La società Vittoriana fu piena di contradizioni; mentre il regno era guidato dalla regina Vittoria (una donna), le donne non avevano diritto al voto, non potevano ereditare niente, in caso di divorzio perdevano ogni diritto sui figli, non potevano nemmeno aver e un conto in banca; ma allo stesso tempo, le donne iniziavano a essere una forza lavoro consistente dando un impulso non indifferente alla rivoluzione industriale, motore trainante dell’economia inglese.

I diritti della donna erano molto limitati, lei era solo una proprietà cha passava da padre a marito, il quale diventava a tutti gli effetti padrone di ogni rendita, eredità o salario percepito dalla moglie, ma anche dai loro figli e dal suo corpo. La donna, rimaneva in uno stato di sudditanza assoluto che poteva solo peggiorare nel caso qualcuno dei due dovesse chiedere il divorzio, giacché lei perdeva non solo il suo posto nella società, il suo benessere economico ma anche i figli.

Matrimonio del 1880s.

Quando in una famiglia vittoriana arrivava una figlia femmina, il dispiacere si faceva sentire, tutti sapevano che sarebbe stata molto meno utile alla famiglia che un figlio maschio, non potrà intraprendere una carriera che le poterà fortuna e il massimo a cui può ambire è a fare un buon matrimonio; per ciò sin da bambine le donne sono spesso trascurate, mal alimentate e per peggiorare ancora la loro condizione, vivono in ambienti chiusi, non gli si consente di fare attività fisica ma solo di imparare ciò che, a seconda della loro classe sociale, gli sarà più utile sapere.

1840 The Amber Necklace” di Emanuel Gottlieb Leutze

Le donne appartenenti all’alta società, imparano a cantare, suonare uno strumento, ballare, conoscere le lingue moderne, avere una certa eleganza nelle sue maniere, nel camminare, nel modo di esprimersi e di muoversi, tutte abilità che imparerà in un collegio o da una istitutrice; mentre quelle meno fortunate, imparavano le faccende domestiche o qualche mestiere da femmina altrove. Tutto questo faceva sì che la mortalità femminile fosse molto più elevata di quella maschile.

1870 F. L. Stuber stereograph of The young housekeeper–Washing day, from the Gems of American Life collection Foto di Thiophene_Guy su Flickr

Le ragazze si sposavano solo dopo i vent’anni e come marchio di garanzia della loro purezza e innocenza, dovevano essere vergini, infatti, a loro non veniva spiegato nulla sul sesso finche non arrivava la notte di nozze e dovevano scoprirlo da sole.

Una volta arrivato il momento di far sposare la propria figlia, i genitori gli offrivano un elenco dei possibili candidati; a differenza di altri paesi europei, nell’Inghilterra Vittoriana la dote non era necessaria, erano più importanti altri fattori come la sua presenza, le conoscenze in società, i suoi modi, tutte cose che potessero agevolare la carriera del marito; dopo tutto, il matrimonio a differenza di come lo concepiamo noi oggi, era un contratto che permetteva alle ragazze di acquisire un’identità sociale in cambio di spianare la strada all’ascesa del marito; l’amore era qualcosa che veniva dopo e se non era cosi, poco importava, i matrimoni più riusciti erano quelli dove la donna meglio si era adattata al marito.

Harrison Fisher 1877 – 1934

Gli uomini e le donne vivevano in sfere separate che solo s’incontravano a collazione, cena e in occasioni speciali. L’uomo doveva andare a lavorare ogni giorno per provvedere alla propria famiglia e se manteneva una certa discrezione, poteva anche avere una o più amanti; mentre la donna, angelo del focolare, stabiliva il suo regno all’interno delle mura domestiche; il suo compito era quello di amare, onorare e ubbidire il marito, occuparsi di gestire la sua casa, allevare i figli e se si trattava di una donna di classe alta, era anche tenuta a organizzare feste, pranzi e cene per contribuire a incrementare il prestigio del marito; questi contatti sociali avevano delle norme molto precise come l’abbigliamento da indossare, la durata e su cosa era conveniente parlare, e per conoscere tutta l’etichetta, era indispensabile avere sempre con sé uno di quei manuali tanto popolari in questo periodo per la perfetta padrona di casa.

1808-1889 painted by Sir Henry Cole….Victorian dinner party

Cosa ben diversa era la situazione nelle case delle donne lavoratrici, dove la donna oltre che lavorare, doveva mantenere la sua famiglia il più pulita, in ordine e al caldo possibile, intere famiglie erano solite vivere nella stessa stanza o più famiglie nella stessa casa e questo grazie agli affitti esorbitanti che consumavano gran parte del loro stipendio.

La condizione della donna iniziò a cambiare intorno al 1848 quando la reggina fondò il Queen’s College in Herley street a Londra con l’obiettivo di insegnare il mestiere di istitutrice alle bambine in modo da dargli un futuro; in seguito, altre scuole aprirono le porte  aumentando le oportunità di educazione femminile e indirettamente, promuovendo lo sviluppo del movimento delle suffragette.

 

Ana Muraca

Bibliografia:

  • “Storia delle donne, l’ottocento”, Georges Duby, Michelle Perrot, Editori Laterza, 2007.
  • https://en.wikipedia.org/wiki/Women_in_the_Victorian_era
  • http://www.fashion-era.com/a_womans_place.htm
  • https://www.bl.uk/romantics-and-victorians/articles/gender-roles-in-the-19th-century