Dopo la nostra recensione sul linguaggio segreto del profumo, vi proponiamo una serie di articoli sulla storia del profumo, questo sconosciuto che è capace di inebriare perfino la nostra anima.

La storia del profumo è antica quasi quanto l’uomo stesso.  Essa ebbe inizio con la scoperta del fuoco, l’uomo primitivo si rese conto che alcuni tipi di legno al bruciare, sprigionavano un odore particolarmente gradevole che attraverso il fumo raggiungeva il cielo, per ciò questa pratica fu vista come qualcosa di magico che gli permetteva di comunicare con gli dei, questo spiega il perchè l’origine della parola profumo, deriva dal latino per = attraverso e fumum= fumo, ovvero “attraverso il fummo” .

Inizialmente i profumi rilasciati dalle diverse sostanze aromatiche, venivano utilizzati per i riti religiosi, erano una maniera di inviare messaggi al cielo e di propiziare la comunicazione con  gli dei.  Questa pratica è ancora oggi in vigore, se pensiamo alle volte che abbiamo accesso un po d’incenso prima di una preghiera o di una meditazione.

La fabbricazione dei profumi nell’antichità  si basava sulla combinazione di aromi vegetali con diversi oli come quello di oliva, noci, mandorle e sesamo in quanto il loro obbiettivo principale era quello di proteggere la pelle dal sole.  Per ottenere le pregiate essenze, si utilizzavano prevalentemente due tecniche, quella della macerazione delle essenze odorose in grassi animali o vegetali per la preparazione di olii, unguenti e balsami; e quella dell’enfleurageche consisteva nella estrazione a freddo tramite grassi animali e poi di un solvente degli olii essenziali di fiori delicati come la tuberosa, la gardenia e la rosa; si conosceva una terza tecnica come vedremmo, che era quella della distillazione ma non fu molto diffusa in occidente, tanto che ne i greci ne i romani la conoscevano; il segreto della tecnica fu rubato agli arabi che nel frattempo lo avevano perfezionato e arrivo in occidente con le crociate.

Le prime testimonianze dell’uso del profumo risalgono all’antico Egitto sin dalla fine del IV millennio a.C diffondendosi poi in tutto il Mediterraneo. Per gli egiziani, le fragranze erano l’emanazione del sudore divino, in grado di purificare mente e corpo, per ciò fecero largo uso di esse, dall’imbalsamazione dei defunti, fino alle pratiche di seduzione, tanto è vero che le donne si spalmavano balsami e oli profumati sul corpo e pomate aromatiche sui capelli.

Il profumo più usato da faraoni e regine era il kyphi, un insieme di più di 50 ingredienti tra cui mirra, incenso, pistacchio, menta e cannella e che secondo Plutarco, aveva delle proprietà  rilassanti che favorivano il sonno.

Sembra che la prima vera e propria fabbrica di profumo del Mediterraneo fosse a Pyrgos in Cipro e che risalga al XX secolo a.C, questa fabbrica riscoperta nel 1997, si dedicava dalla produzione di olio d’oliva per il settore cosmetico, quello medico farmaceutico e infine quello tessile.  Alcune delle essenze fabbricate erano il mirto, la lavanda, il rosmarino, il coriandolo e la camomilla. Tra i vari reperti, di particolare interesse un apparato distillatorio composto da quattro vasi in terracotta, il primo esemplare di alambicco rinvenuto fino a noi e che ci testimonia la tecnica della distillazione 2000 anni prima di Cristo.

I Greci, fecero largo uso di oli profumati i quali credevano avessero un’origine divina, per ciò avevano non solo un utilizzo cosmetico e igienico (li usavano per pulire il proprio corpo, camuffare i cattivi odori, fare massaggi, cospargere gli atleti, ecc) ma anche religioso, con fumigazioni e unzioni ad ogni fase importante della loro vita e ritenevano che ogni qual volta che una divinità  veniva in visita dagli umani, lasciava una soave scia di profumo.

