Chi di noi non ha sentito il fascino, almeno per una volta, della cultura tessile cinese e giapponese?
Si racconta che sia stata proprio una principessa cinese a scoprire il prezioso filo di seta. Hsi-Ling, prima moglie dell’imperatore Giallo Huang-Ti, era venerata come la “signora dei bachi da seta” e sarebbe stata lei che, osservando l’effetto del suo tè caldo su un baco da seta, caduto accidentalmente da un albero di gelso nella sua tazza, avrebbe scoperto il modo in cui era prodotta la seta da quegli insetti.

Il Regno dell’Imperatore Giallo è tradizionalmente datato al 2677-2597 a.C., ma sappiamo da altre fonti, che a quell’epoca la sericoltura era già ben conosciuta e sviluppata. Durante la dinastia Shang il commercio si aprì verso l’Occidente (Shang significa letteralmente “mercante”).

Presentiamo alcuni manufatti particolarmente graziosi e interessanti. Le fotografie sono state scattate dopo l’intervento di restauro conservativo e ora i medesimi si trovano presso il Museo Popoli e Culture all’interno della sede Pime in via Monte Rosa 81 a Milano.

1.Scarpine blu (di loto) – Cina Epoca Qing (1644-1912)
Venivano chiamate “scarpe di loto” perché la loro forma è conica da sembrare quasi un bocciolo di fiore di loto. Così piccole che possono essere contenute nel palmo di una mano, ancora come un bocciolo di loto. Venivano fabbricate con cotone o seta. Trattandosi di scarpe da indossare dalle donne aristocratiche sono spesso ricoperte di ricamo delicati che ne fanno delle calzature da cerimonia o comunque non adatte per il lavoro.

2.Tanzen femminile rosa – giappone
Il tanzen è una giacca da indossare sopra lo YUKATA, soprattutto in inverno. Per le donne sono riservate le decorazioni floreali, mentre per gli uomini quelle geometriche. Decorazione e simbologia: la brevità della fioritura dei ciliegi e la delicatezza dei fiori sono associati alla brevità e meravigliosità della vita, rispecchiando aspetti della cultura Buddista e della precarietà delle cose. Nell’insieme i fiori ricordano le nuvole e quelli caduti a terra ricordano la neve


3.Kimono color cipria con peonie rosse – giappone
Il Kimono, letteralmente “cosa da indossare” è un indumento tradizionale giapponese, nonché il costume nazionale del Paese del Sol Levante. Non esalta le forme del corpo, al contrario le nasconde completamente e chi lo indossa deve muoversi con grazia e ponderatezza, dimostrando le sue doti profonde. In origine il termine Kimono veniva usato per ogni tipo di abito; in seguito è passato a indicare specificamente l’abito lungo portato, ancora oggi, da persone di entrambi i sessi e di tutte le età. E’ a forma di croce, dalle linee diritte, che arriva fino alle caviglie. Decorazione e simbologia: sul fondo color cipria, con motivo d controfondo “a peonia” in seta color cipria e laminella in argento, si posano coppie di peonie rosse con foglie verdi alternate a una solo peonia sempre con foglie verdi. il fiore di peonia simboleggia la buona fortuna, l’alto onore e la primavera. I giapponesi lo considerano come “re dei fiori” e lo utilizzano in popolari ricami di stoffe. Generalmente compare il fiore e non arbusto.

4.Obi – giappone
L’Obi è una lunga cintura di tessuto usato per il Kimono. La lunghezza varie dai 360 ai 420 cm. Viene avvolto attorno alla vita più volte prima di essere annodato dietro con un fiocco. Il tessuto per confezionare l’Obi viene scelto in modo che contrasti evidentemente con il Kimono. Decorazione e simbologia: motivi floreali, elaborati e policromi, si alternano a uccelli che si sviluppano dentro a cerchi di varie misure. “Enso” in giapponese significa cerchio. E’ il soggetto più comune della calligrafia giapponese, simboleggia l’illuminazione, la forza, l’universo.

5.Copricapo mezzaluna – Cina Epoca Qing (1644-1912)
Il copricapo è caratterizzato da una forma lobata “a mezzaluna”, si compone di diverse sezioni confezionati con vari tipi di tessuto (soprattutto raso e damascato) e punti di ricamo in seta e filato dorato (steso e lanciato).

6.Copricapo – Cina Epoca Qing (1644-1912)
Il copricapo è caratterizzato dalla presenza dell’Immortale LU TUNG-OIN: intellettuale guerriero, invocato dai malati e patroni dei barbieri: è raffigurato con lo scacciamosche. Dall’Immortale CAO GUOJIU: vestito con gli abiti di corte e di nobili origini, patrono degli attori, è rappresentato con delle nacchere di giada che sono simbolo sacro della rinascita. Dall’Immortale ZHONG LIQUAM: rappresentato con il ventaglio rigido con il quale risveglia i morti.

 

 

Le monache dell’isola

 

BIBLIOGRAFIA