La Maison Babani fu per Parigi quello che Liberty & co fu per Londra, un posto dove le donne occidentali potevano trovare ogni sorta di preziosità orientale, dai mobili agli arredi, dalle stoffe a piccoli oggetti; ma non si limitò solo a questo.

Nel primo decennio del XX secolo Parigi e tutta l’alta società europea subirono il fascino delle culture orientali. Molti couturier si ispirarono ai costumi tradizionali dei paesi esotici, uno su tutti Poiret, ma anche il meno conosciuto Vitaldi Babani.

Trasformazione della donna

Trasformazione della donna

Nel campo della musica e della danza suscitarono grande entusiasmo i Ballets Russes; Diaghilev e i suoi artisti, venuti dalla Russia, offrivano l’immagine di un mondo inesplorato dal fascino irresistibile. Le storie narravano di luoghi esotici, con scenografie create espressamente per stupire il pubblico. Quello che colpiva maggiormente erano le linee dei costumi, fino ad allora estremamente semplici. Leon Baskt creò per i danzatori mirabolanti scenografie e costumi dai colori vivaci; Shéhérazade e L’Uccello Di Fuoco ebbero un successo trionfale, enfatizzato da tutta la stampa Europea.

Anche l’immagine della donna era profondamente cambiata, non più moglie e madre di famiglia, ma una donna dall’allure fatale, con una vita privilegiata che si distaccava notevolmente dalla vita reale. Poiret era all’apice della sua carriera. Le sue odalische, rappresentate nelle tavole di Lepape, conducevano una vita pigra e lussuosa, ed erano spesso acconciate con turbanti e servite da schiavi di colore.

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In questo contesto Vitaldi Babani creò nel 1894 una maison che attirò l’attenzione di tutte le donne aristocratiche. Nato in Medioriente, inizialmente la sua principale attività fu l’importazione di oggetti d’arte, tra cui mobili, statue in bronzo e avorio, tappeti e sete ricamate provenienti da Cina, Giappone e Turchia. Il suo negozio era situato a Parigi in Boulevard Haussmann al numero 98. Per le donne occidentali era molto di moda indossare i Nagajubans (una sottoveste indossata sotto al kimono), come pure le vestaglie in seta.  Dopo un annuncio su Le Figaro-Madame egli divenne il primo rivenditore di abiti Japonaises e il fautore dello stile “Niu Tse”, e successivamente, licenziatario autorizzato di stoffe Liberty & Co e  di tessuti e capi Fortuny; nel suo negozio si potevano infatti trovare i celebri abiti a pieghe Delphos, insieme alle prime creazioni di Vitaldi.

Mariano Fortuny, Delphos, 1907, Foto: http://www.drexel.edu/search/?q=Callot%20Soeurs%201909&t=web&num=10&

Mariano Fortuny, Delphos, 1907, Foto: http://www.drexel.edu/search/?q=Callot%20Soeurs%201909&t=web&num=10&

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Vitaldi Babani, 1919, Met museum

Dal 1920 il figlio Maurice comincia a occuparsi del marchio divenendo anche lui produttore di abiti; la prima creazione  fu una  tunica in velluto con decori in stile nordafricano. La maison Babani aveva laboratori di ricamo a Kyoto e a Istanbul ed era specializzata nel ricamo a punto catenella con filo d’oro, realizzato con la speciale cucitrice Sphinxia. La popolarità della maison raggiunse livelli di crescita enormi quando l’attrice Eleonora Duse ordinò svariati abiti da sera, così come Katherine Hepburn, che scelse un abito in velluto con ricami in oro in occasione delle sue nozze con Ludlow Odgen Smith. Anche il prezioso guardaroba della contessa Greffulhe comprendeva capi Babani, tra cui un mantello da sera in velluto nero ricamato con fili metallici e bottoni in vetro.

Abito indossato da Katharine Hepburn al suo matrimonio nel 1927 con Ludlow Ogden Smith, Foto: https://new.liveauctioneers.com/item/356570

Abito indossato da Katharine Hepburn al suo matrimonio nel 1927 con Ludlow Ogden Smith, Foto: https://new.liveauctioneers.com/item/356570

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Vitaldi Babani, 1926, Met museum

Il marchio era conosciuto anche per i prestigiosi profumi dai suggestivi nomi ispirati all’Oriente: Afghani (1920) Sousouki (1921) Abdulla (1926). La pubblicità fu affidata a Michelle Pichon che con lo slogan “parfums inconnus d’orient and d’extreme orient” incrementava l’aura di mistero attorno a queste fragranze, e nello stesso tempo intrigava il consumatore ad acquistarle. A Parigi spopolavano Ambre De Delhi (1919), Yasmin De Coree e Shogum. Il successo fu cosi’ clamoroso che venne creata una linea corpo che includeva talco, sapone e incensi. Negli Stati Uniti il colosso Elisabeth Arden decise di commercializzare Chypre Egyptien, Mon Ami Elisabeth e Ming (una dolce fragranza alla gardenia).

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“Ambre de Delhi”, anni 20, Foto: http://www.prices4antiques.com/

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“Giardini Babani”, anni 20

Tutte le profumazioni furono confezionate in bottiglie dai motivi orientali e rifinite in oro e nero. E’ del 1920 Ligeia, “ammaliante come la voce delle sirene”. Elisabeth Arden suggeriva di mischiare le fragranze Babani in modo da ottenere “un profumo che nessuno potrà imitare”. Il consiglio era di mescolare Chypre con l’inebriante Sousouki. Negli anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale la situazione della maison Babani  si fece difficile, cosicché la fabbricazione di abiti terminò. Nel 1941 tutta la produzione dei profumi andò scomparendo, con l’eccezione di Ming. Con grande dispiacere dei collezionisti.

 

Francesca Galassini

 

Bibliografia:

Storia Della Moda – XVIII-XXI secolo Enrica Morini, Skira

www.fragrantica.it/news/parfums-babani-una-folata-dal-passato-338.htlm