Il termine sunbonnet indica una particolare foggia di copricapo a metà tra una cuffia e un cappello, che durante l’Ottocento serviva per ripararsi dai raggi solari. Era diffuso tra le donne anglosassoni che lavoravano in campagna all’aria aperta e le donne del west.

A differenza del bonnet presentava una visiera molto ampia, che copriva quasi tutto l’ovale del viso nascondendo il profilo femminile. Il sunbonnet è spesso associato ai film west, e ai libri illustrati per l’infanzia come Sunbonnets Babies dove le bambine, intente in varie attività da cortile indossano ampi camicioni e cuffie che coprono completamente il volto.

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Woman in sunbonnet 1924-1934; Kentuckyiana Digital Library Doris Ulmann collection

La forma classica era costituita da un’ampia cuffia in stoffa che copriva la testa fino alla nuca; il bordo, costituito da sostegni in legno e vimini che si adattavano all’ovale del viso presentava un arricciatura, e dalle due estremità inferiori partivano due nastri che si potevano legare sotto al mento. Anche nella parte posteriore era presente un lembo di stoffa che copriva il collo, in modo da non lasciare la pelle scoperta e quindi non sottoposta ai raggi solari. Per incrementare la rigidità a volte più strati di stoffa venivano cuciti all’interno della visiera.

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Sunbonnet 1835 al met museum

Il sunbonnet ha probabilmente origine dal cappello femminile puritano, quando la legge obbligava le donne a usare grandi cuffie a coprire capelli e volto.  Era indossato dal mattino presto fino al tramonto, e veniva tolto soltanto quando le donne rientravano in casa, perché era maleducazione tenere il cappello sul capo. Questo genere di copricapo si prestava moltissimo a sbizzarrire la fantasia, soprattutto nel caso di quelli della “domenica” o delle “feste”, realizzati a fiorellini, ricamati o a righe. Il tessuto più utilizzato era il Suazette, che ricordava certi tessuti lucidi e costosi. Le ragazze più alla moda e vezzose ricamavano a mano i motivi sulle cuffie e applicavano nastri e rouche ed era considerato un oggetto caro e prezioso (alcune non possedevano nemmeno le scarpe).

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Sunbonnet 1800–1943, Met museum

  Il bonnet era un cappello troppo costoso, ed era usato soprattutto tra le classi abbienti, mentre il sunbonnet divenne in un certo senso l’emblema di uno stile country, quindi meno costoso; d’inverno poteva essere realizzato in feltro o in tessuto impermeabile, o decorato con pelliccia di coniglio. A volte anche le donne di città lo indossavano in circostanze particolari come le passeggiate al mare. Per le funzioni domenicali in chiesa si usava il taffettà di seta, per i periodi di lutto il cotone nero.

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Sunbonnet- Met Museum Date: ca. 1840

La Montgomery Ward offriva una vasta gamma di questi copricapi a basso costo che potevano essere ordinati via posta o venduti all’interno di cataloghi.  Durante la seconda metà dell’Ottocento la moda dei sunbonnets diminuì,  anche se le donne del west continuarono a portarlo, perché gente povera che lavorava la terra in aree rurali sotto il sole cocente. Agli inizi del ‘900 quando la moda dell’abbronzatura prese piede l’uso di questi cappelli scomparve completamente.

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Sunbonnet 1840 ca, Met museum

I sunbonnets che sono conservati nei musei americani sono fatti di diversi materiali come il cotone, il percalle la lana, il lino e il crepe.  Nel 1976 durante il duecentenario della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti i sunbonnet accompagnarono le celebrazioni. La moda dei sunbonnets diede origine alle famose illustrazioni della bambina con il grande cappello che le copre il viso, infatti Sunbonnet Sue è ancora oggi una delle immagini più utilizzate nel mondo del ricamo e delle arti decorative. Questa figura è apparsa in diverse parti del mondo in varie forme, riscontrando sempre successo. I tipici disegni la ritraggono spesso nei ricami di coperte patchwork in fattoria con la sua amica Hannah e il gattino Kitty che gioca con un gomitolo di lana. I disegni di Sunbonnet Sue possono essere rintracciati nei lavori che gli illustratori realizzarono tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, come quelli che Bertha CorbettMelcher fecce per i Children’s Primer Books scritti da Eulalie Osgood; i suoi disegni divennero molto popolari e furono stampati su cartoline e ceramiche.

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Francesca Galassini

 

 

Bibliografia:

 

Storia della moda- Mila Contini

 

http://georgianagarden.blogspot.it2012/05-ilsunbonnet.html