regalo ideale per ambasciatori, cortigiani e personalità di rilievo, potevano anche sigillare l’amicizia o gli accordi tra paesi, ma furono anche un medio per conoscersi, per inviare proposte di matrimonio, per ricordare la persona amata o scomparsa. E noto come Elisabetta I dal 1580, indossasse un suo ritratto come segno di regalità o come Enrico VIII dopo la prematura morte della terza moglie mandasse i suoi ambasciatori per tutta Europa alla ricerca di una nuova moglie che avrebbe scelto solo guardando il suo ritratto e si sa, le apparenze ingannano e dopo essersi “innamorato” guardando il ritratto in miniatura di Anna di Clèves la sposò per lasciarla dopo qualche mese perché la moglie non somigliava affatto al ritratto che li era stato pervenuto.

Miniatura di Anna de Cléves realizzata probabilmente da un allievo di Hans Holbein intorno al 1539 e oggi al V&A museum

Va menzionato anche i ritratti miniatura dentro a ritratti a grande formato, con donne e uomini che sono stati ritratti indossando un ritratto in miniatura, come una serie di ritratti spagnoli di donne dell’alta società insieme alla miniatura del re.

Ritratto della principessa Luisa di Napoli e Sicilia, realizzata da Joseph Dorffmeister,1797

I primi miniatori usavano pigmenti a base di acqua e li mischiavano con gomma arabica, le loro tavolozze erano delle conchiglie e madre perla in modo da poter vedere i colori nella loro purezza e il supporto era spesso una pergamena molto sottile. Durante la seconda metà del diciassettesimo secolo la moda era di realizzare le preziose miniature con smalto su una superficie di rame, particolarmente in Francia; mentre in Germania, si preferiva la pittura a olio sempre su una superficie di rame. Nei primi anni del settecento, l’artista italiana Rosalba Carriera iniziò a esperimentare l’utilizzo dei colori ad acqua sull’avorio e vent’anni dopo, esso divenne il mezzo prediletto per le miniature. L’avorio, non essendo un materiale poroso, permetteva ai vari estratti di colore di avere un effetto trasparente e luminoso, ma presentava grandi difficoltà proprio per gli stessi motivi, determinando una diminuzione nel formato delle miniature che portò a un minor costo e a una maggiore diffusione.

Tansen Collection

Per proteggere i delicati strati di pittura, si usava un vetro convesso che pero non poteva toccare la superficie del dipinto, soprattutto quando la base della miniatura era di avorio che non assorbendo la pittura, essa poteva svanire con il contatto.

Le prime miniature erano custodite in piccole scatole di legno o avorio per proteggerle, tali scatoline potevano essere portate in una borsetta o custodia o legati in vita; esse erano portate sia da uomini sia da donne. Le donne preferivano portarle in vista, indossate come gioielli (medaglioni, anelli, spille e bracciali), attaccate a nastri e indossate al collo, nei capelli o su copricapi; gli uomini soprattutto dopo la metà del settecento, erano più discreti e le portavano appese al collo sotto la camicia, in una tasca o in un medaglione chiuso. Occasionalmente si vede il ritratto di un uomo indossando una miniatura in un anello come nel ritratto di un nobile in banyan di seta blu, realizzato da Liotard.

Dettaglio del ritratto di Marie-Louise, regina del Belgio, realizzato da Franz Xaver Winterhalter, circa 1841

1798-1800 Alexandra Pavlovna Romanova ritratta da V. Borovikovsky Gallery – Moskva Russia

Com’era portata una miniatura, dipendeva interamente del soggetto, di quanto fosse intimo e personale o se si trattava di una propaganda o di un emblema politico. Non tutte le miniature venivano portate con se, alcune erano create come decorazione di scatole e tabacchiere, per appendere alla parete o per tenerle accanto al letto. Spesso questi ritratti erano realizzati per creare delle gallerie di uomini illustri o di ritratti familiari, in questi casi, le miniature tendevano a essere un po’ più grandi del solito. Un esempio di queste gallerie è quella che Caterina d’Austria regalò a sua nipote Maria del Portogallo, futura principessa di parma, perché potesse ricordare ai suoi cari nella sua nuova dimora.

Collezione di miniature di María del Portogallo, 1565. Galleria Nazionale di Parma.

Un altro utilizzo curioso della miniatura è una moda che prese piede intorno al 1650 che consisteva in sovrapporre sopra le miniature diverse lamine dipinte in colori opachi su mica, creando così una galleria di costumi per la miniatura originale, come questa miniatura dove è stata ritratta una giovane fanciulla che a piacimento può cambiare abito e pettinatura diventando persino una monaca.

folkcollection.com

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Dal diciottesimo fino al ventesimo secolo, la pittura di miniature fu uno di quei passatempi delle donne dell’alta società alla pari con il lavoro a maglia, il ricamo, o il saper suonare o cantare. Loro dipingevano per lo più i membri della loro famiglia e gli amici.

Durante l’800, le miniature acquisiscono un altro importante utilizzo; esse erano commissionate per commemorare ogni momento importante nella vita di una persona: dalla nascita, il fidanzamento, il matrimonio, i meriti nella carriera, la guerra, i traslochi, la morte, incluso scene erotiche, parti del corpo, motti politici, le mascotte, i paesaggi, ogni cosa veniva raffigurata.

La maggior parte delle miniature a noi pervenute sono ovali, ma ci sono anche circolari e qualcuna quadrata e rettangolare e persino a forma di arco che in seguito si sarebbero sviluppate come i “lover eyes”.

Collection of David and Nan Skier

Alcune miniature riportavano delle frasi scritte sul retro, a volte si trattava di frasi romantiche, iniziali, ammonimenti, frasi in latino, ecc; mentre altri potevano avere diversi estratti e custodire al loro interno ciocche di capelli e altri oggetti del cuore.

La demanda di miniature declinò rapidamente quando nel 1839 fu inventata la dagherrotipia, l’antenata della fotografia. Il costo di una fotografia era infinitamente inferiore, essa era anche molto più fedele alla realtà e per la prima volta la gente comune si poteva permettere la riproduzione di se stessa.

 

Ana Muraca

 

Bibliografia e sitografia:


El retrato en miniatura

http://www.vam.ac.uk/content/articles/h/a-history-of-the-portrait-miniature/

https://en.wikipedia.org/wiki/Portrait_miniature

http://christine-archibald.com/history.html

https://www.metmuseum.org/toah/hd/mini/hd_mini.htm