Sessant’anni dell’Made in Italy

Chi lo avrebbe mai detto che il famosissimo “Made in Italy” ha solo 60 anni; ebbene si, il passato 12 febbraio ha fatto il suo sessantesimo compleanno, ma come è nato?

Il periodo era quello del dopoguerra, un paese da ricostruire, pochi fondi a disposizione e un monopolio assoluto della moda francese (pensiamo a Dior, Balenciaga e Patou)  eppure furono queste condizioni insieme all’esperienza, determinazione, e intuizione di Giovanni Battista Giorgini e alle case di moda emergenti sul territorio nazionale che accettarono la sfida, che ressero possibile il “Made in Italy”.

Giorgini, un toscano di famiglia illustre, contava con quasi trent’anni di esperienza nei traffici commerciali con gli Stati Uniti, soprattutto nel settore dell’artigianato; ma la crisi del 29 e poi la seconda guerra mondiale avevano fatto si che il giro d’affare fosse diminuito notevolmente, avendo sentito parlare dei successi di Pucci, delle Sorelle Fontana (in particolare con l’abito da sposa realizzato per Linda Christian) e di Ferragamo  negli States e conoscendo il gusto degli americani, decise di giocarsi il tutto per il tutto e realizzare una sfilata che aveva come obiettivo lanciare una moda tutta italiana e non più semplici scopiazzature di quella francese, a un mercato che anche se abituato all’egemonia francese, aveva un gusto diverso, più informale, pratico, fresco e allo stesso tempo attento ai dettagli, alle rifiniture.

Il tutto fu realizzato in ambito casalingo, nella stessa casa di Giorgini (Villa Torrigiani), improvvisando una passarella nel salone. Gli invitati erano appena una trentina; Giorgini aveva fatto di tutto per convincere ai compratori di venire a Firenze una volta finite le sfilate a Parigi e allo stesso tempo dovette convincere anche alcune case di moda di creare una ventina di modelli tutti italianià  da presentare alla sfilata. Fu cosi come Si­monetta, le sorelle Fontana, Fabiani, Schuberth, Marucelli, Carosa di Roma, Veneziani, Ruberasco e Van­na di Milano, accettarono scommettendo non solo sul loro stesso talento, ma anche su una moda italiana che prima di quel momento non esisteva come tale, al massimo si poteva contare con le idee sviluppate durante il periodo dell’autarchia indetto da Mussolini, che proibiva alle case di moda italiane di seguire i modelli francesi.

Tra gli invitati alla sfilata c’era Julia Trissel, rappresentante della Bergdorf Goodman, di New York, Henry Morgan di Montreal, Stella Hanania della Magnin, tra i giornalisti c’era Elisa Massai di Women’s wear, Elsa Robiola di Bellezza, e Vera Rosi di Novità . Alla fine dell’evento, un grosso applauso che confermava l’intuizione di Giorgini, erano tutti entusiasti e tale sensazione non sarebbe svanita con il tempo giacché per la seguente stagione, gli invitati sono stati più di 200; la sfilata non si fece più in villa Torrigiani ma prima al Grand Hotel di Firenze, poi a Palazzo Strozzi e in seguito a Pitti, dove gli viene dedicata la sala bianca.

Questa è la storia del “Made in Italy”, concetto che ha portato all’Italia a essere nel centro della moda mondiale per diversi decenni, ma che ora per le circostanze odierne bisognerà  cambiare in “Made in Cina”.