Tra i profumi più usati nell’antica Grecia si trovano: il megallus con mirra, cinnamomo e diverse resine, il susinon a base di rosa, mirra e cannella, e il kipros, a base di menta e bergamotto, esportati in tutto il Mediterraneo. Il mondo del profumo fu profondamente cambiato grazie alle conquiste di Alessandro Magno (dal 330 a.C circa) che portarono in Grecia aromi come il sandalo, la noce moscata, il benzoino e il costus; la diffusione di profumi animali come l’ambra grigia, il castoreo, il muschio e lo zibetto e alcune ricette di profumi orientali.  Questo arricchimento del repertorio profumiero, portò ad un uso sempre maggiore dei profumi che divennero indispensabili nei riti sacrificali e funerari, nelle medicazioni e nel godimento dei piaceri nella vita sociale ed erotica. Il profumo esce dalla sfera strettamente religiosa per arrivare alle classi agiate che lo vedevano come un mezzo per trasfigurare la corporeità  cancellando il loro lato animale e avvicinarsi alla divinità .

Nell’antichità  diversi sono i pensatori e filosofi che hanno parlato a favore e a sfavore dei profumi, per esempio Platone e Aristotele credevano che fosse un elemento contrario alla virtà, perché lo consideravano un piacere superfluo che esaltava l’erotismo; mentre Teofrasto (allievo di Aristotele) va oltre scrivendo il primo vero manuale di profumeria il “trattato sugli odori” con ricette, consigli e annotazioni molto utili per capire come venivano create i profumi all’epoca.  Egli ci riferisce che l’estrazione delle essenze avveniva a seconda della materia prima, tramite la bollitura in acqua o la macerazione in olio freddo o caldo e che per fissare l’aroma veniva utilizzato il sale.

Bagno di Caracalla di Alma Tadema

Dai greci, i romani presero l’arte del profumo e lo fecero raggiungere la sua massima espressione; inizialmente ci fu una grande resistenza giacché esso era considerato simbolo della degradazione dei costumi dei greci, ma in seguito divento simbolo di raffinatezza e posizione sociale.

Il profumo era utilizzato nei riti funebri; si credeva che garantendo un odore gradevole al corpo del defunto tramite sostanze odorose, si evitava la decomposizione della carne e quindi anche la mortalità .

I romani, abituati alle terme, usavano oli profumati per massaggi e frizioni durante e dopo i bagni quotidiani, profumavano anche la testa, i capelli, gli indumenti e perfino la biancheria.

I famosi banchetti romani erano la miglior occasione per sfoggiare le più costose e meravigliose sostanze profumate, che venivano cosparse negli ambienti, c’erano degli schiavi il cui compito era quello di bagnare i piedi degli invitati con oli profumati e si racconta che nella Domus Aurea, Nerone aveva fatto costruire un ingegnoso meccanismo che faceva ruotare i tasselli d’avorio del soffitto in modo da poter spargere sui commensali petali di rosa e oli profumati. La loro passione per il profumo arrivò al punto di aromatizzare cibi e bevande, cospargere le pareti delle dimore e addirittura gli animali.

Tra i profumi più usati presso i romani c’era il Rhodium derivato dai petali di rosa, l’Illirium ottenuto con i gigli di Pompei, il Mirtumlaurum, una combinazione di lauro e mirto e lo Iasminum a base di gelsomino che ci confermano la predilezione nell’antichità di aromi intensi e dolciastri.  Come per l’antica Grecia, i profumi a Roma erano uno status simbol e per ciò potevano raggiungere dei prezzi esorbitanti provocando lo sviluppo della contraffazione con materie prime di qualità  nettamente inferiore e la disapprovazione di buona parte della popolazione tra i quali Plinio il Vecchio (la seconda più grande fonte per quanto riguardano i profumi nell’antichità ), che nel suo XII libro della Naturalis Historia, dedica una parte al profumo e dove scrive:

“…I profumi servono ad uno scopo fra i più superflui di tutte le forme di lusso.  Infatti perle e gioielli passano all’erede di colui che li indossa, e gli abiti durano per qualche tempo, ma gli unguenti perdono subito il loro profumo e muoiono dopo un ora che sono stati usati.  Il loro massimo pregio è che quando una donna passa, col suo profumo, può attrarre l’attenzione anche di persone occupate in qualcos’altro e il loro costo e di più di 400 denari per libbra. Tutto quel denaro è pagato per un piacere goduto da qualcun altro poiché una persona che porta profumi, non li odora da se”.

Con la caduta dell’impero romano, l’arte del profumo nel mondo occidentale ebbe una grande trasformazione.

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In copertina: “The perfume maker” di Ernst Rodolph.