La storia del costume ci conferma come già  dai tempi antichi l’abito da sposa aveva un’importanza rilevante, poiché rappresentava il potere economico e il prestigio della futura consorte. E sicuramente molto utile e interessante andare a curiosare tra i progenitori dei nostri attuali abiti da sposa per trarne spunti e conoscerne tradizioni e curiosità .L’abito da sposa è una particolare tipologia di abito in uso sin dai tempi più antichi, senza tuttavia quelle caratteristiche specifiche legate alla tradizione, come forma e colore, introdotte solo alla metà  del diciannovesimo secolo. In epoche precedenti il matrimonio non prevedeva schemi vestimentari codificati; l’abito migliore, o comunque il più ricco, costituiva di volta in volta la scelta per l’occasione.

Presso gli antichi egizi donne e uomini godevano di una relativa parità  nel matrimonio; è stata l’unica civiltà  a favorire e permettere i rapporti tra consanguinei. La sposa egizia indossava una tunica di sottile strato di lino finissimo, trasparente, con acconciature o parrucche dai vari ornamenti con bende dorate, fermagli, cerchi d’oro, fiori.

Nell’antica Grecia, le future mogli indossavano la tunica, ricevuta in dono dai genitori, adornata da cordoni che cingevano la vita e fermata da un nodo di Ercole che poteva essere sciolto soltanto dallo sposo. Sulla testa, inoltre, portavano delle coroncine di mirto, il fiore sacro ad Afrodite, dea dell’Amore.

Nell’antica Roma, il giorno del matrimonio la casa veniva addobbata con corone di fiori, di mirto e di alloro. Il matrimonio era visto come una sorta di promozione sociale per passare da una casta all’altra, valido anche per l’uomo. I matrimoni venivano combinati quando gli sposi erano ancora bambini. Le spose indossavano una tunica gialla o bianca stretta in vita da una cintura di lana i cui capi erano annodati in maniera particolare contro il malocchio. Altro accessorio importante era il velo (flammeum) color zafferano, a simboleggiare il fuoco di Vesta, la dea che proteggeva il focolare domestico, e della stessa tinta erano i ricchi calzari ai piedi; successivamente i cristiani, nel terzo o quarto secolo, ne cambiarono il colore facendolo diventare bianco. Sui capelli, pettinati con sei trecce in onore delle vergini vestali, si posava una corona formata da gigli, grano, rosmarino e mirto (simboli di purezza, fertilità , virilità  maschile e lunga vita).

Storia dell'abito da sposa nell'antica Roma

Le longobarde portavano tuniche nere con manti rossi lunghi fino alla caviglia, mentre le ricche bizantine, pur adottando il rosso, avevano vesti suntuose di seta broccata d’oro riccamente decorate con pietre preziose. Questo colore, simbolo della capacità  di procreare, di regalità  e fertilità , rimase il prediletto per tutto il Medioevo, spesso decorato in oro, anche se riservato alle spose più ricche, essendo il tessuto rosso assai costoso.

Nel Medioevo, a partire da X-XI secolo, riconoscendo nel matrimonio l’alto significato, la Chiesa lo trasforma in una cerimonia religiosa, consolidando la sua autorità  su questa istituzione, e bandisce le cerimonie civili. Nonostante ciò, il matrimonio avviene solo per motivi di denaro o d’interesse, un modo per unire patrimoni e terreni. L’abito nuziale non segue regole precise: la sposa indossa il più bello che la famiglia può permettersi; spesso era rosso, a simboleggiare amore ardente, e cucito con stoffe preziose, come velluti, broccati e damaschi. Viene usato anche il bianco, simbolo di purezza e castità , ideale quindi per esaltare il candore delle spose.

Nicolo da Bologna 'Il Matrimonio' 1350

Nel trecento, in Inghilterra, le spose vestivano con ricchi abiti, ma portavano in mano rametti di rosmarino, che simboleggia il ricordo, la fedeltà , e poichè¨ una pianta che è forte e resistente, sebbene cresca lentamente e all’nizio con difficoltà , simboleggia tradizionalmente l’amore femminile. Il primo abito bianco da sposa documentato è quello della principessa Filippa, figlia di Enrico IV d’Inghilterra, che nel matrimonio con Erik di Danimarca nel 1406, indossa una tunica e un mantello di seta bianca bordati di pelliccia di vaio e di ermellino.

Nella Venezia del cinquecento l’abito nuziale era bianco. L’uso dello strascico o coda appare in questo periodo, ed è rimasto uno degli elementi essenziali e classici per la gran parte degli abiti nuziali oggi. Dal modello di abito nuziale che la sposa porta si può desumere a quale classe sociale appartiene: tanto più lo strascico è lungo e decorato tanto più è sintomo di ricchezza e di prestigio sociale. Nei secoli successivi per il matrimonio si adottarono vestiti sempre più ricercati, sfarzosi e ricchissimi di decorazioni, erano il simbolo della ricchezza della famiglia della sposa.

