La storia delle parrucche risale all’antico Egitto, dove erano usate nell’ambiente di corte come segno di potere; sia uomini che donne delle classi superiori, radevano la loro testa e indossavano parrucche realizzate con capelli umani o fibra di palma. Questa consuetudine passò poi agli antichi greci e romani.

Come tante altre cose, le parrucche furono dimenticate durante il medioevo per essere riprese intorno al 1624, quando re Luigi XIII in preda al panico per la sua prematura calvizie, decise di farsi fare una bella e pesante parrucca di ondulate ciocche nere; siccome il suo problema era anche quello di tanti uomini, l’uso della parrucca divenne presto di moda sulle classi più benestanti e quando il re morì nel 1643, le parrucche ormai erano arrivate a tutti i nobili europei.

Ritratto del Re Luigi XIII, realizzato da Philippe de Champaigne

Ritratto del Re Luigi XIII, realizzato da Philippe de Champaigne

Molto probabilmente questa calvizie generalizzata non si doveva per intero al processo generale d’invecchiamento, anche perché all’epoca l’aspettativa di vita era molto inferiore a quella odierna e quindi la gente moriva abbastanza giovane come per aver iniziato a perdere i capelli.  Alla base della calvizia c’era per gli uomini spesso la sifilide; già nel 1580 c’era stata una grande epidemia che colpi tutta l’Europa.  Tale malattia non era mortale, ma poteva lasciare un uomo ceco, demente, con brute ferite aperte e calvo.  Se pensiamo che all’epoca la moda, sia per gli uomini che per le donne, era quella di portare dei lunghi e folti capelli come segno di buona salute e di benessere, diventare calvo era sicuramente motivo di grande imbarazzo.

Sono anche molto note le parrucche indossate da Elisabetta I di colore rosso, sembra che dopo aver contratto il vaiolo i suoi capelli iniziarono a cadere costringendola ad attingere a tale stratagemma.

Ritratto di Elisabetta I d' Inghilterra

Ritratto di Elisabetta I d’ Inghilterra

Neanche Luigi XIV si salvo di queste malattie che rendevano uomini e donne calvi; durante la sua giovinezza, Luigi fece sparire tutte le parrucche a corte per poter mostrare la sua naturale capigliatura un voluminose ciocche che scendevano sulle spalle; ma quando vide i suoi capelli indebolirsi e diventare fini (sempre grazie a qualche malattia), non solo iniziò a usare le parrucche ma le impose alla sua corte, ed essendo la Francia, la capitale del buon gusto e della moda, anche le altre corti europee la imitarono.

Luigi XIV

Luigi XIV

Da allora le parrucche divennero sempre più ricercate, passarono da essere un rimedio per camuffare  la calvizie, a essere un oggetto di classe, sfarzoso e molto costoso; ma non fu solo questo a rendere le parrucche tanto popolari, in realtà era un oggetto molto pratico, soprattutto contro i pidocchi, abitanti regolari nelle teste di poveri e ricchi; agli uomini bastò radersi la testa per far aderire meglio la parrucca che una volta infestata di pidocchi veniva messa in acqua bollente.

Nonostante l’aspetto pratico, le parrucche erano difficili da mantenere, bisognava impomatarle e impolverarla anche più volte al giorno; il che voleva dire che chi indossava una parrucca doveva avere abbastanza tempo libero da spenderlo nel proprio aspetto e anche molto denaro per poter pagare un parrucchiere, valletto o cameriera che si prendesse cura delle sue parrucche.

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Foto dal sito: http://blog.raucousroyals.com

Il procedimento avveniva in un luogo apposito: prima di tutto, la parrucca era impomatata con una pomata generalmente fatta di grasso animale (pecora, maiale, montone, ecc) e spezie come l’olio di palissandro, arancia, bergamotto e foglie di alloro che la rendevano gradevole all’olfatto, ma che dopo qualche giorno se non veniva rimossa la pomata e messa fresca di nuovo, iniziava a inacidirsi richiamando i topi e altri insetti.

Il passo successivo era impolverare la parrucca, per farlo, l’acconciatore metteva una cappa sopra gli abiti del suo cliente per proteggerli e una maschera di carta a forma di cono sul suo viso; poi spruzzava la polvere con un soffietto.

Foto dal sito: http://blog.raucousroyals.com

Foto dal sito: http://blog.raucousroyals.com

La polvere più economica era realizzata con farina, gesso o argilla secca alla quale veniva aggiunta una fragranza (fiori di arancia, petali di rosa, gelsomino o lavanda), ma quella più pregiata era fatta con violetta profumata con polvere di radici di iris  o con una combinazione di farina di  zibetto, muschio e cipresso.

Questo connubio di grasso e farina produceva dei rigidi ricci che si mantenevano perfettamente.  Le polveri più popolari erano sicuramente quelle bianche o grigie, ma c’erano anche quelle nere, marroni e bionde e per le più modaiole, ovviamente è inclusa Maria Antonietta,  quelle rosa, celeste o lilla.

Ogni mattina, l’addetto alla parrucca doveva rimuovere la pomata e la polvere ormai sporca del giorno precedente, prima di metterli di nuovo, questo processo durava almeno un ora, ma non sempre veniva realizzato, molti non potevano o non volevano sostenere tale spessa giornaliera e si limitavano a tenere sempre alla mano dei gratta testa rimandando il può possibile la prossima visita al acconciatore.

graittors christies paris april 2006

Gratta capi battuti all’asta da Cristies nel 2006

 Le parrucche erano realizzate da capelli umani, ma anche di crine di cavallo, di peli di mucca, di capra e persino di pecora nelle varianti più economiche.  Per chi aveva dei bei capelli e per chi non se lo poteva permettere, si usava anche acconciare e sistemare i propri capelli come fosse una parrucca.

I folti riccioli delle parrucche erano fatti avvolgendo ciocche di capelli intorno a una sorta di bigodini di argilla che a loro volta erano avvolti nella carta bagnata; successivamente la parrucca era messa in forno a bassissima temperatura fin quando i capelli asciugandosi non prendevano la forma giusta.  Se la parrucca di una persona si bagnava e perdeva un po’ la forma, essa era mandata nuovamente dal produttore per ripetere tale operazione. Esistevano diversi tipi di bigodini, quelli grandi, per i riccioli sciolti e quelli piccoli per i ricci più stretti, in particolare quelle intorno al viso.

Bilboquet, 18thC, Clay wig curlers (male) Snowshill Manor © National Trust / Richard Blakey

Bilboquet, 18thC, Clay wig curlers (male) Snowshill Manor © National Trust / Richard Blakey

Gentleman in undress having his hair dressed while eating breakfast. Gennaro Basile, c.1750

Gentleman in undress having his hair dressed while eating breakfast. Gennaro Basile, c.1750  foto da Wikimedia Foundation

La Parrucca e i suoi segretti 2°parte

10 dati curiosi sulla storia delle parrucche