Costantino, nel V secolo d.C, aveva iniziato un processo di integrazione della chiesa all’interno dell’impero romano e quando, tra la fine del IV inizio del V secolo, la decadenza aveva iniziato a invadere ogni singolo aspetto della vita dell’impero, l’unica salvezza possibile diventava quella dell’anima e fu proprio li dove il Cristianesimo iniziò ad avere ogni volta più potere e più fedeli; queste due condizioni ovvero la caduta dell’impero romano di occidente e il Cristianesimo, portarono a una profonda trasformazione nella concezione del profumo che a differenza di quello che normalmente si crede, non comportò un declino, ma un cambiamento nel modo di concepirlo.

Il cristianesimo condannava l’uso sfarzoso e profano del profumo promovendo e perpetuando invece la sua funzione sacra, curativa e apotropaica; infatti associato alla resurrezione e alla vita, esso diventava un simbolo del cristianesimo che non poteva neanche lontanamente essere accumunato a pratiche pagane come quelle dei popoli antichi.

Adorazione dei Magi Bibbia del monastero di Saint Bertin, Francia, 1200 ca, Biblioteca Nazionale dei Paesi Bassi

Nei riti religiosi, l’incenso occupava il primo posto, venivano realizzati fumigazioni per predisporre lo spirito all’incontro con Dio in segno di venerazione e di preghiera.  Nella vita quotidiana le essenze e le acque profumate erano utilizzati sia per i bagni (soprattutto l’acqua di rose), sia per prevenire e curare malattie comuni come il mal di testa o di denti, l’asma, il mal d’amore e per difendersi dagli attacchi maligni come il mal occhio, le possessioni e quant’altro.  Pozioni, unguenti, suffumigi di erbe magiche erano molto diffusi nella pratica esorcistica.

Una volta arrivata la peste, furono unguenti, aspersioni, fumigazioni, acque e profumi l’unica strategia per lottare contro il contagio; la gente per evitare di respirare l’area malsana, aveva sempre a portata di mano un fazzoletto con delle sostanze aromatiche e nelle case si usava bruciare alloro, rosmarino, incenso o mirra per purificare l’ambiente.

Un ponte tra oriente e occidente si apre con la conquista islamica della penisola iberica nel 711, che portò con se l’introduzione di nuovi fiori e spezie giacché gli arabi detenevano il monopolio del commercio degli aromi; più tardi, quel ponte fu rafforzato dalle crociate (1096-1291) che non solo ampliarono il mercato dei profumi ma che portarono con se lo sviluppo fin ora raggiunto da questo popolo medio orientale.

De materia medica di Dioscurides 1229, Mesopotamia

Gli arabi, noti per il godimento di piaceri sensuali come il profumo, incoraggiati dal Corano a godere delle gioie della vita, avevano costruito la sua quotidianità  contornata da fragranze: bruciavano diversi profumi per purificare l’aria e allontanare il male, utilizzavano l’acqua di rose per profumare le stanze della casa, impregnavano le pareti con resine odorose e utilizzavano alcuni profumi per aromatizzare cibi e bevande proprio come facevano i romani.

Saranno loro che a partire dal VIII secolo si cimentarono nella traduzione dei testi appartenenti ai popoli conquistati, tra i quali quelli ellenistici, persiani, romani e bizantini; questi documenti sono alla base delle ricerche e degli sviluppi che li portarono a essere all’avanguardia nella scienze mediche, farmaceutiche e chimiche.

Per quanto riguarda la profumeria, il processo di distillazione viene perfezionato nel X secolo e grazie ad un semplice alambicco, si riusciva a ricavare l’olio essenziale e dell’acqua profumata; questo processo fu portato in Europa dove le scuole di Salerno, Toledo e Montpellier aggiunsero la componente alcoolica consentendo la distillazione di un numero enorme di piante allargando notevolmente la gamma e la varietà  dei profumi, rivoluzionando cosi la profumeria.

Alambicco

Uno dei primi profumi a base alcoolica fu l’acqua della Regina d’Ungheria (1370 ca) che secondo il suo stesso racconto, gli fu donata da un vecchio eremita come rimedio contro la gotta e i reumatismi causati dell’età ; lei ne prendeva un sorso ogni mattina, lo aggiungeva a cibi e bevande e infine si lavava il viso e la parte del corpo addolorante con esso, dopo un anno di trattamento,  il risultato raggiunto aveva del miracoloso, quest’acqua a base di rosmarino non solo la aveva guarita dai suoi mali ma gli aveva donato una seconda giovinezza e la storia si tramutò in leggenda, per secoli l’acqua della regina divenne la cura indicata per la gotta e per diverse affezioni della pelle.

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In copertina una immagine del Taccuino Sanitatis del XIV secolo (Wikipedia)