Dal libro di Auguste Racinet, matrimonio della fine del XV secolo

Nel seicento, l’assolutismo reale porta i re a stabilire che bisogna avere un’amante. Chi è fedele alla propria moglie viene considerato uno stupido. Ma durante il secolo, la nuova borghesia nascente comincia a rendersi conto che questo tipo di idee e di costumi è figlia soprattutto della corruzione dei ricchi. In questo secolo, segnato da profonde lacerazioni religiose, le feste diventano più intime. S’investono soldi per il corredo e la dote, e l’abito più bello, quasi sempre usato, viene utilizzato anche dopo il matrimonio.

Rubens, matrimonio di Maria de Medici e il Re Enrico IV 1622-1625

Nel settecento, le spose rappresentavano, con i loro abiti, il gusto rococò. Ornate di trine, pizzi e nastri vestivano preferibilmente in bianco, color latte e delicate tinte pastello: violetto, rosa salmone, azzurro cielo, verde pistacchio, lillà

Abito da sposa della principessa di Holstein Gottorp prima metà del 700

Tra la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento, con l’avvento del gusto neoclassico, si diffuse l’uso del bianco nell’abbigliamento femminile. Nasce lo “Stile Impero” di origine francese, caratterizzato dal bustino a vita alta da cui scende la morbida gonna.

Abito da sposa del 1805-8 conservato al Met

Dopo il periodo napoleonico tornarono di moda le tinte vivaci, ma l’abito da sposa rimase bianco in virtà dei valori che questo colore rappresenta.

La regina Vittoria, nel 1840, lancia un nuovo stile, quello “Vittoriano”: vita stretta , con corpetto aderente e gonna ampia con strascico; inoltre sostituisce un abito candido a quello d’argento fino ad allora usato nei matrimoni regali. Il bianco d’altronde, oltre ad essere simbolo di purezza e candore, dava una nota di eleganza in più all’evento, differenziandosi dai normali colori di uso quotidiano che erano normalmente scuri poiché difficilmente sporcabili.

Regina Vittoria in abito da Sposa

Dall’ultimo quarto del secolo, l’inizio di una stampa periodica dedicata alla moda, contribuisce alla diffusione di modelli disegnati appositamente per il matrimonio, che non si allontanarono tuttavia dalle forme della moda contemporanea. Il colore bianco divenne il più richiesto, tinta già preferita, tra i colori di moda, per le occasioni cerimoniali; come simbolo di purezza, venne introdotto definitivamente nel 1854, anno in cui venne proclamato dalla Chiesa il dogma dell’Immacolata Concezione; per la sua valenza simbolica, non poteva indossarsi per il secondo matrimonio. Considerato da secoli simbolo di candore e purezza, solo nell’Ottocento il bianco è diventato il colore della sposa. I valori che rappresentava infatti, erano richiesti e imposti dalla nuova società  borghese. La famiglia era il nucleo principale della società , di conseguenza il matrimonio era tutt’altro che un fatto privato: la sposa vergine, angelo del focolare e sottomessa al proprio dovere di madre era il fulcro attorno al quale ruotavano l’equilibrio della famiglia e, quindi, la stabilità  sociale. L’abito da sposa, pur rispettando nella fattura il pudore richiesto dall’avvenimento (aveva sempre maniche lunghe ed era accollato), si presentava in linea con l’ultima moda. I modelli erano simili a quelli degli abiti da ballo, e rimanevano fedeli alla linea dell’epoca: bustino stretto e steccato, gonna molto ampia sostenuta dalla crinolina.

Abito da Sposa del 1880 ca, conservato al Met

Tra gli accessori d’obbligo vi erano il velo, guanti di pizzo, la borsetta e il bouquet di fiori d’arancio, simbolo di castità e di fertilità . L’uso del velo e dei fiori risale proprio all’ottocento. Il velo emblema di verginità : il gesto della sposa che lo alza scoprendo il viso rappresenta l’atto di donarsi, pura, al marito. La tradizione vuole che il velo abbia un valore e una funzione simbolica: servirebbe infatti a proteggere il candore della futura sposa, a ripararla dagli spiriti maligni invidiosi. Tale funzione di riparo lo svolge anche nei casi in cui copre entrambi gli sposi davanti all’altare. In passato, quando i matrimoni erano combinati, il velo serviva a nascondere la futura sposa agli occhi del marito fino alla fine del rito quando ormai non si poteva piò ritrattare. Oggi il velo è un bellissimo accessorio dell’abito, che dà  alla sposa un’aria sofisticata, un tocco di romanticismo e di mistero, avvolgendola in una nuvola affascinante che incede lenta ed elegante. In Chiesa svolge anche l’utile funzione di coprire le spalle nel caso di abiti scollati e sbracciati. Solitamente sarà  più corto nella parte anteriore, mentre avrà  una lunga coda posteriormente, che non superi però i tre metri se non nei matrimoni di gran gala, in cui saranno le damigelle a sostenerlo. Negli Stati Uniti è di gran voga il velo corto anche posteriormente, che arriva a coprire le spalle.In epoca romantica anche i fiori avevano significati simbolici, e il bouquet romantico comprendeva, tra gli altri, fiori d’arancio (fertilità ), rose (amore che sospira), gelsomini (amabilità ), fresie (purezza), camelie (fierezza).

