Questo è l’ultimo capitolo dell’affascinante storia del bottone, un oggetto minuscolo ma di grande valore nella storia.La Belle ÉpoqueLa Belle Epoque

Questo periodo segna il passaggio dell’800 al 900, è caratterizzato dalla silhouette a “S” che prevedeva l’utilizzo di bottoni sulla biancheria intima, sul davanti e sulle maniche dei vestiti da giorno e da pomeriggio, sulle giacche e le camicette dei tailleur e degli abiti sportivi e come decorazione di alcuni vestiti da sera; mentre l’uomo per conto suo adotta i bottoni a quattro fori come bottone standard.

I bottoni di questa epoca, hanno una qualità nettamente inferiore rispetto a quella dei loro predecessori, ma in compenso, i progressi della tecnica hanno permesso la creazione di bottoni in innumerevoli forme, colori e dimensioni seguendo l’influenza dei movimenti artisti dell’epoca in particolare dell’Art Nouveau che avendo uno stile molto decorativo, ben si prestava a essere interpretato nelle piccole dimensioni offerte dai bottoni.

L’Art Nouveau nacque alla fine dell’800 (1890-1920) come l’ultimo tentativo di fermare lo sviluppo e la tecnologia che aveva conquistato terreno a scapito della qualità e dell’originalità dei prodotti. Questa corrente artistica sviluppatasi nei diversi settori, dall’architettura all’arredamento, dai tessuti ai gioielli; era stata influenzata dalle stampe orientali, da diversi periodi del passato come quello Gotico e quello Rococò, dai motivi decorativi Celti, e soprattutto dalla natura da dove traevano la loro caratteristica linea curva molto stilizzata e tutto un mondo floreale e vegetale idealizzato.

I bottoni Art Nouveau svilupparono tutte queste caratteristiche, essi furono realizzati in materiali come il metallo (ferro e ottone), il corno, il guscio di tartaruga, il vetro (vetro colorato e metallo) galalite e lo smalto. I temi più popolari erano : le donne dai lunghi capelli fluttuanti, i fiori come le orchidee, le rose e i gigli e la vita animale, con predilezione per quella del pavone, la farfalla, il serpente e la libellula.
Il principio che guidava il movimento provocò anche la sua fine, la loro produzione essendo almeno in gran parte artigianale aveva dei costi molto superiori rispetto a prodotti simili realizzati industrialmente; inoltre, la prima guerra mondiale, aveva portato a perfezionare molti di questi processi, che elevavano la qualità dei prodotti industriali.

 

I ruggenti anni 20

Negli anni 20, molti dei capi d’abbigliamento femminile erano chiusi con bottoni, spesso messi al lato sinistro accanto alla cucitura del capo per non essere visti, nell’abbigliamento sportivo oppure come decorazione. Una moda dell’epoca erano i bottoni da giarrettiera che incarnavano a pieno lo spirito irriverente e di libertà sessuale degli anni 20, essi si nascondevano sotto la gonna e stupivano con messaggi sfrontati o con il faccino di Betty Boop ai fortunati che riuscivano a vederli.

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Un movimento che ebbe una grandissima influenza sui bottoni che durò fino agli anni 30, fu l’Art Deco, originato durante il secondo decennio del 900 ma consacrato nell’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative ed Industriali Moderne realizzata a Parigi nel 1925, dalla quale prese il nome. Il movimento Art Deco, a differenza del suo predecessore s’inspirava alla modernità, rappresentando l’uomo operaio, il ginnasta, l’abitante urbano, ma con uno sguardo anche a culture esotiche del passato come quelle precolombiane, africane, egizie e vichinghe.  La sua linea era geometrica con forme angolari, curve o a zig zag, s’inspirava all’astrazione e non alla stilizzazione degli elementi naturali, come i raggi del sole, l’acqua e le nuvole o di elementi fitomorfi come i fiori; si serve dalla natura per rappresentare l’azione, la velocità, per ciò sceglie soggetti come gli aironi, le pantere e i levrieri; e utilizza i nuovi materiali come la bachelite, la galalite, la celluloide, la pasta di vetro, il cromo, l’acciaio inossidabile e l’alluminio, i legni pregiati e pelle naturale di animali marini come lo zigrino e lo squalo.

Dagli anni 30 agli anni 50

L’emergere dell’alta moda alla fine dell’800 comportò una grande demanda di bottoni di pregio e alcuni degli esempi più bizzarri e interessanti li vediamo proprio tra gli anni 30 e gli anni 50.
Chanel, per esempio,  creò il suo stile accostando metalli, pietre colorate e perle; Elsa Schiaparelli, la stilista di moda italiana che sviluppa la sua creatività creando dei capi con una forte matrice surreale, amica di Dali, Picasso, Duchamp, Cocteau e di tanti altri esponenti delle avanguardie artistiche con i quali spesso collaborò, cerca tra i giovani talenti emergenti dell’epoca come Jean Schlumberger, François Hugo, e Lucien Weingott, personalità di grande creatività per la realizzazione dei bottoni e della bigiotteria, capaci di tenere il passo alle sue creazioni; è cosi che vengono alla luce esemplari di grande bellezza e creatività, realizzati con le nuove resine sintetiche e con materiali inediti come il cibo.
La Bakelite e la galalite furono le resine sintetiche più utilizzate negli anni 30 e 40, con esse erano realizzati bottoni inspirati ai temi della vita quotidiana e in particolare, proprio nel periodo della guerra ebbero molto successo la rappresentazione di frutta, verdura, pesci, galli e aragoste.

