Dopo ben quasi quattro secoli di paura nei confronti dell’acqua perche considerata promotrice di malattie e infezioni, a metà  del XVIII secolo, si inizia a percepire l’aria di cambiamento; ricordiamo d’altronde che il 700 fu il secolo dei lumi, e le diverse investigazioni e innovazioni nell’ambito medico, portarono alla riscoperta degli effetti benefici dell’acqua, la quale pian piano venne demistificata.

Numerosi manuali e trattati sulle malattie, promulgavano i diversi pregi dei bagni fatti in acqua fredda e che secondo le indagini dell’epoca, erano in grado di guarire tutta una serie di malattie tra le quali la lebbra e la cecità .

Un best seller dell’epoca intitolato “Dissertazione nell’uso di acqua di mare nella cura di malattie ghiandolari” scritto dal dottore Richard Russell, descriveva diversi problemi ghiandolari trattati e guariti con l’acqua del mare.  Per capire l’importanza di questo testo, bisogna sapere che per diversi secoli, il mare era stato visto come qualcosa di spaventoso, di misterioso, e un libro del genere insieme ad altre scritti, apri la strada ad una riappacificazione tra esso e l’uomo, che non lo vede più come un qualcosa di sublime ma come un qualcosa da scoprire. Questa nuova concezione pero, girava soltanto tra la classe media e alta, i poveri continuavano ad essere sporchi quanto prima.

Friedrich, Viandante sul mare di nebbia

Lentamente l’uso del bagno per motivi terapeutici iniziò a spandere i suoi orizzonti fino ad arrivare a essere descritto come un abitudine igienica indispensabile e da adottare per tutta la vita; cosi iniziò la corsa all’invenzione e creazione di vasche da bagno, docce e bidet, tutti rigorosamente portatili giacché all’epoca non esistevano ancora le tubazioni e i sistemi idraulici necessari e non necessitavano di un posto fisso e quindi era comune trovarli anche nella stanza da letto.

Un dato curioso in merito lo riscontriamo alla corte di Luigi XVI dove Maria Antonietta, che secondo la cronaca, abitualmente faceva il bagno ogni giorno, aveva nella sua stanza da bagno, ben due vasche, una per lavarsi e l’altra per sciacquarsi, seguendo il principio orientale secondo il quale non ci si può lavare con la propria acqua sporca.

1.Robe alla Française 1780ca, 2.Elisabeth-Louise Vigée-Le Brun, Maria Antonietta 1783, 3.François Gérard, Madame Récamier 1805

Per un breve periodo, i rivoluzionari e virtuosi si identificarono con l’essere sporchi, ma questo non durò a lungo, e nei tempi della rivoluzione francese, la pulizia e l’aspetto naturale, ebbe la meglio sul regime della corona visto come frivolo e artificioso.  Questo ebbe un grande riflesso nella moda dell’epoca, dove si passa da ingombranti abiti e impalcature che ben riuscivano a coprire la sporcizia, a abiti in mussola e chintz, spesso bianchi, che la evidenziavano, fino ad arrivare all’abito impero con i suoi colori chiari, le maniche corte e le stoffe leggere, che mettevano ancor di più in evidenza lo sporco. La pulizia divenne una caratteristica essenziale della donna.

Immergersi nella vasca piena d’acqua cristallina faceva un effetto strano, giacché per molto tempo uomini ma soprattutto donne, avevano evitato a tutti i costi di vedere il proprio corpo nudo; a tale riguardo, i manuali dell’epoca, suggerivano di intorpidire l’acqua con pasta di mandorle, crusca o farina o in alternativa, di indossare un accappatoio o in mancanza di esso, la stessa biancheria intima.

Caricatura di Brummel regalatagli da Robert Dighton nel 1805 (Wikipedia)

Un personaggio del quale non possiamo prescindere se parliamo dell’igiene nel 700 è Beau Brummell, il primo dandy, colui che ha osato essere pulito in un mondo di sporchi, rendendo la pulizia e la cura del proprio corpo e aspetto, uno status symbol e un sinonimo di eleganza e sofisticazione. Ai suoi tempi, (stiamo parlando della fine del XVIII secolo), gli uomini, anche i più ricchi, vestivano capi ancora molto femminili, dei colori sgargianti e tessuti vistosi carichi di passamanerie; Brummell, in contro corrente, usava un sobrio frac blu, pantaloni color crema, una camicia bianca, una cravatta, e un paio di stivali neri, dove il lusso e la classe, non si riflettevano nei colori, nei tessuti o nei decori, ma piuttosto in un taglio impeccabile, in una sapiente combinazione di elementi dove nulla era lasciato al caso e ovviamente, nella pulizia, perche questo stile fu identificato pienamente con l’eleganza e fu ambito dai più potenti e ricchi uomini dell’epoca; e cosi come abbiamo visto nel costume femminile un’evoluzione di forme che mettevano in evidenzia lo sporco, questo avvenne anche in ambito maschile, tramite soprattutto una camicia bianca ben lasciata in vista, la cravatta e la semplicità  delle forme che no nascondevano le imperfezioni tanto meno lo sporco.

Nell’800, si moltiplicarono gli scritti, le ricerche e conferenze sull’igiene, si parlava della teoria miasmatica, secondo la quale le malattie si diffondono attraverso i cattivi odori, l’aria soffocante e le materie in decomposizione e quindi la migliore prevenzione e cura era la pulizia, non solo del corpo, ma anche degli ambienti; inoltre si diceva che la sporcizia chiudeva i pori, non lasciando uscire l’anidride carbonica e provocando conseguenze disastrose comprovate tramite diversi sperimenti con animali, per evitarle, si suggeriva che regolare pulizia dei pori con acqua tiepida era fondamentale per mantenersi in salute.

Tutte queste nuove idee, insieme alla diffusione di diverse malattie infettive come il tifo, e il colera, portarono alla consapevolezza del grosso rischio che rappresentavano le città , sporche e insalubri, resse ancora più misere dall’agglomerazione di gente dovuta dalla rivoluzione industriale, e alle persistente diffidenza delle classi inferiori nei confronti dell’acqua. Questa nuova coscienza, portò alla realizzazione di diverse opere pubbliche, tra le quali bagni per i poveri, si crearono fosse biologiche e sistemi di scarico delle acque reflue, oltre all’educazione cittadina per quanto riguarda la pulizia.

Ana Muraca

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Storia del bagno, i bagni Romani, 1° parte

Storia del bagni, il Medioevo 2° parte

Storia del bagno, dal Rinascimento alla prima metà del settecento 3°parte

Storia del bagno, dall’800 fino ai nostri giorni 5° parte

Bibliografia:

– Katherine Ashenburg, “The Dirt on Clean: An Unsanitized History”, Knopf,  2007, Canada.

– Lawrence Wright, “Civiltà  in bagno”, Garzanti, 1961, Italia.

– Cristina Giorgetti , “Manuale di Storia del Costume e della Moda”, Cantini, 1992, Firenze.