Velo da sposa della fine dell'800, conservato al V&A

Il periodo del Romanticismo interpreta il matrimonio come naturale destinazione dell’amore, e al tempo stesso condanna ogni forma d’unione determinata da altri intenti che porterebbe a sofferenze e a lutti. Tutto il secolo si dibatte tra esaltare e glorificare gli amori impossibili ed indicare una buona strada per il matrimonio d’amore.

Abito da Sposa del 1919, conservato al Met

Il Novecento è stato funestato da due tragiche guerre mondiali, che cambiano definitivamente, nel bene e nel male, i rapporti con gli altri e il modo di vivere. Il matrimonio sempre di più è qualcosa che si fa per amore e non per dovere o per interesse, anche se i matrimoni per aumentare il proprio patrimonio non spariscono del tutto.

Negli anni venti del novecento, contrassegnati dall’accorciamento delle gonne, anche l’abito da sposa ha seguito l’andamento generale, distinguendosi solo per lo strascico posteriore; interprete del nuovo stile femminile è senza dubbio Coco Chanel.

Abito da Sposa del 1928, conservato al Met

 

Negli anni trenta, l’abito da sposa, è stato invece di assonanza  con  gli abiti da sera. Il famoso matrimonio della principessa  Marina di Grecia con il duca di Kent (1934) lancia un nuovo look. La sposa indossa un abito a guaina di lamè bianco e argento, con lunghe maniche aderenti e strascico, in testa tiara di diamanti con un velo di tulle lungo oltre tre metri.

Abito da Sposa creato da Charles James nel 1934

Fino agli anni quaranta, gli abiti da sposa hanno seguito l’evolversi delle mode e delle linee,mantenendo invariato solamente l’utilizzo del bianco. Con la seconda guerra mondiale si sente il dovere di rinunciare al matrimonio tradizionale; l’abito da sposa si noleggia o si presta di famiglia in famiglia.

Fotografia di matrimonio del 1941 al V&A

Solo dopo la seconda guerra mondiale torna alla ribalta l’abito di gusto ottocentesco, con il new look di Christian Dior. Dior ha rinnovato l’immagine femminile proponendo abiti con il corpino stretto e la gonna a ruota molto ampia, capi eleganti che rappresentavano la rinascita dopo il periodo buio della guerra, ed ecco che l’abito da sposa diventa romantico e sontuoso.

Pubblicità abito da Sposa di Christian Dior

Nel 1956 Grace Kelly sposa il principe Ranieri di Monaco: l’abito dell’attrice è confezionato con 25 metri di raso di seta, 25 di taffetà , cento metri di tulle e trecento metri di pizzo antico.

Matrimonio di Grace Kelly e Ranieri di Monaco nel 1956

In seguito la linea ottocentesca non è mai stata del tutto abbandonata, benché il susseguirsi delle mode e i cambiamenti intervenuti nella società  abbiano spesso indotto le donne a rifiutare l’idea romantica del matrimonio, e le spose hanno affermato la propria modernità  indossando abiti meno formali: corti negli anni sessanta, hippy negli anni settanta, aggressivi negli anni ottanta, fino ad arrivare all’uso dei pantaloni.

Fotografia dei due matrimoni di Audrey Hepburn, a sinistra, quello del 1954, a destra, quello del 1969

Negli anni novanta e l’inizio del duemila, l’abito da sposa ha raggiunto il suo equilibrio. Ha rinunciato all’eccentrico, ha trovato una sintesi tra lo stile ottocentesco e il gusto moderno per la semplicità , punta sulla raffinatezza e l’eleganza. Non desta più stupore la sposa in corto, in pantaloni o in tailleur, ma si tratta di eccezioni: l’abito lungo, bianco o comunque chiaro e luminoso, femminile e seducente continua a essere l’immagine di un sogno.

A paragone gli abiti da sposa di Diana Spencer 1981 (a sinistra) e Kate Middleton 2011 (a destra)

Daniela Aquila