In un’epoca in cui la Rivoluzione Industriale aveva portato un maggior benessere e dove la gente iniziava a guadagnare di più, imitazioni di perle o perle vere cominciarono a essere portate da sempre più donne, ne è un esempio la gioielleria Art Nouveau  (fine 800 inizio 900); le perle ben si intonavano ai suoi colori pallidi e alle sue forme organiche; esse comparvero come grappoli in spille e orecchini, ma anche su collane e girocolli, abbinati spesso a pietre e a gemme di minor valore.

 A inizi del nuovo secolo, quando le perle raggiunsero nel mercato europeo e americano prezzi altissimi, il gioielliere giapponese Kokichi Mikimoto inizio la sua sperimentazione per trovare il metodo adatto a produrre perle coltivate; egli si rese conto che le ostriche perlifere, se inseminate artificialmente, potevano produrre un gran numero di perle perfettamente tonde e nel 1916, inizio la produzione di perle coltivate, trasformando lentamente il mercato.

In questo periodo, l’accessorio più alla moda era la bayadére, composta di diversi fili di piccole perle decorati con un pendaglio, ma dal 1910, arriva la moda dei sautoirs che erano delle collane di perle lunghissime, nate in corrispondenza dell’allungamento della silhouette femminile, che negli anni venti arrivarono a misurare più di 60 centimetri. 

Art Deco Sautoir

 A rifornire il mercato europeo delle perle era soprattutto il Bahrein nel Golfo Persico con le sue perle bianche, mentre quelle nere provenivano da Tahiti e Panama; in Europa il centro per eccellenza delle perle fu Parigi dal 1910 al 1930, ma dopo lo divenne Londra, anche se con un giro d’affari molto inferiore.

Negli anni venti, grazie all’apparizione sul mercato delle perle coltivate, esse divennero rapidamente la caratteristica dei gioielli di questo decennio, ogni donna ne possedeva almeno un filo di perle che metteva sia di giorno, sia di sera e se poteva permetterselo, le abbinava ad altre pietre preziose. Oltre ai sautoirs, erano molto usati i lunghi orecchini che finivano con una perla a goccia, i fili di perle girati più volte intorno al polso, e gli abiti da sera con perle ricamate come quelli proposti da Poiret. Gli anni venti però, segnarono anche la fine del trionfo delle perle naturali: le perle coltivate iniziano ad avere un grande favore sia in Europa sia in America e la crisi del 29 fece crollare i prezzi, distruggendo il mercato.

Donne del 1920

 Negli anni trenta, le perle continuano a essere indossate dalle stelle di Hollywood, ma saranno spesso quelle coltivate e non più in lunghi sautoirs, ma in corte collane girate più volte intorno al collo.  Anche le imitazioni delle perle hanno grande successo, realizzate con le nuove materie plastiche come la bachelite o il vetro.  Da questo momento in poi, le perle naturali saranno appannaggio soltanto dell’alta gioielleria.

Bette Davis

Durante la seconda Guerra Mondiale, le donne fecero ricorso ai bijoux, che grazie alle nuove materie plastiche e all’avanzare della tecnica, riuscivano ad ottenere ottimi risultati nell’imitazione dei veri gioielli.  Alla fine della guerra, con il ritorno di una silhouette molto femminile con la vita stretta e le spalle smusate del New Look di Dior, riportò alla ribalta anche le perle, quelle naturali e quelle coltivate che riacquistano valore; esse divennero l’ornamento indispensabile della donna alla moda usate soprattutto come collane formate da due o tre fili di perle in gradazione di diametro, orecchini e anelli. I più begli esempi di gioielli realizzati con le perle sono quelli delle attrici di questo periodo come Grace Kelly, Marilyn Monroe e Audrey Hepburn.

Audrey Hepburn in Collazione da Tiffany

 Negli anni sessanta e settanta, ci fu una grande predilezioni per i bijoux di plastica, pezzi molto colorati e appariscenti che però non avevano alcun valore, relegando gemme e pietre preziose come i diamanti e le perle.  Fu solo negli anni ottanta, quando la donna in carriera diventa il prototipo, che si vide un ritorno, anche se di portata molto minore, delle perle; un semplice girocollo di perle divenne simbolo di classe, eleganza e femminilità.  Da allora, le perle sono identificate con la tradizione, quelle vere, continuano ad appartenere alla sfera dell’alta gioielleria e quindi, appannaggio delle classi benestanti.

Principessa Diana

La storia delle perle è ricca di alti e bassi, è stata spesso amata, ma anche dimenticata; essa è stata capace di suscitare follie come quella della scommessa tra Cleopatra e Marco Antonio che finì con una perla sciolta nell’aceto; o nei suoi tempi migliori servire come merci di scambio, come quando nel 1907 Pierre Cartier ottenne il grande palazzo neorinascimentale a sei piani nella 5th avenue di New York, in cambio di due fili di perle. L’unica cosa che è rimasta immutata nel tempo è il suo significato di purezza e femminilità.

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Ana Muraca

Bibliografia:

“The Book of the Pearl: Its History, Art, Science and Industry”, George Frederick Kunz, Charles Hugh Stevenson, Courier Dover Publications, 1908.

 “Cartier”, Hans Nadelhoffer, Federico Motta Editore, Milano 2007.

Siti:

Una Rosa d’Oro: http://www.unarosadoro.com/leperle.html

 V is for Vintage: http://visforvintage.net/2013/06/07/history-of-pearls/