Tutti conosciamo a grande righe la movimentata e tragica vita di Isadora Duncan, ma poco sappiamo del suo rapporto con la moda e di come questo aiutò a produrre un cambiamento nella percezione che la donna aveva di se stessa e del suo corpo.

“La bellezza della forma umana non è casuale. Non si può cambiare con il vestito … È perché la forma umana non è e non può essere alla mercé della moda o il gusto di un’epoca che la bellezza della donna è eterna. “(Isadora Duncan, “My Life”pp. 78-79)

Isadora Duncan è considerata la madre della danza moderna; grazie a una profonda ricerca della natura, della cultura greco romana e dai valori di bellezza e libertà, lei traeva delle emozioni che poi comunicava attraverso gesti e movimenti spontanei. Isadora criticava l’artificialità del balletto classico, con i suoi costumi che non sembravano altro che gabbie, con le loro coreografie che si ripetevano sempre uguali a ogni spettacolo e il ballare sulle punte che secondo lei, era completamente anti naturale. La sua era la visione di una danza libera, dove il corpo avvolto in una sorta di tunica, poteva muoversi senza costrizioni dando l’impressione quasi di fluttuare.

Questa caratteristica l’avvicinò ad altre ballerine dell’epoca come Loie Fuller, Sada Yacco e Ruth Saint Denis, che avevano questa volontà di rompere con le convenzioni, ognuna a modo suo. Era un cambiamento che c’era già nell’aria e che aveva a che fare con l’emancipazione della donna, con la liberazione del suo corpo e della sua mente.

Sada Yacco interpretando Ofelia, nel 1905

Loie Fuller, Foto: mashable.com

Ruth St. Denis in Radha. (ca. 1906)

Isadora nacque a San Francisco nel 1877, è la più piccola di 4 figli. Venne allevata in un ambiente di estrema povertà da sua madre Mary Isadora Gray chi dopo il divorzio assume un atteggiamento di sfida verso le norme sociali, contro il cattolicesimo e l’istituzione del matrimonio; una visione anticonformista che segnerà fortemente il carattere di Isadora.

“Mia madre … non aveva alcuna preoccupazione per le cose materiali, lei, ci insegnava a disprezzare ogni genere di possesso, come oggetti, mobili e qualsiasi altra cosa. E sul suo esempio che io non ho mai portato gioielli nella mia vita. Ci insegnava che ogni bene materiale è un ostacolo.” (Isadora Duncan, “My Life”pp. 36)

Vissuta in un periodo di grandi cambiamenti, influenzata dal revival del mondo greco romano, portato a galla dall’arte in tutte le sue forme, Isadora era solita indossare nei suoi spettacoli ma anche fuori, abiti leggeri in stilo impero di colore bianco insieme ad un paio di sandali greco – romani e un cappello. Si capisce bene come questo suo modo di vestirsi fosse in netto contrasto con gli artificiosi e costrittivi abiti dell’epoca; ma questo stava per cambiare.

Isadora Duncan

Una volta raggiunto il successo, Isadora entra in contatto con alcuni dei più importanti disegnatori dell’epoca come Poiret.

“Per la prima volta feci visita a un sarto alla moda, e mi lasciai trascinare dalla seduzione fatale delle stoffe, dei colori, delle forme e perfino dei cappelli. Io che non avevo mai portato che la mia tunica bianca di lana in inverno, di tela in estate, mi arresi all’idea di ordinare abiti magnifici e di portarli. Avevo tuttavia una scusa. Non avevo a che fare con un sarto ordinario, ma con un genio, Paul Poiret, che vestendo una donna sapeva fare un’opera d’arte. Ciò nonostante, questo per me non fu meno di un passaggio dall’arte sacra all’arte profana” (Isadora Duncan, “My Life”pp 216).

Poiret era già sulla stessa onda di pensiero di Isadora, egli cercava di creare capi meno costrittivi, che non avessero bisogno di sostegni interni come corsetti o paniers e che lasciassero una maggiore libertà di movimento; inoltre entrambi erano rimasti affascinati dai Balletts Russes e di tutta l’ondata di esotismo che aveva portato con se. Per lei, Poiret creò diversi modelli in stile impero, chiaramente ispirati all’antica Grecia, e visibili nell’album “Les Robes de Paul Poiret” realizzate dall’ illustratore Paul Iribe.

Paul Poire, abito “Josephine”, illustrato da Paul Iribe in Les Robes de Paul Poiret (1908)

Isadora era anche solita comprare alcuni dei suoi capi d’abbigliamento nel negozio di Liberti & co, frutto di collaborazioni tra diversi artisti, disegnatori e architetti dell’Arts and Crafts e del movimento Art Nouveau, interessati a produrre abbigliamento innovativo, prendendo spunto dal passato.

Un altro proficuo incontro fu quello tra Isadora e Mariano Fortuny, lei ammirava moltissimo il suo lavoro, che forse era quello che più si avvicinava al suo modo di pensare e lui la presse da musa ispiratrice. Fortuny la conquistò con le sue sciarpe con stampe dai motivi greci e soprattutto con il suo Delphos che era la versione moderna delle tuniche dell’antichità. Numerose sono le fotografie di Isadora con questo abito.

Isadora Duncan con il marito Sergei Yesenin e la figlia adottiva, 1920s

Isadora però non seguiva le tendenze della moda, piuttosto le creava; lei divenne un’icona di moda non solo per la sua arte o per il suo carattere, ma anche per la sua creatività e originalità nel vestire. Isadora abbinava abiti molto semplici a sciarpe spesso decorate con ricami dai motivi cinesi e disegnava anche parte dei suoi abiti.

Dentro e fuori dalla danza, il suo spirito ribelle e il suo pensiero la portarono a rivoluzionare la sua epoca. Lei contribuì enormemente a liberare la donna, non solo nel suo modo di vestire, ma soprattutto nel suo modo di pensare, dimostrò che una donna può essere indipendente, avere un proprio pensiero, vivere dalle sue passioni senza doverle niente a nessuno e contando solo su se stessa.

 

Ana Muraca

Bibliografia:

La Danseuse: American Icons of La Belle Époque

The dress is the screen: Dancing fashion, dancing media

Finding Women in the Archives: Isadora Duncan