Icona anni 20, ammirata per la sua bellezza e il suo talento, ebbe la sua epoca d’oro durante gli anni venti quando divenne simbolo delle donne indipendenti, libere e disinibite capaci di conquistare il mondo.

Louise Brooks nacque il 14 novembre del 1906 a Kansas, negli Stati Uniti, studiò con i pionieri della danza moderna Martha Graham e Ted Shawn che l’assumero per la loro compagnia, ma il suo carattere indipendente e anticonformista causò dei contrasti che portarono al suo licenziamento nel 1924.
Poco tempo dopo, una sua amica, le trovò un nuovo lavoro nel coro del musical “Scandals”, e in seguito lavorò a Broadway, al Ziegfeld Follies.

Il suo talento la fece notare dal produttore della Paramount Pictures Walter Wanger che la mise sotto contratto per ben cinque anni con lo studio. Durante questo periodo partecipa a diverse commedie leggere con ruoli minori e pian piano iniziò ad avere ruoli sempre più importanti in film di rilievo come: “Capitan Barbablù”, “Beggars of life” e “La canarina assassinata”. Il suo caratteristico caschetto alla maschiaccio, la sua bellezza algida e il suo modo di recitare più espressivo, presto la convertirono in una donna ricca e famosa, ammirata e seguita da tutti; ma Louise, disillusa di Hollywood, cerca altri orizzonti e se ne va in Germania a recitare nel film “Il vaso di Pandora” dove interpreterà il ruolo di Lulu, una giovane donna molto attraente, disinibita e calcolatrice che intrappolava e rovinava gli uomini che di lei si innamoravano; questo ruolo la consacrò definitivamente come una star internazionale e le diede l’immagine della vamp. In seguito Louise recitò nel film “Diario di una donna perduta“, sempre su tematiche sessuali, che per l’epoca furono uno shock e vennero successivamente censurati.

Louise Brooks ” La scatola di Pandora”

Al suo ritorno in patria, Louise recitò in alcuni film ma senza alcun successo; tale fallimento la condusse a dichiarare la bancarotta nel 1932 e a fare diverse occupazioni come ballerina nei night club, l’attrice radiofonica e la commessa per guadagnarsi da vivere.

Durante gli anni cinquanta la sua carriera fu riabilitata grazie alla critica francese che la riconobbe come una delle più celebri attrici del muto. Sempre durante questo periodo, la Brooks inizia una carriera come critica cinematografica e scrive sulle sue esperienze passate che poi verranno raccolte e pubblicate insieme nel 1982 nel libro “Lulu in Hollywood”.

Louise amava vestirsi in modo audace e glamour, il suo guardaroba era composto di pesanti cappotti di pelliccia, abiti brillanti, giacche di velluto, gonne plissettate, pantaloni larghi, abiti aderenti dalle scollature profonde i quali indossava senza reggiseno, camicette in seta dalle stampe geometriche e il tutto accompagnato da file e file di perle; spesso usava il cloche tirata un po’ verso il basso in modo da rendere ancora più enigmatico il suo sguardo.

Era perfetta per incarnare lo stereotipo degli anni 20, una donna libera, indipendente, sessualmente aperta, magra, alta, bella e allo stesso tempo irraggiungibile; il suo caschetto alla maschiaccio l’accompagnò durante tutta la sua carriera cinematografica rendendola molto riconoscibile al pubblico, fu amata, ammirata e imitata, sia allora, sia ancora oggi; lo possiamo vedere in Anna Karina nel film di Jean Luc Godard “Vivre Sa Vie” del 1962, ma anche con Melanie Griffith nel ruolo di Lulu nel film “Something Wild” del 1988 e ancora con Uma Thurman in “Pulp fiction”.

 

Sitografia:

 

https://www.collegefashion.net/inspiration/a-history-of-style-fashion-inspired-by-louise-brooks/

 

http://www.heraldscotland.com/news/13108047.Style_Icons__Louise_Brooks/

 

http://www.worcesternews.co.uk/news/8852030.Fashion_Icon_of_the_1920s___Louise_Brooks__Silent_but_Sexy/