Cristobal Balenciaga è stato un vero innovatore della moda che ha cambiato la silhouette delle donne nella metà del XX secolo. Venerato dai suoi colleghi che lo chiamavano “Maestro”, ha creato uno stile sofisticato e senza tempo. Le sue creazioni, sia austere che stravaganti erano frutto di uno studio sulle proporzioni e sui tagli del tessuto che dovevano seguire le linee del corpo  e lasciare libertà di movimento.

Fu un sarto espertissimo, rispettato sia per la sua conoscenza della tecnica e della costruzione, sia per il suo perfezionismo inflessibile. Schivo e meticoloso durante le sue sfilate non usciva mai neanche a prendersi i “bravo” e gli applausi da parte di un selezionato ed educatissimo pubblico. Si perché i suoi défilé’ erano caratterizzati da un atmosfera quasi monastica; Mademoiselle Renée, la direttrice implacabile dell’atelier aveva con i giornalisti rapporti quasi sadici: non solo era vietato parlare, ma non si poteva neppure tossire o lasciare la sala prima della fine della collezione.

Balenciaga nasce a Guetaria il 21 Gennaio 1895 in un villaggio di pescatori della provincia basca; il suo destino era legato a quello del padre pescatore ma egli preferiva stare con la madre sarta che faceva piccoli lavori per aiutare i magri introiti familiari. Durante l’adolescenza fu folgorato dalla Marchesa Torres, ex bellissima di Madrid e ancora di un’eleganza eccezionale. Si racconta che vedendola uscire da una chiesa con un tailleur bianco e un cappello in paglia coperto di chiffon marrone annodato sotto il mento il piccolo Cristobal esclamò:” come siete elegante”. La Marchesa notò in lui un talento innato tanto che gli diede da copiare il suo tailleur di Poiret; Cristobal, con la vecchia macchina da cucire della madre lo rifece perfettamente uguale. La Marchesa divenne la sua protettrice e lo aiutò a trovare lavoro in una casa di mode a Madrid perché imparasse il mestiere.

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Dinner Dress, Cristobal Balenciaga, 1939. The Los Angeles County Museum

Nel 1915 appena ventenne aprì la sua prima maison di moda a S. Sebastian, località balneare molto famosa all’epoca; dopo pochi mesi aprì altri due atelier a Madrid e Barcellona che chiamò con il nome di sua madre: Eisa. Ogni sei mesi si recava a Parigi per comperare i modelli dei grandi sarti, tra cui Chanel, la sua preferita. Nel 1937 la guerra civile spagnola lo costrinse alla fuga verso Parigi dove, con un piccolo capitale offerto da un rifugiato spagnolo, aprì una sede in Avenue George V dove fece sfilare la sua prima collezione dove le mannequin erano sottoposte a regole ferree: non dovevano parlare a voce alta nei camerini  né avere la benché minima espressione quando sfilavano. La cosa singolare era che sceglieva le modelle più brutte di Parigi ma con un grande stile senza bisogno di concessioni: né gioielli né pettinature stravaganti. Colette, modella dallo sguardo feroce come un bulldog e dalla camminata vampiresca riusciva a vendere più modelli di tutte le altre messe insieme.

La prima collezione fu fortemente influenzata dal Rinascimento Spagnolo, con l’abito “Infanta” in satin avorio con decorazioni in velluto divenuto un emblema e ispirato ai costumi dei dipinti di Velasquez e  fu un successo anche perché alcune nobili spagnole acquistarono abiti e cappotti per un totale di 1,9000 pesetas. Ossessionato dalla sua Spagna nel 1947 crea la “Giacca Di Luce”, un bolero in velluto e passamanerie simile a quelli dei toreri spagnoli e indossato dalla Marquesa Llanzol.