Abito di Elsa Schiaparelli

In questo periodo i bottoni iniziano a competere con la cerniera lampo, che anche se era stata già inventata  e perfezionata tra la seconda metà dell’800 e gli inizi del 900, non si era ancora avvicinata all’industria della moda.

Durante la seconda guerra mondiale, gran parte dei materiali che fino adesso erano stati usati nella produzione del bottone, vengono largamente impiegati nell’equipaggiamento militare (incluse le resine sintetiche), cosi per realizzare i bottoni, si dovettero utilizzare i materiali che erano a portata di mano come: il legno dipinto a mano, la carta pesta, la stoffa o materiali più ingegnosi come l’interno della pannocchia che grazie alla sua durezza venne utilizzato nella fabbricazione di bottoni dal creatore di accessori e bigiotteria Giuliano Fratti.

Alla fine della guerra, vengono fuori delle materie prime che erano state nascoste in attesa di tempi migliori, i bottoni sono realizzati con tutti quelli materiali che erano serviti durante la guerra, prime tra tutte i nuovi materiali sintetici che essendo termoplastici, potevano essere sciolti e rielaborati; altri materiali molto in uso all’epoca erano: la stoffa che poteva essere riciclata da vecchi indumenti e il vetro, con il quale si facevano bottoni dipinti e lavorati come il cristallo, provenienti dall’attuale Cecoslovacchia.

Dopo questo periodo i bottoni in plastica conquistano largamente il favore dei clienti perché più economici e resistenti e in più potevano imitare qualsiasi altro materiale; inoltre già negli anni cinquanta, si iniziano a utilizzare tutta una serie di elettrodomestici che facilitavano i lavori domestici come lavatrici e asciugatrici elettriche che però rovinavano completamente i bottoni realizzati in materiali delicati come porcellana e vetro facendo prediligere quelli in plastica e metallo.  L’utilizzo più massiccio delle cerniere, del velcro e dei bottoni a pressione ridusse considerevolmente l’impiego dei bottoni nei capi di ogni giorno.  Un altro fattore che comportò una diminuzione nell’uso dei bottoni più ricercati, fu il trionfo della bigiotteria che sostituì il ruolo decorativo del bottone come abbellimento dell’abito.

Cosi i bottoni nell’abbigliamento femminile iniziano, come d’altronde avevano fatto anche quelli maschili a inizio secolo, a essere più uniformi, si predilige la forma tonda a due o quattro fori, piuttosto che i bottoni delle forme più decorative e originali. Nell’alta moda pero, i bottoni continueranno a essere più ricercati anche se molto meno che nelle epoche precedenti, alcune firme come Chanel, Gucci e Armani, elaboreranno una tipologia di bottone o un logo che li identifica.
Un omaggio al “Re bottone”, è stato fatto da Jean Paul Gaultier nella sua collezione estiva di alta moda del 2003, dove ha fatto grande uso dei bottoni per decorare o addirittura ricoprire alcuni dei suoi abiti.

Dopo questa lunga storia del bottone, possiamo concludere che questo piccolo oggetto che inizialmente aveva una funzione prettamente decorativa, fece tutto un percorso, conquistando con la sua bellezza e unicità, prima gli uomini e poi le donne, attraversando diverse fasi che lo hanno portato a essere un oggetto che evidenziava la posizione sociale di chi lo indossava, poi a essere un bel oggetto decorativo e infine, quando raggiunse il massimo della democratizzazione, diventò semplicemente un oggetto funzionale che talvolta può servire come oggetto decorativo.

Dal passato s’impara, e le nuove generazioni di stilisti e creatori di moda dovrebbero farsi un giro ogni tanto nella storia per riscoprire e riscattare elementi come questo che potrebbero essere di inspirazione per il futuro.

Ana Muraca

 

Bibliografia di tutti gli articoli sulla storia dle bottone:

Bemporad Dora Liscia (a cura di), Appesi a un filo, Bottoni alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, Sillabe, 2007.

Hughes Elizabeth and Lester Marion,The Big Book of Buttons,Sedgwick, Maine: New Leaf Publishers; 1991

Jackson Sandra, The Scrivener’s Button Cavinet: A Twentieth Century Clothing Button Collection, 2009.

AA. VV., La moda; Taschen, 2005.

 

Links utilizzati per gli articoli sulla storia del bottone:

Il nostro board en Pinterest con una selezione di bellissimi bottoni di diverse epoche (link)

Il Button Country della National Button Society, pagina utile per collezionisti e curiosi di bottoni (link)

La Collezione di Bottoni antichi di Romano Goni (link)

Il Museo del Bottone di Giorgio Callavotti (link) blog di Giorgio Callavotti (link)

La British Button Society (link)

 

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