Balenciaga's "Infanta" evening dress, 1939

Balenciaga’s “Infanta” evening dress, 1939

Balenciaga Bolero - FW 1946-47, The Met

Balenciaga Bolero – FW 1946-47, The Met

Nonostante il successo Balenciaga era tormentato dal dilemma dell’essere riconosciuto e amato e l’avversione per ogni tipo di pubblicità (Dior c’est fou fou) diceva giudicando la sua voglia di stare sotto ai riflettori. Intuizioni geniali, sorprendenti innovazioni unite a una precisione maniacale erano i presupposti di tutte le sue creazioni.  L’intensità geometrica era esaltata dall’uso di colori forti e profondi come il verde bottiglia, il fucsia, il nero, rosso e viola. Balenciaga amava i contrasti e i tessuti rigidi come il Gazar, una seta dalla struttura croccante che permetteva di dare vita a nuove forme, inventato in collaborazione con Abraham nel 1960 e utilizzato anche negli abiti da sposa del 1967-1968. Balenciaga sceglieva le migliori stoffe e i migliori ricamatori: Bucol e Marescot per i pizzi, Bianchini Ferier per i tessuti stampati, Lesage per le applicazioni e i ricami. Mentre gli altri celebri sarti mutavano le linee ogni sei mesi i suoi cambiamenti erano impercettibili ma essenziali.

 

Cristóbal Balenciaga Couture FW 1967/1968

Cristóbal Balenciaga Couture FW 1967/1968

Negli anni del dopoguerra creò alcuni capi iconici come il tailleur semi aderente in tweed con il collo scostato e chiuso da quattro bottoni (1951) che continua ancora a fare scuola. Il collo scostato fu la sua ossessione, e se si trovava davanti una signora con il collo aderente istintivamente glielo allargava affermando: ”lo stelo deve avere aria intorno per reggere il fiore”. Il ’51 fu anche l’anno degli abiti ispirati al Flamenco in velluto nero con corolle di ruche in taffettà rosa immortalati da Gjion Mili.

Abiti da sera 1951

Abiti da sera 1951

Evening ensemble by Balenciaga, 1951. Photo by Louise Dahl-Wolfe.

Evening ensemble by Balenciaga, 1951. Photo by Louise Dahl-Wolfe.

 

Balenciaga - 1955

Balenciaga – 1955

Quando nel 1957 uscì con il suo famoso “abito a sacco” nero molti gridarono allo scandalo e il modello fu il soggetto preferito dei caricaturisti. Costituito da una semplice tunica in crepe nero senza vita con otto bottoni era di una tale purezza da essere imitato ancora oggi. Negli anni ’50 introdusse anche cappottini in twill di lana quadrettati dalla linea a uovo e abiti da cocktail in pizzo chantilly e in organza, realizzati dall’atelier Felisa con la collaborazione di Marescot per i pizzi. Questi bellissimi abiti erano l’esempio di come la tradizione e la modernità si fondevano nel lavoro di Balenciaga.

 

Abito a sacco 1957

Abito a sacco 1957

 

Abito da sera 1956

Abito da sera 1956

Nel 1958  realizza il “Baby Doll”, ispirato agli abiti dei bambini e realizzato in taffettà di seta avorio con fiori fucsia e rossi stampati decorato da un fiocco sulla vita bassa increspata fu indossato dalla Marchesa Llanzol e copiato da molti altri sarti; così come il cappotto “Cocoon” senza collo, fino alla gonna e alla cappa “Balloon” in taffettà che fu fotografata da Irving Penn per Vogue Paris. Poche donne potevano permettersi queste “pazzie” pioneristiche, forse cinque in tutto il mondo tra cui la Marchesa Llanzol, la più elegante di Spagna, Fabiola del Belgio, la Duchessa di Windsor, Mona Bismarck e Loel Guinnes, erano le clienti che preferiva, decise, sicure nelle loro scelte e naturalmente eleganti. Una delle sue massime era: ”nessun sarto può rendere una donna elegante se non lo è naturalmente”.

Abito Baby doll, 1958, Museo Cristóbal Balenciaga, Getaria, Spain

Abito Baby doll, 1958, Museo Cristóbal Balenciaga, Getaria, Spain

Wedding dress by Cristóbal Balenciaga, 1957 Paris, Mona Bismarck Foundation

Wedding dress by Cristóbal Balenciaga, 1957 Paris, Mona Bismarck Foundation

Nel 1964 realizza per Mona Bismarck un lungo cappotto da sera con petali di fiori di seta applicati da Lesage, come sospesi in un giardino immaginario;  Il modello fu presentato con il numero 124. Sempre Lesage applicò dei motivi floreali in ciniglia multicolore su un abito da sera giallo sole in Gros De Naples, oggi conservato al Musée Historique Des Tissus di Lione. Balenciaga era un uomo a cui i soldi non interessavano, dimostrando il suo continuo rifiuto a offerte allettanti, specialmente americane; soprattutto non prese mai in considerazione l’invito a disegnare una linea di pret a porter; ma dava molto valore al suo lavoro, tutti i modelli acquistati anche dalle clienti più illustri venivano infatti pagati alla consegna. L’atelier Balenciaga fu uno dei pochi a non avere conti in sospeso, in quel periodo fu ispirato dalla religione e dall’abbigliamento ecclesiastico e tra le clienti ebbe un grande successo la linea Diablo, con corpetti aderenti e gonne ampie all’altezza delle anche.

 

Coat Cristobal Balenciaga, 1964 Kerry Taylor Auctions

Coat Cristobal Balenciaga, 1964 Kerry Taylor Auctions

Robe 'Bouquet' - 1964

Robe ‘Bouquet’ – 1964

Balenciaga 1965 Ostrich Feather Gown, The Met

Balenciaga 1965 Ostrich Feather Gown, The Met

 

Nel 1967 presentò la sua ultima leggendaria collezione con tre pezzi di grande valore: “Le Chou Noir, una cappa in gazar di seta con un enorme rouche sul volto che poteva essere indossata sulle spalle o come cappuccio scultoreo, “The Envelope Dress”, fermato ai quattro angoli dello scollo e una spilla gioiello centrale e l’abito da sposa in Gazar con l’acconciatura a forma di secchio del carbone indossato da Almudena Elorza Losada per le sue nozze con Enrique Guzman Bergareche; fu il suo canto del cigno e lui lo sapeva. Irascibile e gelosissimo delle sue creazioni obbligava le sue lavoranti a svuotare le tasche perché sospettava che rubassero i suoi disegni.

Le Chou Noir

Le Chou Noir

Irving Penn for Balenciaga, 1967 www.fashion.net

Irving Penn for Balenciaga, 1967 www.fashion.net

 

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Abito da sposa di Almudena Elorza Losada

Ossessionato dalla perfezione fino alla fine quando le sarte finivano un abito lui controllava il lavoro, calmo, sorridente, ma capace di infuriarsi in pochi minuti, strappare tutto e ricominciare daccapo se il vestito non era di suo gradimento. Le sarte chiamavano quei momenti “La Catastrophe”. Nel 1968 chiude il suo atelier, la sua moda non era più in linea con i tempi.

Nel suo lungo percorso va ricordato anche il lavoro come costumista teatrale e per il cinema, dagli abiti per Alice Cocea e Suzet Mais nell’Histoire De Rire (1940) al mantello di paillettes nere, il mantello della morte per Christiane Barry nell’Orphée di Cocteau, dai vestiti per Arletty nel film Bolero di Jean Boyer, ai costumi per Ingrid Bergman in Anastasia di Anatole Litvak. Alla sua morte avvenuta nel 1972 le clienti inviarono centinaia di telegrammi di condoglianze e ci fu anche chi come Mona Bismarck che si rinchiuse in camera da letto per tre giorni senza uscirne. Bettina Ballard, una delle sue poche intime amiche disse:” non un quadro alle pareti, non musica, non un libro. Povera vita raccolta intorno alla sua moda, per cui piangeva a ogni fine di collezione perché gli mancava l’aria per continuare a vivere”.

 

Francesca Galassini

 

 

Bibliografia:

 

Vogue On: Cristobal Balenciaga di Susanne Irvine

Balenciaga- Cristobal Balenciaga Museoa- Nerea

http://www.design-training.com/fashion-design/steampunk-fashion-guide.html

http://www.huffingtonpost.co.uk/william-higham/steampunk-what-thehell-is-it_b_1015192.htlm